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Discussione: Bennett, Alan - Una vita come le altre

  1. #1
    Amelia Member
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    Predefinito Bennett, Alan - Una vita come le altre

    Bennett ci regala un bel quadretto di famiglia. Con il suo solito tono disincantato e ironico, ci racconta come e perché la sua famiglia non è mai stata "uguale alle altre". A me è piaciuto molto, perché oltre ad essere molto intimo, è un racconto che a tratti fa esplodere una risata, a tratti commuove...

    ""Ci sono stati altri casi di malattia mentale nella vostra famiglia?". Comincia così, con la domanda di un assistente sociale dello Yorkshire, questo commovente viaggio interiore di Alan Bennett. Siamo nell'istituto psichiatrico dove l'anziana madre è stata ricoverata per una grave forma depressiva - così almeno viene definita. Comunque sì, ci sono stati altri casi in famiglia, ma lui non lo aveva mai saputo. È il padre a svelare per la prima volta, in un atto burocratico e liberatorio, la fine drammatica e segreta del nonno di Bennett, e a indurlo a esplorare le storie nascoste e dimenticate degli altri parenti. Ma come si distingue la malattia mentale dalle manie, dalle fobie, dal silenzio, dall'infelicità? Da parte di uno scrittore che in passato non poteva "neanche togliersi la cravatta senza prima far circondare la casa da un cordone di polizia", un libro come questo è un dono inaspettato. Solo di recente, infatti, Alan Bennett ha sentito il bisogno di dedicarsi a quell'attività vagamente disdicevole che è lo scrivere di sé. Cambiando tonalità, forse, rispetto agli scritti esilaranti e feroci che gli hanno dato la celebrità, ma sempre con lo stesso sguardo acuminato e instancabile. Uno sguardo di un'onestà dolente, poco caritatevole soprattutto verso le sue manchevolezze. E l'umorismo? Sotteso - o forse sospeso - in ogni pagina come uno strumento di interpretazione insostituibile, col quale ci si può destreggiare anche fra le tragedie della vita."

  2. #2
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    Questa sfida di autobiografie mi ha portata a conoscere un genere a cui mi ero avvicinata solo di rado e con diffidenza ritenendolo noioso.Mi sono dovuta ricredere.
    Bennett è uno scrittore molto piacevole,riesce ad introdurci nella sua famiglia in modo leggero,a tratti distaccato ed ironico,ma sempre con un sottofondo di malinconia.La cosa più importante è la scoperta in età adulta che la sua famiglia aveva piccoli segreti,come il suicidio del nonno o la depressione di una nonna e di una zia.

    "La nostra famiglia non era migliore o peggiore di quelle del vicinato,eppure per molti aspetti banali non riuscivamo mai ad essere come gli altri":

    le piccole manie della mamma che divenivano ossessive,come non poter mangiare patatine fritte perché facevano stare svegli o non andare mai in giro senza cappello perché si rischiavano i colpi di calore.E quella vita di alti e bassi,intercalati dai ricoveri della madre in ospedali psichiatrici.Insomma l'autore ci porta con delicatezza nella sua intimità e ce ne rende partecipi senza pudore , in modo delicato ,convincente

  3. #3
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    Predefinito

    La sensazione a fine lettura è stata: l'autore poteva fare di più.
    Cioè, per come conoscevo il Bennett di Nudi e crudi, mi aspettavo più ironia, più sagacia...
    invece in alcuni punti la narrazione mi è sembrata un po' piatta, quasi come se Bennett nonostante abbia voluto rappresentare i suoi parenti più stretti come un materiale "appetitoso" per il suo genere di storie, non sia riuscito a spingere l'acceleratore fino in fondo.
    L'idea che mi sono fatta è che questo non è un "materiale per il suo genere di storie", non sono alcuni aspetti più ridicoli e stravaganti da inserire nelle sue commedie e nei suoi libri più o meno ispirati alla realtà, ma questa è la sua famiglia, sono i suoi genitori, le sue zie, e tutto ciò abbia rappresentato per lui un limite da non valicare nella dissacrazione che contraddistingue altri suoi lavori.
    E' come se la storia procedesse con una sorta di freno che le impedisce decollare e quindi non si sa bene più se vuole essere un'autobiografia semiseria, una carrellata di stravaganze di famiglie o cosa... in realtà dietro il tessuto narrativo si intuisce il rispetto e anche la sofferenza di Bennett per i momenti più difficili e i dolori dei suoi parenti e dei suoi genitori, si sente battere il suo cuore per le loro vicissitudini, ma quasi suo malgrado.
    Per me è un libro riuscito a metà, perché la scelta dell'ironia con cui Bennett tratta l'argomento famiglia in questo caso ha un che di forzato che non nasconde il suo reale e naturale che sembrerebbe richiedere un registro un po' diverso.

    Francesca

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