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Io Uccido

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Mostra risultati da 76 a 87 di 87

Discussione: Faletti, Giorgio - Io Uccido

  1. #76

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    Ma quelli a cui piace Faletti mica si devono scusare. Sono una enorme maggioranza. Il problema semmai è di quelli come me, che non capiscano com'è che piace tanto. Per me nemmeno paragone con giallisti come Scerbanenco, Carver, Duerrenmatt, Camilleri, Fois, Angioni, Todde, Quadruppani... O coi grandi del passato, da Conan Doyle a Sciascia.

  2. #77
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    Citazione Originariamente scritto da baranta Vedi messaggio
    Io uccido, io sono Dio... Quando un adolescente, per scelta o per compito scolastico, scrive per la prima volta un racconto, di solito scrive così, con personaggi così,con nomi così, con plot e in location così, con dialoghi così, americani, come è stato abituato da tivù cinema e fumetti di consumo. Faletti mi pareva buon comico, astigiano che fa il macho meridionale con figlio ricchione. Mi è simpatico. Mi chiedo se non fa male a nessuno a scrivere libri così che diventano bestseller. Agli alberi sicuramente fa male, dice l'amico ambientalista. Avvicina alla lettura chi altrimenti non toccherebbe mai un libro, dice un'amica insegnante. Avercene autori così, che aiutano l'editoria, dice un collega redattore. Io me lo leggo e me lo guardo quest'uomo intelligente e anche spiritoso, che in fatto di scrittura narrativa è rimasto al livello di un adolescente o della casalinga di Voghera che dà ai figli nomi come Jonathan e Samantha. E penso. No, mi dico, il problema non è tanto lui, ma il suo sterminato pubblico. Nel senso che bisogna capirlo per quello che è. Lui, Faletti, in qualche modo l'ha capito, intuito, previsto. E abbozzzato.
    Concordo praticamente in toto. Ho riletto da poco il libro per scrupolo di coscienza (la prima lettura potevo averla fatta in un momento di malumore) e aggiungerei che il romanzo è ben poco realistico sia nella costruzione della trama che nella logica pratica dei personaggi. L'agente americano spompato sulla Costa Azzurra, le indagini tutte francesi nelle quali viene coinvolto (ci sono norme che regolano queste cose) il poliziotto che indaga solitario (ma quando mai nella realtà?) e ci rimette la pelle, le fantasiosi "operazioni chirurgiche" del maniaco...

  3. #78
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    Red face

    Sinceramente non era un libro che mi ispirava ... poi una mia amica me l'ha prestato e nel giro di una settimana l'ho letto. Veramente molto avvincente anche se, dopo aver smascherato il serial killer, si è dilungato un pò troppo.

  4. #79

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    Citazione Originariamente scritto da Fabio Vedi messaggio
    Secondo me a questo libro i media hanno dato più attenzione ed importanza di quanta, secondo me, ne vale.
    Decisamente un bel thriller, ma se non fosse stato scritto da un uomo di spettacolo così famoso avrebbe vebduto un decimo di copie.
    Caratterizzato da un'alternanza di capitoli veloci, che ti prendono e non ti lasciano smettere di leggere, e da capitoli "vuoti" fatti di descrizioni inutili e noiose.
    Per fortuna che sono riuscito ad aspettare l'uscita della edizione economica, mi sarebbe dispiaciuto spendere tutti quei soldi per la versione "top".
    Devo dire però che alcune scene sono davvero fenomenali e ti fanno venire i brividi.
    Consigliato se non avete altri titoli "in listino"
    concordo pienamente con la tua analisi Fabio ,diciamo che è un bel thriller, ma niente di speciale... Trovo che ci siano parecchie zone morte ,stoppose ....

  5. #80
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    Io ho letto questo libro quando usci'. Ricordo che lo lessi tutto d'un fiato. Ora, il fatto che sia un libro che si legge in poco tempo non significa che sia un capolavoro o che Faletti sia un grande scrittore. Tra i vari mestieri fa anche lo 'scrittore', scritto volutamente tra virgolette.

    Non sempre si ha voglia di leggere libri impegnati, a volte anche leggere un 'fumettone' fa piacere.

    E' il genere di libri che leggo volentieri al mare in spiaggia, senza impegno, sotto l'ombrellone con la confusione di chi gioca sulla spiaggia.

    Un libro piu' impegnativo non riuscirei a leggerlo in quei momenti.

    Ho letto anche altri libri di Faletti, ma proprio perche' sono libri che non richiedono notevole impegno per essere letti.

    Se invece sono in casa, tranquillo, preferisco leggere altro genere di libri.

    Cioe' ci sono momenti in cui mi vanno benissimo i libri del genere di Faletti, (che non ritengo certo un grande scrittore ma un discreto professionista anche in questo campo), ci sono momenti in cui leggere significa ben altro ma devo avere la concentrazione e lo spirito giusto.

  6. #81
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    Curiosamente letto perché dicevano fosse il suo migliore:Non ho idea degli altri e non mi sorge la curiosità di leggerli.
    Inizialmente un tantinello prolisso, giallo leggero da prendere alla leggera.
    Si legge velocemente questo sì, ma si poteva concentrare in meno pagine.
    Nota: questo libro me lo hanno prestato, prima di essere venduto" usato "

  7. #82
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    Parlo da non particolarmente amante del genere. mi è piaciuto parecchio, le parti riflessive sono per me un plus. A tratti ho trovato impossibile smettere di leggere. Intrattenimento di buon livello.

  8. #83
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    Io l'ho letto tanti anni fa e mi ricordo che la prima volta l'ho abbandonato dopo poche pagine, non riuscivo proprio a proseguire e continuavo a perdere il filo. L'ho ripreso in mano dopo qualche tempo e l'ho letto tutto d'un fiato. A me i gialli/thriller piacciono e devo dire che non mi è dispiaciuto per niente.

  9. #84
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    Qui sono una voce fuori dal coro, a quanto pare ma a me è piaciuto molto. Mi ha proprio appassionato, a parte alcune pagine, sia all'inizio che verso la fine, con troppe descrizioni inutili, ma forse mai è capitato che in un libro di 700 pagine mi piacesse tutto.
    I colpi di scena sono tanti, al di là dell'identità dell'assassino, che viene svelata troppo presto e questa per me è davvero l'unica grossa pecca Io non avevo capito chi fosse o, almeno, la consideravo una fra tante possibilità
    Mi è piaciuta molto l'idea di base, decisamente inquietante (ho trovato analogie con Marina di Zafon) e il modo in cui sono stati delineati i personaggi, sia Frank Ottobre sia alcuni personaggi minori, come Hulot e la moglie Celine, ma soprattutto l'assassino che, come ogni persona affetta da seri disturbi mentali, è egli stesso vittima e suscita nel contempo orrore e pietà. Molto belle le ultime due pagine.

  10. #85

    Unhappy

    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Qui sono una voce fuori dal coro, a quanto pare ma a me è piaciuto molto. Mi ha proprio appassionato, a parte alcune pagine, sia all'inizio che verso la fine, con troppe descrizioni inutili, ma forse mai è capitato che in un libro di 700 pagine mi piacesse tutto.
    I colpi di scena sono tanti, al di là dell'identità dell'assassino, che viene svelata troppo presto e questa per me è davvero l'unica grossa pecca Io non avevo capito chi fosse o, almeno, la consideravo una fra tante possibilità
    Mi è piaciuta molto l'idea di base, decisamente inquietante (ho trovato analogie con Marina di Zafon) e il modo in cui sono stati delineati i personaggi, sia Frank Ottobre sia alcuni personaggi minori, come Hulot e la moglie Celine, ma soprattutto l'assassino che, come ogni persona affetta da seri disturbi mentali, è egli stesso vittima e suscita nel contempo orrore e pietà. Molto belle le ultime due pagine.
    A parer mio, abbiamo perso un bravo scrittore... "Io uccido" mi è piaciuto parecchio, il suo miglior libro.

  11. #86
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    Mi è piaciuto. Non lo rileggerei, potevo vivere anche senza, ma l'ho comunque fatto fuori in meno di una settimana.mi sono concessa di saltare qualche paginetta qua e là quando, secondo me, diventava inutilmente prolisso

  12. #87
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    L'ho letto più di un anno fa, ma mi accorgo solo ora di non aver postato il commento.
    Si tratta, com’è noto ai più, di un thriller, ma di un thriller atipico e difficile da incasellare in un filone preciso: non è un giallo classico, non è un giallo psicologico, non è neppure un noir e non ha il ritmo forsennato di un romanzo di Deaver… eppure, tutto sommato, è un buon libro.
    Siamo nella bellissima, ricca e sicura Montecarlo, fra Yacht extralusso, sale da gioco e locali all’ultimo grido. E’ qui che agisce un uomo che è più che altro un’ombra nera e silenziosa, un fantasma che non lascia tracce a parte una scritta, “io uccido” tracciata col sangue delle sue vittime. Omicidi di una crudeltà inaudita, preceduti da telefonate enigmatiche ad una popolare trasmissione radiofonica notturna in onda su Radio Montecarlo. Ad indagare su questo caso ci sono il commissario Nicolas Hullot e il suo amico Frank Ottobre, agente dell’FBI in ripresa da una drammatica vicenda familiare. Gli omicidi si susseguono senza una spiegazione apparente e i poliziotti cercano una traccia, un indizio da decifrare, magari proveniente dalla musica, l’osso che l’assassino lascia ai cani che gli danno la caccia. La pressione esterna si somma ai tanti fantasmi del passato che attanagliano i due agenti e che non accennano ad andarsene. A complicare il tutto arriva Natan Parker, generale dell’Esercito americano cui l’assassino ha ucciso la figlia e che ora vuole vendetta… il generale darà molto filo da torcere all’agente Frank Ottobre che scoprirà intrighi insospettabili, perché non tutto è chiaro e lineare come sembra e a volte le ombre della notte possono essere ancora più scure della notte stessa.
    Consiglio questo libro? Infondo direi di sì, perché è scritto bene, con una prosa equilibrata: le descrizioni, sia dei paesaggi che degli avvenimenti, sono inserite in modo perfettamente organico nelle pagine, senza rallentare il ritmo di per sé non eccessivamente serrato della storia. Anche l’ambientazione ha il suo fascino: chi penserebbe mai ad una serie di crimini efferati nella ricca ed elegante Montecarlo? Tuttavia la storia dell’assassino mi ha lasciata parecchio perplessa: la sua scoperta è sì un colpo di scena, ma è forse troppo surreale o irreale. Anche i suoi trascorsi, la sua infanzia e ciò che lo ha portato ad uccidere resta troppo nebuloso. Inoltre l’accattivante rapporto dell’assassino con la musica, che per buona parte del libro costituisce un elemento di interesse nel lettore, poi non trova la giusta finalizzazione nell’epilogo della vicenda.
    Insomma, lo consiglio, ma con cautela. Probabilmente potrebbe essere adatto a chi è quasi digiuno del genere o è solo agli inizi e non ha letto (o non ama) thriller dal ritmo molto serrato. Allo stesso modo lo consiglierei a chi non riesce a leggere gialli classici, psicologici o comunque eccessivamente statici. Un’ultima considerazione: non credo che questo thriller possa risultare innovativo nel suo genere, ma è pregevole per i suoi risvolti sociologici. Un posto importante, infatti, è occupato da valori come l’amicizia, l’amore come cura dei momenti bui, la fratellanza portata all’estremo.
    In fin dei conti vale la pena di leggerlo anche perché la lettura è scorrevole e piacevole.

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