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La figlia sbagliata

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Discussione: Deaver, Jeffery - La figlia sbagliata

  1. #1
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    Predefinito Deaver, Jeffery - La figlia sbagliata

    Trama:
    Megan Collier è una ragazzina “difficile”: timida, solitaria, piena di rabbia. Rabbia soprattutto nei confronti dei genitori, Bett e Tate, divorziati da poco e troppo presi da se stessi per accorgersi di lei. Fortuna che ora c’è il dottor Peters, il suo nuovo psicanalista. Gli sono bastate poche sedute per stregare Megan: con il suo sguardo magnetico e la voce ferma e suadente, è il solo che riesca a far crollare le barriere della ragazza. Finché un giorno, all’improvviso, Megan scompare. Adesso i suoi genitori dovranno per forza accorgersi di quella figlia che non si erano mai preoccupati di conoscere, e che forse ha voluto fuggire proprio da loro. Ma Megan non è scappata: ben presto, infatti, dietro la sua sparizione si profila una lucida trama di ricatto e vendetta, ordita da qualcuno in grado di tenere in scacco Megan, e abilissimo a scavare nel passato della famiglia Collier. Se vogliono salvare la figlia, e scoprire chi li ricatta e perché, Tate e la sua ex moglie dovranno scendere negli inferi del proprio passato, camminando loro stessi, insieme al misterioso ricattatore, in bilico sul sottile confine tra realtà e follia. Tra continui ribaltamenti di prospettiva, colpi di scena e una tensione sempre sul punto di esplodere

    Commento:
    Un Deaver in grande spolvero, con una trama quasi banale (una ragazza scomparsa/ rapita) riesce a tenerti sulla corda in un crescendo di tensione. La forza delle parole e la capacità di persuasione fanno da filo conduttore per tutto il romanzo. Un thriller psicologico ricco di colpi di scena che mi ha tenuto incollato alle pagine. Voto, 4 stellette

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  • #2
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    sicuro vero kikko? perchè avrei voglia di Deaver ma ultimamente mi aveva un po' deluso La scimmia di pietra non sono nemmeno riuscita a finirloe Il filo che brucia...be'

  • #3
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    ciao Darida , il filo che brucia ha deluso pure me e l'ho scritto nel mio commento,. Deaver aveva bisogno a mio avviso di staccarsi dai sui personaggi più famosi per scrivere qualcosa di originale. Ribadisco, in apparenza la trama non è nulla di che con il rapimento della ragazza, ma non posso aggiungere altro a ciò che ho già detto, (per non rovinare il piacere della lettura) se non che l'ho letto in 4 giorni , e non mi capitava da tempo di finire un libro così velocemente.

  • #4
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    Inizi a leggere questo romanzo di Deaver e, per quanto si presenti subito scontato per trama e per forma narrativa, avvince, e alla fine ci arrivi comunque, e di gran carriera

    E poi? non credo rimanga molto la banalita' della storia paga pegno, la velocita' e l'urgenza di concludere non e' detto che viaggino di pari passo con la qualita'
    almeno, secondo me

  • #5
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    “L'uomo può dubitare di quel che sente.
    A volte può dubitare di quel che vede.
    Ma su quello che fa non può avere dubbi”.

    E' stata una lettura di evasione, è un libro scritto bene ed è abbastanza coinvolgente. In passato leggevo molto più volentieri questo genere, adesso non mi colpisce granché questo tipo di storie... Forse è perché il libro che ho letto prima di questo era un Thriller con la T maiuscola!
    Non so, i personaggi mi sembravano scontati, come anche le frasi da essi pronunciate, le situazioni che vivevano, i concetti triti e ritriti delle tecniche oratorie degli avvocati e degli psico-terapeuti... In diversi punti mi sono sentita anche un po' irritata... Faccio un esempio generico per non svelare particolari sulla trama: è come quando in un film, c'è un personaggio che sta per ucciderne un altro, e sta lì, e gli dice che sta per ucciderlo, e non si decide mai... e tu che guardi ti senti di gridare: ma allora, sbrigatiiiiii!
    Allo stesso modo, molte avventure erano anche esagerate ed un tantino inverosimili...
    Insomma, gradevole passatempo, ma non mi è piaciuto molto. Voto 3.

  • #6
    Viôt di viodi
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    Primo libro di questo autore che leggo e mi è piaciuto. Crea molta tensione in particolare quando parla della prigionia di Megan. Brrrrr! Forse sì è una lettura di evasione, ma ben strutturata.

  • #7
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    Conosco poco Deaver ma, vagamente memore di Lincoln Rhyme e de La luna fredda, mi aspettavo di più.
    Non c'è il mistero che porta a scoprire l'assassino o il "cattivo", perché si sa chi è fin dall'inizio. Ciò che non si sa è "perché", cosa che però si può intuire in linee generali, se non nei dettagli.
    I veri colpi di scena, per me, sono arrivati solo nelle ultime pagine, che valgono da sole la lettura e che mi spingono a promuovere il libro, perché descrivono un momento di catarsi nell'animo dei vari personaggi, mescolano il bene con il male e sollevano domande. Chi è il vero "cattivo"? Esiste? O esistono solo profonde psicopatie? Dal male può nascere il bene? L'eloquenza può fare miracoli? Nell'insieme lo promuovo, più che altro come thriller lievemente psicologico, pur non avendolo trovato eccezionale. Posso perdonare qualche aspetto della trama che mi è sembrato un po' confuso - ma forse è causa dei miei neuroni - o poco verosimile, così come frasi o teorie un po' semplicistiche.

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  • #8
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    E' sabato mattina e Megan parcheggia la sua Tempo per recarsi a quell'inutile seduta con lo psicoterapeuta che sostituisce il suo medico consueto. E' convinta che sarà una perdita di tempo come i precedenti incontri, ma ben presto capisce che forse qualcosa di diverso e di buono c'è: ad accoglierla nello studio c'è un giovane medico dalla voce straordinaria: suadente, consolatoria, rassicurante. Un medico molto diverso dal vecchio e noioso predecessore, che sembra scavarle nei pensieri, sembra riuscire a tirar fuori la sua rabbia e soprattutto sembra conoscerla meglio di chiunque altro. Ma la realtà non è mai rosea come può sembrare: ormai, quando Megan si accorge che quest'uomo l'ha drogata, è troppo tardi. Riusciranno Beth e Tate, i suoi genitori separati, a capire che non è scappata come potrebbe sembrare e a trovarla in tempo? E soprattutto… chi l'ha rapita? E perché?
    Un thriller psicologico non originalissimo, ma ansiogeno sin dalla prima pagina. Non è uno dei libri migliori di Deaver, ma è comunque ben scritto e ben congegnato. Come dico sempre: è comunque un libro di Deaver! Lo consiglio come lettura "leggera", se avete voglia di qualche buon brivido e comunque di una morale: sì, perché anche i thriller – checché ne pensino alcuni – insegnano qualcosa, e qui si parla di incomunicabilità tra genitori e figli e dell'importanza vitale delle parole.


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