Pochi hanno letto questo libro in quanto purtroppo è quasi introvabile; ne venni a conoscenza perchè nella sua antologia Mario Pazzaglia lo inseriva come "classico" per gli anni '90 e penso che la sua scelta fosse azzeccata, se si intende per classico un testo dalla lettura potenzialmente infinita.
L'io narrante del testo (del quale non sapremo mai nulla tranne che è fuggito dalla sua città per un crimine misterioso e gravissimo) incontra una palude, la palude definitiva, con la quale inizia un monologo inifinito, che approfondisce e scevera le grandi tematiche dell'io e dell'umanità.
In realtà non bisogna pensare che il testo sia un autoanalisi o un libro filosofico, è in realtà un affascinante gioco verbale, un gioco dell'io con se stesso, un rimpiattino di specchi, un approfondimento del niente. Durante il romanzo la palude muta, diventa un labirinto, figura che rimanda ai labirinti e alle contorte volute della mente umana... una stupenda opera che però proprio nel momento in cui attrae maggiormente mostra il suo lato giocoso e ironico, una sorta di eterno "era tutto uno scherzo" che nei romanzi di Manganelli è l'elemento costante; esempio di questo atteggiamento burlesco e beffardo è la cavallinità (l'idea di platonica di cavallo) che porta il rolex d'oro.
Consigliato come d'altronde tutti i romanzi di Manganelli, ormai quasi introvabili.
10/10