La tragedia è suddivisa in tre parti ( ciascuna composta da cinque atti ) e narra del regno di Enrico VI, figlio di Enrico V, salito al trono da bambino e della guerra che successivamente scoppiò tra la casata dei Lancaster ( sostenitori del re ) e quella degli York ( sostenitori di Riccardo Plantageneto che sosteneva di essere l'unico vero erede al trono ), guerra che alla storia è conosciuta come la Guerra delle Due Rose.
Shakespeare utilizza questo periodo storico per tracciare una parabola sul potere e sulla sete di potere. Il Potere è infatti il vero protagonsita della tragedia, i vari personaggi che si muovono sono solo burattini, pronti a tradire ed uccidere.
Rispetto a quelle che saranno le successive tragedie in questa c'è molta più " azione ", più " poltica ", che un approfondimento psicologico dei protagonisti e credo che sia un effetto voluto proprio per dimostrare la schiavitù al potere dei protagonisti.
L'unico personaggio su cui Shakespeare traccia una lotta interiore è quella di Enrico VI, un uomo che i sente più Re per obbligo che per reale voglia di esserlo tanto da fargli dire " Ci fu mai un monarca che occupasse un trono in terra e fosse meno felice di me ? Appena uscito di culla fui fatto re all'età di nove mesi e non vi fu mai suddito che desiderasse di essere sovrano quanto io desidero di essere suddito "
Una tragedia appassionante e coinvolgente, bellissima