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Commenti al blog

  1. L'avatar di Denni
    lo soooooooo è una cosa fantastica faticavo a crederci anche iooo...cavoloooo!!!! thanks per aver messo un pò di queste chicche! Ehi vai tu al concerto ad aprile a MIlano? io dovevo andarci con mia mamma ma poi sono rimasta fregata con i biglietti..li ho trovati soltanto da un ragazzo che li vende ma ad un prezzo assurdo!
  2. L'avatar di Denni
    stupendo!!! gilmouuuuuuuur !!!!
  3. L'avatar di nicole
    Altro
    Tra i numerosi esempi di mancanza di solidarietà femminile appartiene anche se non è esclusivamente femminile, l’inutile competitività. Mio marito mi ADORA più del tuo, io raggiungo sempre sette orgasmi in sette minuti, la mia casa è perfettamente pulita ANCHE DIETRO I TERMOSIFONI…. E allora!. CHI SE NE IMPORTA?
    Non è raro neanche l’odio aperto verso i famigliari più stretti. Quando qualcuno mi dice che sono uguale a mia madre, vorrei UCCIDERMI, è la frase tipica di una donna su due che conosco. L’inimicizia e gli scontri etnico – territoriali tra suocera e nuora sono diventati leggendari. La rivalità tra sorelle è visibile già dalla più tenera età.
    Tutti conosciamo almeno una donna che cambia drasticamente il suo comportamento appena le si avvicina un qualsiasi insignificante, scialbo membro del sesso maschile. Tutti conosciamo donne ambiziose e di successo che vengono definite bastarde dalle altre donne, ma che in privato sono sicuro infelici e non sembra strano che nessuno le voglia, mentre per un uomo di questo tipo esiste solo un aggettivo: Affascinante.
    Di sicuro avrete sentito anche quelle egoiste al cubo che dicono: Non mi interessa niente dell’emancipazione femminile! Io ho combattuto per i MIEI diritti! Il femminismo oggi è inutile perché ogni donna può avere gli stessi diritti e la libertà per cui ha combattuto! Sono insensibile al fatto che se qualcuno deve combattere per i diritti e la libertà vuol dire che per definizione NON HA questi diritti e questa libertà. Può darsi che pensino che libertà e diritti umani si devono meritare. Chissà!
    Ci sono anche donne che ripetono come pappagalle le storielle che i maschi raccontano sulle donne, che sono tremende nei rapporti, che si lamentano di continuo, sono possessive e ossessive, invece di cercare di essere più tolleranti. Se chiedete loro quanti rapporti hanno avuto con delle donne per poter raccontare con tanta sicurezza cose del genere vi diranno di non aver avuto nessun rapporto con le donne, però l’hanno raccontato gli uomini. E quando lo dice un UOMO … allora è LEGGE.
    Però, mentre tutti questi esempi sono brutti, ma in ogni innocui, la non solidarietà tra le donne a volte va oltre ogni misura di mostruosità e insensibilità, specialmente nei casi in cui le donne sono capaci di affermare che la colpa sta nella donna se il marito o il fidanzato la maltratta fisicalmente. Questo modo agghiacciante di pensare ci arriva anche da numerosi detti, da quello antico “Le hanno dato sulla bocca perché non sapeva tenerla chiusa”, passando per quello vendicativo dove lei “lo maltrattava psicologicamente perché era MALEDUCATA” e cosi tutti e due hanno quello che si meritano, fino agli ultimi esemplari: “Se non se ne va da lui, allora DI SICURO LE PIACCIONO le botte!”
    E cosi, via discorrendo. Sono sicura che ogni donna che legge queste righe ha sufficiente esperienza per aggiungere a questa lista almeno altri cinque (o dieci) esempi simili. Però abbiamo tempo e spazio limitato ….
    Certamente non ci sono le innocenti. Quelle che tra di noi non hanno mai commesso uno dei peccato dalla lista riportata sopra, già da tempo sono canonizzate e di sicuro non leggono questo libro. Però, il fatto che lo facciamo non significa che questo comportamento sia giusto, e non è detto che la solidarietà tra donne non serve. Qualsiasi cosa pensate riguardo a questa tema, e per quanto lo si pronunci con disprezzo, DOBBIAMO aspirare alla solidarietà tra donne. Almeno quando ci umiliamo a viceversa.
    Qualche decennio fa alcuni scienziati americani hanno fatto una ricerca sui membri delle comunità afroamericana che hanno fatto strada. Si era dimostrato che alcuni Afroamericani, cercando disperatamente di salvarsi dal pregiudizio dei bianchi e per non essere subito identificati con lo stereotipo – neri portati per il criminale, la violenza e con istinti primitivi – mostravano la tendenza esagerata ad allontanarsi dalla loro comunità. Cercando di essere “diverso” dallo stereotipo neri uguale ghetto, l’Afroamericano spesso di distanzierà cosi tanto dalla sua comunità d’origine che comincerà apertamente ad odiarla. Si sposa solo con una donna bianca, rompe ogni legame con la sua famiglia, rifiuta di lavorare o anche solo di capire i problemi specifici legati alla sua comunità, cerca di assomigliare il più possibile ad un uomo bianco e alla fine si rivolgerà duramente alla sua comunità affermando che “è la loro colpa” per tutte le ingiustizie che hanno subito.
    Di solito l’uomo in questione viene chiamato Oreo, dal popolare biscotto americano di color nero farcito con la crema bianca. Si dice di solito che questa gente “è bianca fuori, ma nera dentro”. Però, malgrado tutti gli sforzi di mostrarsi “i migliori” degli altri neri, i bianchi che sono predisposti ai pregiudizi – LI DISCRIMINANO ANCORA.
    Noi donne, facciamo parte di più della metà degli abitanti di questo pianeta, però guardando alle regole e al trattamento sociale siamo ancora una minoranza. Non importa come ci comportiamo, gli uomini che ci guardano attraverso degli stereotipi, prima o poi ci discrimineranno comunque.
    Non odio gli uomini. Anzi, mi sono molto cari. Però il fatto è che sono ancora loro che governano il mondo. Nella sua moderna e occidentale variante la posizione di donna non è più quella di stigmatizzare ogni giorno le istituzioni e organizzare le rivoluzioni. Però non è ancora del tutto alla pari e ancora è aggravata dai cosiddetti “stereotipi familiari”. Non dobbiamo appesantirci ancora di più da sole. Per questo, pensateci bene prima di pronunciare uno di quei clichè già citati. Se già odiate una donna, odiatela per gli stessi motivi per i quali odiereste un uomo. E, se non volete essere solidali verso il vostro sesso – il che si può anche capire – non allenatevi neanche con il sesso che non è il vostro. Non vi amerà di più e non vi stimerà di più per questo. Ricordatevi dell’ Oreo.

  4. L'avatar di nicole
    “Lei non lo capisce!”
    Fino a qualche tempo fa mi sembrava che al giorno d’oggi non esistono più donne intelligenti, educate, consapevoli e civili che cascano nello stravecchio e strastupido clichè dell’uomo che tradisce la moglie o la fidanzata, giustificando il suo comportamento con la frase “lei non mi capisce”. L’amante, certamente, lo capisce molto di più. La profonda e grande comprensione si manifesta nel fatto che lei, una volta alla settimana, lo aspetta tutta profumata, felice, indossando un tanga carino, un reggiseno con il pizzo e il resto degli inconfutabili indicatori che segnalano che la coppia degli innamorati si capisce nel duro scontro con la realtà e la quotidianità.
    La realtà, invece, si è mostrata diversa. Ci sono tante donne che credono in questo stravecchio clichè. E qui non mi sorprendono tanto le amanti. Le amanti sono di solito donne innamorate, e le donne innamorate, allo stesso modo degli uomini innamorati, crederanno anche alle peggiori stupidaggini, se grazie a queste riescono a presagire una lunga e felice relazione con la persona amata.
    Mi meravigliano le osservatrici. Le donne che osservano dal di fuori questo triangolo d’amore, hanno tutta la comprensione per l’uomo che tradisce la propria partner, e poca, o quasi nessuna comprensione per la donna che lui tradisce.
    - Lei lo trascura – una mia amica mi aveva commentato una volta un triangolo del genere. – Si è concentrata esclusivamente sui figli, sulla casa e sul lavoro, e a lui non dedica nessuna attenzione. Non è cosi strano che abbia trovato un’altra.
    Può darsi le avrei anche creduto. Davvero non lo so come sono da “dentro” le altre coppie e i matrimoni, può darsi che la mia amica sia più informata sulla situazione. E trascurare il partner non è una buona cosa in ogni caso. Invece, avevo sentito qualche cosa di un altro triangolo, ma del tutto diverso.
    - Lei è cambiata totalmente – mi aveva detto un’altra amica riguardo alla moglie di un altro uomo che aveva scelto di farsi una amante. – Trascura la casa, non si occupa dei figli, lascia fare tutto a lui, ha perso ogni ambizione riguardo il lavoro e l’unica cosa che fa ogni giorno è rompergli le scatole e guardare la televisione.
    Volete che vi continui? Un terzo uomo è stato giustificato per il suo tradimento perché sua moglie lavora troppo, un quarto perché la sua moglie si aspettava troppo da lui, un quinto perché la moglie è una pettegola che ama dire la sua su ogni argomento, un sesto perché la moglie è una simpatica casalinga che sorride sempre, è obbediente e dice sempre di si, un settimo perché sua moglie dopo il parto si è ingrassata o con gli anni è diventata brutta, un ottavo perché la moglie sta sempre davanti allo specchio, si trucca e compra sempre nuovi costosi vestiti ….
    Da qualsiasi parte vi giriate, la donna è sempre colpevole. Lei non lo capisce. Io capisco perché ha trovato un’altra. L’altra donna lo capisce. Per tutta questa comprensione e incomprensione mi è cominciata a girare la testa e non CI CAPIVO PIU NIENTE. Perché nessuna aveva mai nominato LE BUGIE, L’INGANO e IL TRADIMENTO.
    Non voglio addentrarmi nei motivi per cui le persone non sono contente dei loro partner. Ognuno ha il diritto di non essere contento della sua relazione sentimentale per un qualsiasi motivo, che sia aspetto fisico del partner o la sua incapacità di leggere le carte geografiche. Ci innamoriamo e ci accoppiamo per i più svariati motivi personali, e allora per gli stessi motivi personali abbiamo diritto di non essere più innamorati e di separarci. Se lo chiedete a me, ogni motivo è sempre in se stesso triste, ma anche giustificabile.
    Invece. Un graaaaaande INVECE. Solo se le persone non hanno stabilito che questo è permesso (per me non è tanto comprensibile, però, Santo cielo, chi sono io per poter entrare nei rapporti delle persone) – il tradimento in un rapporto sentimentale è semplice inganno, bugie e presa in giro. L’inganno, le bugie e la presa in giro, penso che qui ci troviamo tutti d’accordo, non sono un buon modo per risolvere l’insoddisfazione in qualsiasi rapporto tra le persone. Qualunque sia la persona che ci ha reso infelice o scontenti o qualunque sia il motivo che ci ha creato questa insoddisfazione, merita un po’ di rispetto e almeno si tronchi la relazione! Nessuno merita di essere ingannato e di essere tradito. Se lo facciamo noi, NOI siamo colpevoli, e non perché qualcuno “non ci capisce”.
    Allora perché le donne sono inclini a comprendere gli uomini che usano il tradimento, le bugie e la presa in giro perché la moglie non li capisce? Non lo so. Può darsi perché vogliono mostrare che loro non si comporterebbero mai come la moglie tradita e cosi piacciono di più a se stesse ( e può darsi anche a qualche passante maschile). Può darsi che con questo mantra si convincono che nessuno le tradirà mai. Può darsi che giustifichino i traditori maschi perché vogliono mostrare che conoscono la psiche maschile (un’altra supremazia molto popolare che alcune donne amano far sapere). Può darsi che lo fanno per tutt’altro motivo. Non lo so, ma lo FANNO.
    La vita è imprevedibile e crudele. A volte anche le storie più belle, che hanno richiesto tanto sforzo, finiscono tristemente. A volte anche le mogli più brave (quelle che capiscono la psiche maschile e non si comportano mai come le donne tradite che avevano criticato) – finiscono nel lato ottuso del triangolo d’amore. A dire la verità, mi interessa molto sapere se adesso accettano le “critiche amichevole e costruttive” delle loro amiche, le quali dicono che la colpa della nuova situazione è soltanto loro, perché non hanno capito il loro uomo. O si sentono tradite, ingannate e tristi, e dagli amici si aspettano compressione, conforto e sostegno morale. E mi interessa sapere se comprendono l’uomo che per gli stessi motivi tradirebbe le loro FIGLIE.
  5. L'avatar di nicole
    “Guardala come sta!”
    Ah, l’aspetto… Tutti noi siamo molto sensibili all’effetto che produce negli altri il nostro aspetto. Noi donne, su questo punto siamo ancora più deboli rispetto agli uomini e anche se è molto popolare affermare che di questa situazione, in cui cerchiamo inutilmente di avvicinarvi all’irraggiungibile standard della perfetta bellezza – sono colpevoli gli uomini, le donne sono più che pronte ad umiliare le loro avversarie sulla base dell’aspetto fisico.
    Esempio. Qualche anno fa stavo al mare con un’amica. Ogni giorno accanto a noi piazzava il suo asciugamano una coppia di coniugi. Lui di bell’aspetto, tipo muscoloso, quasi trentenne, lei – una donna non di cosi bell’aspetto, sulla soglia dei quaranta. Oltre al fatto che era visibilmente più grande del suo partner, aveva un altro grande “difetto”, che la mia amica non è riuscita a perdonarle in nessun modo. La signora dall’asciugamano accanto vestiva un minuscolo bikini, e non si era – mi servirò di un eufemismo – depilata proprio attentamente.
    - Guarda quella vecchia donnaccia! – aveva commentato la mia amica per la CENTOCINQUANTESSIMA volta durante la giornata. Fino ad ora avevo ignorato i suoi precedenti commenti perché non me ne importava niente, però quel giorno a quanto pare mi annoiavo più del solito.
    - Che cosa significa quel VECCHIA DONNACCIA? – le ho chiesto.
    - Guarda da sola, cosi capirai subito!
    L’avevo guardato. Non portava sulla fronte il marchio VD (vecchia donnaccia).
    - Ancora non lo so – avevo risposto alla amica dopo un rapido sguardo.
    - Ma come, non vedi?! Vecchia donnaccia!
    - OK, solo perché STAI RIPETENDO le parole vecchia donnaccia, non significa che io capisca che cosa significhi, ma lasciamo stare. Perché dici che è VECCHIA? Quella donna avrà, si è no, quarant’anni…
    - Si, lo so, però guarda che sta con un giovane, ventenne!
    - Si, e allora?
    - Poteva almeno depilarsi come si deve, invece di andare in giro come se portasse un barboncino dentro le mutande!
    - E va bene. Poteva depilarsi, ma non l’ha fatto… che te ne frega!
    - E’ disgustoso.
    - Non la guardare…
    E’ seguita una breve pausa, ma sapevo che il discorso sarebbe finito lì.
    - Ma sai che non lo capisco proprio? - La mia amica aveva confermato i miei dubbi.
    - Che cosa?
    - Quel cretino. E’ cosi orgoglioso come se si fosse acchiappato la supermodella più bella del mondo!
    Anche se di solito sono molto lontana da ogni tipo di idealismo romantico, sono riuscita in qualche modo a spiegarle che il comportamento di “quel cretino” si chiama amore e che in nessun modo c’era motivo per il disprezzarlo o sbeffeggiarlo. Però non sono riuscita a spiegarle che non si dovrebbe occupare del fatto di dove e di come si è depilata quella povera donna e che l’avversione per la lametta non significa in nessun modo che la donna non deve mettersi il costume da bagno.
    Ammetto, neanche a me piace una “scarmigliatura” del genere. E neanche mi ispirano un personale piacere estetico le donne con le gambe storte che portano ultra minigonne, le ciccione che orgogliosamente mostrano la traballante pancetta tra la maglietta corta e i jeans con la vita bassa, penso che i capelli color verde stiano bene solo agli extraterrestri, e le “scarpette da ginnastica dei pugili” le trovo orrende anche se lo porta la donna più bella.
    Ma, CHI SE NE FREGA DI ME! A me tutto questo può non piacere, però chi mi dice che per questo le ragazze non possono portare le scarpette dei pugili, i capelli trasformati nella versione stropicciata del prato davanti casa e se serve, far uscire anche la pancia di CENTO CHILI sopra la vita basa dei jeans strastretti? Il mondo e le persone non sono state create per offrire A ME delle visioni estetiche. Se fossi cosi, non ci sarebbe il Grattacelo sulla Piazza del ban Jelacic, la neve cadrebbe solo sulle cime intatte degli Alpi svizzeri e Brad Pitt si toglierebbe la maglietta in ogni film. Le persone hanno diritto di essere come sono, hanno diritto di modificare il loro aspetto come piace a loro, e non A ME, e io per questo non ho nessun diritto di chiamarle vecchie donnacce. Qualsiasi cosa significhi. Suona brutto.
    Oltre a questo, tutte NOI, DONNE ci arrabbiamo tanto quando gli uomini ci giudicano esclusivamente per il nostro aspetto fisico. Allora perché pensiamo che PER NOI questo è lecito? Può darsi perché vogliamo far capire che noi non abbiamo quel difetto, in cui ci siamo catapultate cosi brutalmente? Se sentite questa necessità, ricordatevi che anche voi ne avete un altro. E anche se cercate in ogni modo di nasconderlo, esiste qualcuno che lo vede in ogni caso. Vi piacerebbe che vi giudichino per questo?

  6. L'avatar di nicole
    La signorina di St-Yves era molto curiosa di sapere come si facesse l'amore nel paese degli Uroni. «Facendo belle azioni per piacere alle persone che vi somigliano,» rispose lui. Tutti i convitati applaudirono meravigliati. La signorina di St-Yves arrossì e fu molto contenta. La signorina di Kerkabon arrossì anche lei, ma non era altrettanto contenta; fu anzi un po' irritata per il fatto che la galanteria non era rivolta a lei, ma era d'altra parte di animo così buono che il suo affetto per l'Urone non ne fu affatto alterato. Gli domandò anzi, con molta buonagrazia, quante amanti avesse
    avuto in Uronia. «Non ne ho avuto che una,» disse l'Ingenuo; «era la signorina Abacaba, l'amica della mia cara nutrice; i giunchi non sono più diritti, l'ermellino non è più bianco, le pecore sono meno morbide, le aquile sono meno fiere e i cervi meno agili di quanto lo fosse Abacaba. Un giorno inseguiva una lepre nei dintorni, a circa cinquanta leghe dalla nostra abitazione. Un Algonchino maleducato, che abitava cento leghe più lontano, venne a sottrarle la preda; lo seppi, corsi là, stesi l'Algonchino con un colpo di mazza e lo portai ai piedi della mia amante, legato mani e piedi. I genitori di Abacaba lo volevano mangiare, ma io non ho mai apprezzato questa sorta di festini; gli resi la libertà e ne feci un amico.
    Abacaba fu così toccata dalla mia condotta che mi preferì a tutti i suoi pretendenti. Mi amerebbe ancora se non fosse stata mangiata da un orso. Ho punito l'orso, ho portato a lungo la sua pelle, ma tutto ciò non mi ha consolato.»
    La signorina di St-Yves a questo racconto provava un piacere segreto nell'apprendere che l'Ingenuo non aveva avuto che una sola amante, e che Abacaba non era più; ma non era in grado di chiarire a se stessa la causa del suo piacere. Tutti avevano gli occhi fissi sull'Ingenuo; lo lodavano molto per aver impedito ai suoi compagni di mangiare l'Algonchino.
    L'inesorabile balivo, che non poteva reprimere la sua smania di far domande, spinse infine la sua curiosità fino ad informarsi di quale religione fosse l'Urone; se aveva scelto la religione anglicana, o la gallicana, o l'ugonotta.
    «Appartengo alla mia religione,» disse lui, «come voi alla vostra.» «Ohimè!» esclamò la Kerkabon, «mi accorgo che quei disgraziati di Inglesi non hanno neppure pensato a battezzarlo.» «Mio Dio!» diceva la signorina di St-Yves, «come è possibile che gli Uroni non siano cattolici? Forse i RRPP gesuiti non li hanno ancora convertiti tutti?» L'Ingenuo le assicurò che nel suo paese non si convertiva nessuno; che mai un vero Urone aveva cambiato opinione, e che addirittura non esisteva nella sua lingua un termine che significasse incostanza. Queste ultime parole piacquero molto alla
    signorina di St-Yves.
    «Lo battezzeremo, lo battezzeremo,» diceva la Kerkabon al priore; «l'onore sarà vostro, mio caro fratello; voglio assolutamente essere la madrina; il signor abate di St-Yves lo presenterà al fonte: sarà una magnifica cerimonia; se ne parlerà in tutta la Bassa-Bretagna e a noi ne verrà un onore infinito.» Tutta la compagnia assecondò la padrona di casa; tutti i convitati gridavano: «Lo battezzeremo!» L'Ingenuo rispose che in Inghilterra si lasciava vivere la gente a modo suo. Precisò che la proposta non gli piaceva per nulla, e che le leggi degli Uroni valevano almeno quanto quelle della Bassa-Bretagna; e per finire disse che sarebbe ripartito l'indomani i convitati bevvero tutta la sua bottiglia di acqua delle Barbados e poi ciascuno andò a dormire.
    Dopo che l'Ingenuo fu ricondotto nella sua camera, la signorina di Kerkabon e la sua amica, la signorina di St- Yves, non poterono trattenersi dal guardare dal buco di un'ampia serratura per vedere come dormiva un Urone. Videro che aveva steso la coperta del letto sul pavimento, e che riposava nell'atteggiamento più bello che si potesse immaginare.

    fine del I capitolo...
  7. L'avatar di Dory
    Una figura molto affascinante, Nicole.
    Grazie per avermi fatto conoscere questo scrittore, appena posso leggerò un suo libro.
  8. L'avatar di nicole
    Seguito:
    __________
    Se tu vai fuor per far qualche faccenda,
    Se tu l'hai a far innanzi desinare,
    Tu non la fai che gli è or di merenda,
    Perchè la toga non ti lascia andare,
    Ti s'attraversa, t'impaccia e t'intrica,
    Ch'è uno stento a poter camminare.
    E però non par ch'ella si disdica
    A quei che fanno le lor cose adagio
    E non han troppo a grado la fatica,
    Anzi han per boto lo star sempre in agio,
    Come dir frati o qualche prete grasso,
    Nimici capital d'ogni disagio,
    Che non vanno mai fuor se non a spasso,
    Come diremmo noi, a cercar funghi,
    E se la piglian così passo passo.
    A questi stanno bene i panni lunghi,
    E non a un mie par, che bene spesso
    Ho a correr perch'un birro non mi giunghi;
    E ho sempre paur di qualche messo,
    O che 'l Provveditor non mi condanni,
    Ch'a dire il vero è un vituperio espresso.
    Però, prima ch'usar più questi panni,
    Vo' rinunziar la cattedra a Ser Piero,
    E se non la vuol lui, a Ser Giovanni.
    Io vo' che noi facciamo a dir il vero:
    Che crediam noi però però ch'importi
    Aver la toga di velluto nero,
    E un che dreto il ferraiuol ti porti,
    E che la notte poi ti vadia avanti
    Con una torcia, come si fa a' morti ?
    Sappi che questi tratti tutti quanti
    Furon trovati da qualcuno astuto,
    Per dar canzone e pasto agl'ignoranti,
    Che tengon più valente e più saputo
    Questo di quel, secondo ch'egli arà
    Una toga di rascia o di velluto.
    Dio sa poi lui come la cosa sta!
    Ma s'io avessi a dire il mio parere,
    Questo discorso un tratto non mi va.
    Ch'importa aver le vesti rotte o intere,
    Che gli uomini sien Turchi o Bergamaschi,
    Che se gli dia del Tu o del Messere?
    La non istà ne' rasi o ne' dommaschi;
    Anzi vo' dirti una mia fantasia,
    Che gli uomini son fatti com'i fiaschi.
    Quando tu vai la state all'osteria,
    Alle Bertuccie, al Porco, a Sant'Andrea,
    Al Chiassolino o alla Malvagia,
    Guarda que' fiaschi, innanzi che tu bea
    Quel che v'è drento; io dico quel vin rosso,
    Che fa vergogna al greco e alla verdea:
    Tu gli vedrai che non han tanto in dosso,
    Che 'l ferravecchio ne dessi un quattrino;
    Mostran la carne nuda in sino all'osso:
    E poi son pien di sì eccellente vino,
    Che miracol non è se le brigate
    Gli dan del glorioso e del divino.
    Gli altri, ch'han quelle veste delicate,
    Se tu gli tasti, o son pieni di vento,
    O di belletti o d'acque profumate,
    O son fiascacci da pisciarvi drento.

  9. L'avatar di Mizar
    Questo è uno dei pochi pezzi di musica non "classica" che riesca a digerire.
  10. L'avatar di nicole
    Ma vediamo invece com’era la seconda fase del matrimonio alla quale Maria e Giuseppe non sono mai giunti.
    Nel Vangelo di Luca c’è un’espressione talmente scandalosa che nel V secolo i padri della chiesa siriaca l’hanno censurata perché dice che Maria e
    Giuseppe vanno a Betlemme, dice: Giuseppe con la sua sposa Maria (tÍ™mnhsteumšnV) - cioè sono nella prima fase del matrimonio e non sono arrivati alla seconda; pertanto è una coppia irregolare, col linguaggio di oggi, diremmo che era una coppia di fatto, non ditelo ai parroci che Maria e Giuseppe erano una coppia di fatto!
    Non sono una coppia regolare perché non hanno regolarizzato la loro posizione: sono rimasti nella prima fase ma non nella seconda. Era proibito, vietato a un uomo e una donna che non sono passati alla seconda fase del matrimonio, non solo di vivere insieme ma di viaggiare insieme; Maria e Giuseppe sono una coppia irregolare. Tant’è vero che questo termine “con la sua sposa” la chiesa siriaca lo
    trasformò “con sua moglie” così abbiamo le carte in regola. Ma - e terminiamo - vediamo un po’ qual è la seconda parte di questo matrimonio: abbiamo visto la prima parte lo sposalizio, la seconda è la donna a entrare nella casa del marito dove c’è il banchetto di nozze e le porte sono aperte, tutti quanti sono invitati.
    C’è un momento importante: l’uomo prende la moglie e accompagnato da quelli che nei vangeli vengono chiamati gli amici dello sposo… (lo dico perché ci sono pagine del Vangelo che se non sono inserite nel loro contesto culturale non si capiscono. Quando a Gesù rimproverano di non digiunare lui dice: “ma possono digiunare gli amici dello sposo?” Noi pensiamo “amici” no, è qualcosa di più, letteralmente: figli del talamo nuziale). Cioè, l’uomo prende i suoi amici più intimi, due amici, quelli con i quali è cresciuto, dei quali si fida di più perché in pratica devono essere partecipi, assistendo, al primo rapporto sessuale dell’uomo con sua moglie. Allora l’uomo prende la donna, vanno nel talamo, nel giaciglio riccamente addobbato, tira la tenda, i due amici stanno di fuori, aspettano fuori, si congiunge con la donna per un unico scopo: comprovare la verginità della ragazza. E, una volta che ha trovato la ragazza vergine, lancia il grido (è il famoso grido dello sposo che c’è nell’AT e anche nel NT), allora i due testimoni corrono subito nella sala del banchetto e dicono: “lo sposo ha gridato” e la gente applaude. Tornano e lo sposo consegna loro il telo di lino con le macchie di sangue comprovanti che la ragazza era vergine, i due testimoni prendono il telo vanno nella sala, lo mostrano a tutti quanti (un altro applauso), viene piegato e viene consegnato ai genitori della ragazza come prova, come testimonianza dell’avvenuta deflorazione, che la ragazza era vergine, in caso di ripensamenti. E il Talmud rimprovera quelle madri che alle figlie nel giorno delle nozze mettono in tasca il cuore di un pollo!
    Questa è la situazione della donna all’epoca di Gesù.
    Allora quei pochi versetti che abbiamo visto all’inizio io credo che ci dimostrino tutto quanto il loro clamore: Gesù in un contesto del genere va in giro con delle donne! In un contesto del genere, come era considerata la donna, donna impura! E Gesù incomincerà un processo di liberazione e di emancipazione della donna che però non avrà più seguito.
    Già in una delle lettere del NT, la prima lettera a Timoteo, si legge che la donna potrà salvarsi soltanto partorendo figli (1 Tm 2,15). Con buona pace delle zitelle e delle suore: non si salvano.
    La donna potrà salvarsi soltanto partorendo figli, la donna che non partorisce è dannata. Pensate, sono lettere che i cristiani si mandavano!
    Questo perché la novità portata da Gesù è stata talmente grande che non fu compresa.
  11. L'avatar di nicole
    Cos’era il delitto d’onore? Quando un uomo era stato tradito dalla donna, se non l’ammazzava perdeva la reputazione, era costretto ad ammazzarla, una volta ammazzata, recuperava l’onore e la pena che dava la legislazione italiana nel 1950 quegli anni lì, era appena due o tre anni per il delitto d’onore. Quindi questo immaginatelo all’epoca di Gesù: per cui la donna che rimane incinta fuori del matrimonio viene eliminata e l’adulterio era frequente, perché era frequente?
    Perché abbiamo visto che questi matrimoni non sono matrimoni d’amore, sono
    matrimoni combinati; ma da sempre gli uomini e le donne hanno avuto un cuore, un sentimento, per cui anche se non facile, era possibile l’adulterio quindi la donna che rimaneva adultera che rimaneva incinta veniva eliminata.
    È il caso che si presenta per Maria.
    Maria in questo arco di tempo si trova incinta, scrive l’evangelista per opera di Spirito Santo, vallo a spiegare a Giuseppe. Per opera di Spirito Santo cosa sarà? E pertanto la donna va lapidata.
    Non trattiamo questo episodio di Maria, del suo concepimento. Soltanto un’indicazione: attenzione, i Vangeli, lo vedremo nei prossimi giorni, non sono libri storici e tanto meno non sono trattati di biologia o di ginecologia. Quando l’evangelista dice che Maria rimase incinta per opera di Spirito Santo (Mt 1, 18b) significa che gli Evangelisti vedono in Gesù (questo uomo che ha saputo accogliere l’immensità di questo amore di Dio in una maniera unica e irripetibile) l’effetto della nuova creazione di Dio.
    Ecco perché in Gesù non c’è la tradizione dei padri, ma soltanto quella di Dio: nella concezione ebraica, dove non esisteva il termine genitori, esisteva un padre che è colui che genera e la madre colei che partorisce. La donna nella nascita del figlio non ci mette assolutamente niente, è considerata una specie di incubatrice che accoglie il seme del maschio, lo fa crescere e poi lo espelle, ma la donna non ci mette nulla di suo.
    Quindi Maria si trova ad essere incinta e il povero Giuseppe entra in crisi, una crisi abbastanza drammatica che viene già formulata nei Vangeli, molto di più nei Vangeli apocrifi.
    Tratteremo a volte, parleremo di questi vangeli apocrifi: sono Vangeli che la chiesa non ha riconosciuto come ispirati, ma non significa che siano falsi, anzi, forse a livello culturale riflettono modi di dire e di fare dell’epoca di Gesù solo che non hanno quella ricchezza quella serietà teologica degli altri Evangelisti.
    Ebbene nei Vangeli, quelli considerati canonici, ispirati, il povero Giuseppe entra in crisi: “ Giuseppe, suo marito che era giusto – “giusto” (d…kaioj) non significa rettitudine morale, “giusto” significa appartenente a una confraternita di coloro che si impegnavano ad osservare tutti i 613 precetti della Legge – quindi il marito Giuseppe è un uomo religioso e la legge gli dice: la donna che è adultera la devi ammazzare, la devi eliminare. Ma Giuseppe non se la sente e decide di ripudiarla in segreto.
    Vedremo adesso cos’è il ripudio. Ma nei libri apocrifi dove si trovano meglio queste tradizioni culturali dell’epoca, il povero Giuseppe, in uno dei libri apocrifi più antichi dice: e se qualcuno si fosse finto in modo credibile un angelo per ingannarla? Perché Maria gli aveva detto che era arrivato un angelo, Giuseppe dice: sta a vedere che ‘st’ingenua, è arrivato un angelo per ingannarla.
    Perché questa storia degli angeli? Nel primo libro della Bibbia, libro del Genesi Cap.6 c’è una descrizione strana dice: quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio – gli angeli – videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Quindi quando c’è stata la Creazione e Dio ha creato gli uomini e gli uomini si sono moltiplicati e sono nate pure le figlie, le donne, gli Angeli, cari miei, hanno visto dice: che è queste? Hanno fatto delle incursioni sulla terra, hanno messo incinte queste donne e i figli che nascevano avevano una condizione semi-divina. Era per spiegare, secondo il libro del Genesi, i giganti. Chi erano i giganti? Erano coloro che erano nati da una donna e da un angelo.
    Perché a quell’epoca gli angeli non erano questi nostri bellini, santarelli, senza sesso che noi immaginiamo; gli angeli erano maschietti anche ben dotati che ogni tanto facevano delle incursioni e quando trovavano una donna: zacchete! era a posto.
    Questo era talmente creduto che (lo cito, perché può sembrare una barzelletta) San Giustino, padre della chiesa del II secolo scrive: gli angeli trasgredirono l’ordine divino e scesero ad accoppiamenti con donne da cui ebbero figli”. Nel II secolo!
    Quindi nonostante l’insegnamento di Gesù, era creduto anche nella chiesa primitiva che gli angeli scendevano e si accoppiavano con le donne. Nella prima lettera ai Corinti San Paolo dice e le donne portino il velo a motivo degli angeli (1 Cor 11,10). Nella nostra cultura uno non capisce, dice: beh, forse per rispetto agli angeli. No, siccome soltanto le prostitute erano quelle che non portavano il velo in testa, ma tutte le donne dal momento della pubertà sempre portavano il velo in testa; molte lo portavano anche durante i rapporti sessuali con il marito; erano soltanto le donne di malaffare che non portavano il velo. Le donne cristiane, emancipate da questo, avevano cominciato a togliersi il velo, allora San Paolo dice: per carità se vi vedono gli angeli! È fatta!
    Bene, angelo o no, Maria è incinta e la legge di Dio prescrive che la moglie adultera va denunciata e lapidata. Libro del Deuteronomio: “ Se la giovane non è stata trovata in stato di verginità allora la faranno uscire all’ingresso della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà così che muoia perché ha commesso una infamia in Israele disonorandosi in casa del padre, così toglierai il male in mezzo di te”. Libro dei Proverbi: “ la gelosia accende lo sdegno del marito che non avrà pietà nel giorno della vendetta”.
    Giuseppe decide invece il ripudio, cos’era il ripudio (pratica contro la quale Gesù tuonerà perché era una pratica di grande ingiustizia)?
    Il ripudio è un foglio di carta, un certificato, nel quale l’uomo scrive o fa scrivere: “tu da oggi non sei più mia moglie” e la donna veniva cacciata senza poter protestare, senza resistere.
    Quali sono i motivi per ripudiare la donna?
    Il libro del Deuteronomio aveva un termine che non era molto chiaro, dice: “quando avrai trovato qualcosa di brutto in tua moglie la puoi ripudiare”. Il problema è sapere cos’è questo “qualcosa di brutto”. Allora, all’epoca c’erano due scuole di pensiero:
    1. una la corrente di Rabbi Shammai, un rabbi molto rigido che diceva: la cosa di brutto che può permettere il ripudio è l’adulterio.
    2. Ma l’altro rabbi, Rabbi Hillel di manica non larga ma larghissima, invece, prevedeva tutto quanto e il suo insegnamento è confluito poi nel Talmud, in quella che è considerata la parola di Dio; allora si legge - è raccapricciante ma era l’epoca -: “se al mattino l’uomo, al risveglio guardando il volto della moglie, non la trova più di suo gradimento le scriva il libello del ripudio e la mandi via”.
    Oppure anche si poteva ripudiare la moglie - abbiamo visto - se la trovava in strada da sola a parlare con un altro uomo e, siccome la religione sempre è tragicomica, anche se la moglie brucia il cibo, il pranzo, è motivo sufficiente per ripudiarla.
    Però, attenzione! Come si può rimediare a questo via vai di donne?
    Perché voi capite che una donna che a 13 anni già incominciava a essere incinta, a 25 già era sfiorita. E con tutto quello che offriva il mercato di ragazzine!!
    Ecco, ricordate, prima abbiamo parlato della dote? Si valuta il prezzo della dote, il pagamento, che però rimane di proprietà della donna in caso di ripudio. Allora: “ti vorrei ripudiare, ma pur di non perdere questo capitale ti tengo”, oppure - questo specialmente nei paesi del sud e africani – si metteva un bracciale alla caviglia della donna; forse lo vedete anche nei documentari, nelle foto: queste persone che vivono in ambienti di estrema povertà, di estrema miseria, eppure vedete queste ragazze che alla caviglia hanno un bracciale d’oro. Perché questo bracciale d’oro infilato nella caviglia? Lo si mette appunto nella pubertà, nella fase della crescita:
    rappresenta la sua dote e siccome poi la gamba cresce, la caviglia cresce, non può essere più sfilato. Allora, per tenerti l’oro ti tieni la moglie a meno che non la seghi e la mandi zoppa.

    continua...
  12. L'avatar di nicole
    Vedete, nella Bibbia dove Dio è talmente preciso, dopo aver elencato tutta la
    sua legge, cos’è che aveva detto? (così argomentano i rabbini) Cosa ha detto il Signore? Ha detto: tutte queste cose insegnerete ai vostri figli, il Padreterno che è tanto preciso se avesse voluto che l’insegnamento fosse rivolto anche alle donne avrebbe aggiunto: anche alle vostro figlie, non c’è, quindi l’insegnamento religioso è soltanto per i figli e non alle figlie. Questo ha fatto sì che nel Talmud si arrivò a insegnare che: le parole della legge vengano distrutte dal fuoco piuttosto che essere insegnate alle donne.
    Quindi è meglio che tutte le Bibbie vengano distrutte dal fuoco piuttosto che essere insegnate alle donne. Quando una volta una donna provò a chiedere a un rabbino la spiegazione di un passo della Bibbia si sentì rispondere in maniera molto dispregiativa: una donna non ha che imparare a servirsi del fuso.
    La donna non è considerata una persona, abbiamo visto che è una sub categoria umana, è una cosa, la sua vita non le appartiene, è proprietà del padre, del marito e eventualmente dei figli: infatti dice sempre il Talmud: la ragazza resta sotto il potere di suo padre fintanto che non entra sotto il dominio del marito attraverso il matrimonio. Proprietà dell’uomo di casa, negli elenchi, la donna è sempre posta alla stregua del bue e dell’asino, molto spesso dopo il bue e l’asino comunque sempre dopo la casa. Tanto per avere un’idea di quanto valeva la donna nel tariffario del valore delle persone: dai 5 ai 20 anni la tua stima sarà di venti sicli per un maschio e di 10 sicli (10 sicli è un mese di lavoro) per una donna. Quindi la donna non vale assolutamente niente.
    Sempre per restare nell’ambito della Bibbia vorrei richiamare la vostra attenzione sul libro del Deuteronomio, nei famosi Dieci Comandamenti, nel riposo del sabato. Ascoltiamo con attenzione cosa dice il legislatore: “ osserva il giorno del riposo per santificarlo come il Signore Dio tuo ti ha comandato, lavora sei giorni e attendi in esso a ogni opera, ma il settimo giorno è riposo sacro al Signore Dio tuo non fare nessun lavoro – attenzione all’elenco! - né tu né tuo figlio né tua figlia né il tuo schiavo né la tua schiava né il tuo bove né il tuo asino né alcuna delle tue bestie né il tuo forestiero che sta entro le tue porte affinché il tuo schiavo e la tua schiava possano riposare al pari di te” (Dt 5, 12-15) .
    Avete notato chi manca in questo elenco, chi è esentato dal riposo? La donna! Quindi la mucca si deve riposare il sabato ma qualcuno bisogna che mandi avanti le cose della casa, neanche la schiava, la moglie è quella che deve lavorare.
    Allora, allevata come una serva arrivata all’età di 12 anni e 1 giorno la donna viene maritata. Per comprendere il matrimonio israelitico occorre vederlo nella sua terminologia che non corrisponde ai nostri usi e costumi, per cui non abbiamo i termini adatti.
    Quando una donna ha 12 anni e 1 giorno - il Talmud più brutalmente dice “quando le spunta il primo pelo” - e il maschio 18 anni compiuti, avviene la prima parte del matrimonio che si compone di due aspetti distinti: la prima che chiameremo lo sposalizio e la seconda le nozze. Come avviene lo sposalizio? Il maschio accompagnato dai genitori va in casa della futura sposa e normalmente quello è il momento in cui i due si conoscono per la prima volta.
    Perché non esisteva il concetto nostro moderno di matrimonio d’amore: il matrimonio veniva combinato dai genitori, molto spesso prima della nascita dei figli ed era per una questione di interesse: io avevo un campo, il mio vicino aveva un campo e ci mettevamo d’accordo, se ci nasce un figlio o una figlia li facciamo sposare in modo che questa proprietà rimane tra noi e quindi, normalmente il giorno dello sposalizio si conoscevano i due. Allora lo sposo accompagnato dai genitori va nella casa della sposa dove la donna viene tastata, palpata pezzo per pezzo per valutarne la consistenza, la dote. Perché la donna – attenzione! - viene sposata con un unico scopo: partorire figli e fare figli maschi. Quindi deve essere robusta, deve essere una donna in grado di lavorare e soprattutto di dare al mondo un figlio dopo l’altro perché più figli ci sono e più c’è abbondanza nella casa, naturalmente si intendono figli maschi. La contrattazione normalmente durava 3 giorni, quindi immaginate questa ragazza che veniva proprio esaminata centimetro per centimetro. Al termine di questo rituale si fissava il prezzo della donna, la dote, poi l’uomo – nel mondo ebraico sono gli uomini che portano il velo in testa nella
    preghiera – lo metteva sulla testa della donna e pronunziava la frase “tu sei mia moglie” e lei diceva “tu sei mio marito”: da quel momento sono marito e moglie.
    Abbiamo detto che la donna per cosa serve? Serve per fare figli, 12 anni è ancora troppo presto; allora bisognava attendere 1 anno per cui lo sposo ritorna a casa sua e si ricongiungeranno dopo un anno, quando sarà la sposa accompagnata dal corteo dei famigliari e delle amiche che entrerà nella casa dello sposo dove avverrà la seconda parte del matrimonio che chiameremo le nozze.
    Spero che sia chiaro.
    Il matrimonio nel mondo ebraico consta di due parti:
    1. lo sposalizio
    2. e le nozze (la prima a 12 anni).
    Uno si chiede: ma perché non rimandano tutto quanto all’età di 13 anni?
    C’è un motivo: abbiamo detto che sono i maschi che scrivono la legge che è la parola di Dio e qualcosa a proprio vantaggio indubbiamente se la ritagliano; c’è il problema dell’adulterio.
    Cos’è adulterio secondo la legislazione ebraica?
    • Per la donna è qualunque rapporto con un uomo, quindi la donna che ha un rapporto con un uomo che non sia il marito è considerata adultera, e, come vedremo tra poco, va eliminata.
    • Per l’uomo l’adulterio è il rapporto con una donna ebrea non sposata; quindi gli uomini potevano andare con tutte le cananee, le fenicie, le babilonesi, le egiziane che volevano e questo non era considerato adulterio.
    L’adulterio era considerato soltanto con una donna ebrea e sposata. Abbiamo
    capito allora perché le sposavano così presto: appunto perché subito entrasse questo reato di adulterio. Se la donna in questo arco di un anno rimaneva incinta e non del marito, era considerata adultera e veniva eliminata.
    Come veniva eliminata?
    Domani tra i brani che faremo, faremo quello conosciutissimo, l’episodio dell’adultera nel tempio, ce l’avete presente?
    Portano quell’adultera e Gesù pronuncia la famosa frase: chi è senza peccato
    scagli la prima pietra.
    Noi ci lasciamo sempre un po’ suggestionare magari dai films, dall’immagine...
    Normalmente per adultera viene presentata una donna bella prosperosa, la si pensa così, invece è una ragazzetta che ancora non ha compiuto 13 anni da come lo sappiamo?
    Dalla pena di morte che gli scribi, i Farisei propongono a Gesù: “ Mosè ci ha comandato di lapidare donne come questa”. La lapidazione era la pena di morte riservata per le adultere nell’arco di tempo tra lo sposalizio e le nozze; dopo, invece, per l’adulterio dopo le nozze c’era lo strangolamento. Quindi è soltanto in questa prima parte.
    Ancora oggi nel mondo arabo, almeno nei paesi, nei villaggi, quando una donna
    rimane incinta fuori del matrimonio viene soppressa, viene eliminata. Alla prima festa del paese la donna, consapevole del suo destino, circondata da tutti i famigliari nella gran festa, normalmente viene strozzata dal fratello, rimane il cadavere e nessuno è colpevole. Non scandalizziamoci perché ricordiamoci che è soltanto - sembra la data esatta - nel 1954 che in Italia venne cancellato il delitto d’onore.

    continua...
  13. L'avatar di nicole
    continua:

    Quando nasce un bambino, questa nascita viene preceduta da una preghiera: per quaranta giorni, al momento del concepimento, il maschio prega perché nasca un maschio perché nella concezione maschilista e biologica del tempo era inconcepibile che da un maschio venisse fuori una donna. Quando nasceva una donna significava che il seme era avariato o il maschio era debole, non era virile, un maschio genera un maschio. Era inconcepibile che un maschio generasse una donna e guardate che questo, nella cultura orientale, ancora oggi è vero.
    Allora quando l’uomo mette incinta la moglie, prega per quaranta giorni che nasca un maschio e poi continua la preghiera “che avvenga secondo la Tua volontà”.
    Se nasce una bambina? È un’autentica disgrazia sotto tutti i punti di vista: una disgrazia sociale, una disgrazia civile, una disgrazia religiosa perché la Bibbia che è parola di Dio – ma ripeto scritta dai maschi – stabilisce, nel libro del Levitico, che quando una donna partorisce una femmina sarà impura due settimane (una se era un maschietto). Come al tempo delle sue regole, resterà sessantasei giorni (trentatre se è un maschietto) a purificarsi del suo sangue (Lv 12, 1-5 passim).
    Voi capite che in quella cultura la nascita di una bambina, per la donna, è un’autentica disgrazia! A parte il fatto che sa che subito dovrà rimanere incinta per dare il maschio al marito, ma tre mesi di purificazioni quotidiane!! Non c’era l’acqua corrente, l’acqua bisognava andare a prenderla alla sorgente, alla fonte ed era compito della donna; per tre mesi la donna deve continuamente fare le abluzioni, purificarsi perché la legge vuole così; io credo che è uno dei crimini più grossi compiuti dalla religione. Pensate la nascita di un bambino! Io credo che, se dobbiamo usare il termine miracolo, si può usare proprio per la nascita di un bambino, veramente è un miracolo della creazione! Ebbene, la religione arriva a insudiciare tutto questo, quando nasce un bambino la madre è impura, il doppio di giorni naturalmente se è una femmina.
    Se sottolineo queste cose è perché queste credenze ebraiche purtroppo si erano infiltrate, inquinandolo, nel cristianesimo, e forse le persone che hanno la mia età ricorderanno che prima del Concilio Vaticano II quando ci fu il grande cambiamento liturgico, nella chiesa cattolica quando una donna partoriva prima di entrare in chiesa doveva all’ingresso della chiesa ricevere una benedizione dal parroco perché il parto in qualche maniera l’aveva resa impura.
    Ebbene la nascita di una bambina quindi è una sciagura per la madre che adesso deve purificarsi e per il padre io credo che la descrizione migliore dell’angoscia che prende la nascita di una bambina è sempre nel libro del Siracide dove la Bibbia, la parola di Dio insegna: “ Una figlia è per il padre un’ inquietudine segreta, la preoccupazione per lei allontana il sonno, nella sua giovinezza perché non sfiorisca, una volta accasata perché non sia ripudiata, finché ragazza si teme che sia sedotta e che resti incinta nella casa paterna, quando è con un marito che cada in colpa, quando è accasata che sia sterile” (42, 9-10).
    Quindi voi capite che la nascita di una bambina veramente toglie il sonno al povero padre, ma c’è un rimedio, un rimedio abbastanza normale che non destava scandalo e non era considerato peccato: la si esponeva (termine tecnico con il quale si indicava lo sbarazzarsi della bambina appena nata). Era normale prassi quando in una famiglia esistevano già una o due bambine che le altre che nascevano venivano, il termine tecnico è, esposte.
    Cosa significa esposte? Si prendeva la neonata la si metteva nel crocicchio del villaggio oppure si allontanava addirittura ai margini del villaggio, in aperta campagna e, quando non veniva sbranata dagli animali notturni, all’alba era tipico il passaggio dei mercanti di schiavi che raccoglievano queste neonate, le allevavano e le istruivano all’arte della prostituzione.
    Abbiamo i testi che ci dicono che a cinque anni queste bambine erano già in grado di esercitare la prostituzione, a otto anni il primo rapporto completo. Questo teniamolo a mente quando vedremo l’episodio della prostituta e Gesù. La prostituta non è una che dice: “adesso mi metto a fare la prostituta”, è una donna che non ha mai conosciuto la famiglia perché è stata rifiutata fin dalla nascita: era abbastanza normale e non era considerato né un delitto, né un peccato.
    Nel libro del profeta Ezechiele il profeta parla di Israele come di una bambina rifiutata e dice: come oggetto ripugnante fosti gettata via in piena campagna il giorno della tua nascita. C’è eventualmente, se uno proprio non se la sente, un altro rimedio: la fai crescere e poi la vendi come schiava.
    La Bibbia - parola di Dio - libro dell’Esodo scrive: quando un uomo venderà la figlia come schiava, è solo questione di mettere il tariffario. Quindi si alleva la bambina e la si vende poi come schiava quindi ci si guadagna un po’ per il disturbo.
    Abbiamo detto che vogliamo vedere questa condizione della donna attraverso l’esistenza della madre di Gesù. Non abbiamo le prove che sia stato questo il motivo, ma è certo strano il nome che i genitori della madre di Gesù hanno messo a questa bambina: Maria.
    Probabilmente, non abbiamo le prove, questo nome ha voluto esprimere tutto il disgusto, tutta la scontentezza della nascita di una bambina perché Maria era un nome maledetto che mai veniva posto a una bambina.
    Perché questo nome è maledetto?
    L’unica volta che Maria appare nella Bibbia, nell’Antico Testamento, è perché è il nome della sorella di Mosè, donna ambiziosa, intrigante, approfitta di un momento di calo di popolarità del fratello che si è sposato con una negra e lei - attenzione! - lei e Aronne fratello di Mosè, quindi fratello e sorella mormorano contro Mosè che si è sposato con una negra. Il Padre Eterno sente, si arrabbia; notate: Aronne e Maria sono fratello e sorella di Mosè, hanno commesso lo stesso crimine di parlar male di Mosè per cercare in qualche maniera di screditarlo e dice: Il Signore udì e l’ira del Signore si riversò su … chi? Su Maria naturalmente, Aronne no, e il Signore la maledice, perché era considerata una maledizione, con la lebbra. La lebbra a quell’epoca non veniva considerata una infermità ma una maledizione scagliata da Dio. Per le suppliche di Mosè finalmente Dio accondiscende a guarirla ma a malincuore. – tra l’altro quando morirà Maria dice: ma non state a piangere per una vecchia – Dio la guarisce dalla lebbra, ma da quel momento il nome Maria scompare dai nomi delle donne ebree, non si trova più perché era il nome che portava la maledizione. Un po’ come noi, nella nostra cultura cristiana: chi si azzarda a mettere al bambino il nome Giuda? Giuda è un bel nome, uno degli apostoli, non solo quello che lo ha tradito, si chiama Giuda, però siccome Giuda ricorda il traditore di Gesù, almeno io non conosco, non c’è nessun bambino che si
    chiami Giuda. Oppure, pensate all’altro nome bellissimo che i cristiani portavano con tanto vanto Lucifero: Lucifero significa splendente, portatore di luce, era un nome ambito dai cristiani sia al maschile Lucifero sia al femminile Lucifera. C’è un
    vescovo di Cagliari che è San Lucifero, nel IV secolo, poi dopo nacque quella storiella dell’angelo bellissimo – la conoscete no? – che voleva essere come Dio e gli hanno messo di nome Lucifero; da quel momento Lucifero è scomparso dai registri di battesimo. Non so se voi conoscete qualche bambino che si chiama Lucifero, ma è un nome bellissimo.
    Ebbene, ugualmente il nome Maria da quel momento è scomparso. Allora ci chiediamo perché la madre di Gesù si chiama Maria e quasi tutte le donne dei Vangeli hanno questo nome? Probabilmente appunto per questa emarginazione, per questo disgusto che c’era per questa donna.
    Ebbene, se la nascita di una bambina è una disgrazia, la sua vita è un’autentica sciagura. La bambina cresce per fare la serva, serva del padre e dei fratelli, del marito e dei figli poi. Del resto questa servitù viene così argomentata nel Talmud, (ripeto libro sacro che ha lo stesso valore della parola di Dio): “ ma non fu bene per il primo uomo che gli fosse presa una costola e in cambio gli fosse data, attenzione, una serva per servirlo?”
    Questo perché Adamo dopo un po’ si lamenta: perché questa donna qui? Non si stava meglio senza? Allora il Talmud argomenta: no, è stata creata la donna per servirti! Quindi il ruolo della donna è quello di essere serva. Serva del padre, dei fratelli, serva del marito e serva dei figli.
    Un altro dei libri sapienziali, ripeto stiamo prendendo i libri più importanti, teologicamente più raffinati, il libro dei Proverbi fa l’elogio della donna perfetta. Sentite voi, secondo questa mentalità, qual è la donna perfetta?
    “ si alza quando ancora è notte e prepara il cibo alla sua famiglia neppure di notte si spegne la sua lucerna lavora con grande energia e le sue braccia non sono mai stanche”.
    Poi dopo avere elencato tutti i lavori compiuti da questa donna: si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani, pianta una vigna, stende la sua
    mano alla conocchia e mena il fuso con le dita, fa delle coperte di lino, confeziona tele”.
    Sentite il finale che è clamoroso, dopo aver elencato tutto quello che fa questa donna che s’alza che ancora è buio e va a letto a tarda notte, l’autore ammette benevolo che: il pane che mangia non è frutto di pigrizia. (Cf Pr 31, 15 sqq) Non c’è male eh? Il pane che mangia non è frutto di pigrizia!
    Non so questa povera disgraziata quando ha tempo di essere pigra. Quindi questo ritratto della perfetta donna di casa in realtà è il ritratto di una schiava.
    Bene, allevata per essere una serva, un animale da lavoro, la donna viene esclusa dall’istruzione e dall’insegnamento religioso che sono un privilegio dei maschi.

    continua...
  14. L'avatar di asiul
    che dire..............