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Quel che resta del giorno

Mostra risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Ishiguro, Kazuo - Quel che resta del giorno

  1. #1
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    Predefinito Ishiguro, Kazuo - Quel che resta del giorno

    Un romanzo scritto da un giapponese, ambientato nell'Inghilterra dopo la seconda guerra mondiale. Parla di un maggiordomo che ha servito per trentanni un padrone e che si accinge a servirne un altro...
    Un libro molto bello, dal quale è stato tratto un film altrettanto bello

  2. #2
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    Questa volte non sono d'accordo con te Elisa, ho trovato noiosi entrambi, però vero è che lo declamano come un capolavoro...sarò io che sono fuori...

  3. #3
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    a me è piaciuto più il film del libro...

  4. #4
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    Ho visto solo il film (in inglese) e mi è piaciuto tantissimo.
    Hopkins si conferma ancora una volta un attore molto capace e versatile e la Thompson non è da meno!

  5. #5
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    Circa 15 anni fa ho visto il film, circa 15 giorni fa ho finito di leggere il libro, ieri ho rivisto il film. Non è stato un riprovare emozioni già vissute, ma un incanto nuovo per ognuna di queste esperienze.

    E' difficile forse riuscire a capire la psicologia del maggiordomo, ad entrare in sintonia col suo carattere, a comprenderne la morale che genera le sue azioni e le sue non azioni, ma il suo micromondo, raccontato dalla sua voce, è una narrazione dalla quale veramente si fa fatica a staccarsi.

  6. #6
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    Questo libro è scritto in un inglese strepitoso, di un'eleganza che riesce difficile immaginare leggendo il nome dell'autore. In realtà Ishiguro è solo di origini giapponesi, nel senso che aveva solo 5/6 anni quando è arrivato in Inghilterra. Non so se parlasse giapponese in casa. Fatto sta che è riuscito a cogliere nella lingua inglese i suoi tratti più raffinati, e dal punto di vista strettamente linguistico questo romanzo secondo me è un vero capolavoro.

  7. #7

    Predefinito

    Ammetto di essere un po' combattuta per quanto riguarda la valutazione di questo libro. Non posso dire che non mi sia piaciuto, perché non sarebbe vero, ma al tempo stesso durante la lettura ho riscontrato alcune difficoltà, degli attriti che hanno reso poco scorrevole gustarmi questo viaggio nei ricordi di un maggiordomo inglese.
    Una cosa però va detta: Ishiguro le parole sa usarle, e bene anche. Mi dispiace veramente tanto di non averlo letto in lingua originale, perché credo sia un autore estremamente raffinato da questo punto di vista, e in questo romanzo in particolare si sente tutta la cura e la precisione. Al tempo stesso, però, forse anche a causa di questa minuziosità, delle frasi costruite con talmente tanta attenzione da risultare artificiose, ho veramente fatto molta fatica a lasciarmi trascinare dal punto di vista emotivo: sentivo la delicatezza del racconto, l'avvertivo, ma lo stile un po' ingessato ha creato una sorta di barriera che mi ha impedito di leggere in maniera molto fluida, tanto che sono arrivata ad inframezzare questa lettura anche con altro.
    Tuttavia, non posso negare che un senso di malinconico struggimento mi abbia avvolto ogniqualvolta mi trovassi col libro aperto: Mr. Stevens è un protagonista rigido, a tratti freddo, compassato, un maggiordomo attentissimo al suo mestiere, alla sua "dignità", al punto da mettere in secondo piano qualsiasi altra cosa, compresi i suoi stessi sentimenti. Eppure, nonostante questa rigidità, traspare chiaramente una immensa fragilità, una fragilità di cui lui stesso sembra non rendersi conto. Attraverso questo viaggio nella campagna inglese veniamo lentamente trasportati fra i ricordi del maggiordomo, quando la guerra era da poco finita, il suo datore di lavoro, Lord Darlington, era ancora un uomo al centro della politica e degli affari internazionali, e Mr. Stevens credeva di potere, con la sua argenteria perfettamente lucidata o i pranzi serviti con precisione e diligenza, in qualche modo contribuire al compimento della Storia. E lentamente, attraverso i ricordi a volte confusi e sovrapposti di quest'uomo, riusciamo a farci strada fra i suoi comportamenti ingessati, il suo rigore e la sua attenzione alle regole per arrivare ad intravedere l'uomo, solo, fragile, incapace di stringere dei rapporti umani in cui i sentimenti siano al centro dell'attenzione. E più ci lasciamo trasportare verso le fragilità dell'essere umano, più un profondo struggimento ci avvolge, riempie ogni riga, diventando un viaggio quasi doloroso, fino ad arrivare alle ultime, strazianti pagine, che pure conservano la delicatezza della scrittura di Ishiguro.

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