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<<La vicitaria del ciocco tinto è bella e dura ‘n po'...
- Che vòi che te la dico o te la dirrò?

- Sì, dimmela!

- Sì, non se po’ di’, perché la vicitaria del ciocco tinto
è bella e dura ‘n po'... Che vòi che te la dico o te la dirrò?
- Allora no!

- No, non se po’ di’, perché la vicitaria del ciocco tinto
è bella e dura ‘n po'... Che vòi che te la dico o te la dirrò?... >>

Qualsiasi cosa risponda il petulante si va avanti così ripetendo la strofa all’infinito.
Una volta le donne caninesi recitavano questa “vicitaria” (filastrocca) per “neutralizzare” le insistenze dei propri figlioli.

L'espressione è ancora in uso, in molti paesi del viterbese, per alludere ad una faccenda tirata troppo per le lunghe.

Questa “vicitaria” rappresenta uno dei motivi caratteristici presenti nel libro di Sonia Giorgi, pubblicato a Canino nel 2006, nell’ambito di un progetto di ricerca promosso dell’autrice stessa, da molto tempo impegnata nella valorizzazione delle tradizioni culturali del territorio.

Si tratta di una raccolta, suddivisa per tematiche, che comprende filastrocche, modi di dire, usanze del passato legate ai principali rituali della collettività del luogo come la semina, la raccolta delle olive (fiore all’occhiello della produzione agricola locale), il carnevale, le ricorrenze religiose.

Uno spazio particolare è poi dedicato alle tradizioni dell’ambito domestico (i matrimoni, le nascite, i giochi per bambini, i piatti tipici delle feste e dei giorni di lavoro, le favole, le credenze superstiziose) e al dialetto, per il quale è fornito, in appendice, un piccolo glossario.

Un libro che ha come obiettivo la conservazione della memoria, raccontando in modo semplice e piacevole di un mondo dal passato non lontanissimo (alcune tradizioni sono ancora presenti nell’uso dei più anziani) ma dai contorni ormai sempre più sfuggenti.