Credo abbia ragione Bruno Guerri, se non si tirano fuori adesso, in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, i documenti sulla guerra civile che abbracciò l'Italia dal 1860 al 1870 e che è semplicisticamente definita guerra al brigantaggio, quando prima o poi verranno fuori, una sorta di wikileaks storico, la fragile Unità d'Italia andrà a farsi friggere.

Non è stata un'annessione fatta con giubilo, ma fu una vera e propria guerra di conquista, e i meridionali furono trattati alla stregua degli africani dalle potenze coloniali.
Il libro di Conradi avrebbe potuto benissimo essere ambientato a Lagopesole.

Ho una bandiera italiana appesa al mio balcone, ma più leggo questi libri e più mi vien voglia di toglierla. Ma quante baggianate ci hanno fatto studiare a scuola?

Libro duro questo di Guerri, con un occhio di riguardo anche per le vittime piemontesi, ma ricordiamoci sempre che furono i piemontesi ad attaccare, leggiamo Padre Piccirillo nel 1863:

«Questo, che voi chiamate con nome ingiurioso di Brigantaggio, non è che una vera reazione dell'oppresso contro l'oppressore, della vittima contro il carnefice, del derubato contro il ladro, in una parola del diritto contro, l'iniquità. L'idea che muove codesta reazione è l'idea politica, morale e religiosa della giustizia, della proprietà, della libertà».