Ve lo presento,sotto, con un flash,non mio,ma assai completo.E' un libro autobiografico di questo meravigliso autore vicentino(di Malo) che ha vissuto gran parte della propria vita in Inghilterra ,insegnando letteratura italiana.E che fece la resistenza militando nella brigate azioniste e liberali di Giustizia e Liberta' -il movimento fondato dai Fratelli Rosselli.

T.

In questo testo autobiografico composto all'inizio degli anni sessanta Meneghello racconta di come passò dagli studi universitari al corso ufficiali dell'accademia militare. Era il 1943, c'era la guerra e lui apparteneva alla generazione dei ventenni chiamati a combattere. L'addestramento in accademia però è bruscamente interrotto dalla firma dell'armistizio, così, senza aver mai visto il fronte, il giovane Meneghello assiste allo sbandamento dell'esercito e, come tanti altri, smette la divisa e se ne torna a casa, nel vicentino; gli sono compagni di avventura alcuni che già erano stati suoi compagni di studi. Tornato a casa trova un clima di grande confusione: nel paese si incrociano opinioni e intenzioni molto diverse, qualcuno possiede una certa impostazione politica, ma la maggior parte esprime semplicemente un non meglio precisato desiderio di cambiamento, di rinnovamento; una cosa è certa, bisogna farla finita con il fascismo in qualunque modo. Così tra molte incertezze e un generico spirito ribellistico anche Meneghello sale in montagna deciso ad aggregarsi ai gruppi di partigiani che vanno a combattere sull'altopiano di Asiago. Il gruppo di cui l'autore fa parte è composto prevalentemente di studenti e di ex prigionieri americani e russi, sono per lo più giovani e giovanissimi uomini senza grande esperienza, tra loro vi è anche qualche ragazza che svolge il compito di staffetta. Meneghello si trova a capo di un drappello di partigiani e, soprattutto durante i primi mesi in montagna, sono molti gli errori commessi, per inesperienza, per ingenuità, ma con il tempo cresce la perizia militare e la consapevolezza politica. Molti sono i "piccoli maestri" che aiutano Meneghello e i suoi compagni in questa crescita, in questa progressiva presa di coscienza. Fra essi Antonio Giuriolo, il professore che non ha mai insegnato (perché non aveva la tessera del fascio), il quale dà una grande lezione di coerenza morale, di impegno civile, di dedizione alla causa, pur senza riconoscersi in nessun partito politico. Fra essi alcuni esponenti delle brigate Garibaldi, quelle comuniste, tanto ammirate da Meneghello per la capacità organizzativa, e militare, e tante altre persone occasionalmente incontrate, quasi solo sfiorate, ma che, con il loro esempio, hanno lasciato un segno indelebile nel giovane. La narrazione procede ricostruendo situazioni, azioni, attacchi e fughe, ma anche soffermandosi sui pensieri le emozioni dei partigiani ventenni nonché sulle riflessioni di un Meneghello ormai maturo quando scrive, che ripensa a se stesso giovane con un atteggiamento talvolta indulgente e quasi sempre ironico. Questa infine risulta essere la cifra stilistica che contraddistingue il testo di Meneghello da altri dedicati alla guerra partigiana, ossia il desiderio di non cedere alla magniloquenza, all'enfasi retorica, allo struggimento del ricordo e di usare l'ironia come filtro di lettura del passato, anche nei suoi momenti più drammatici.