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Discussione: I- Classici e Letteratura nell'Arte: Odissea , Omero

  1. #1
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    Predefinito I- Classici e Letteratura nell'Arte: Odissea , Omero

    Me ne ero quasi dimenticata, scusami Dory ecco la tua proposta.

    Di Omero, probabile autore dell'Odissea e dell'Iliade, sappiamo pochissimo, quasi nulla.Le notizie contraddittorie e di falsa attribuzione contenute nelle Sette Vite, non sono attendibili come quelle troppo fantasiose nel Certame di Omero e di Esiodo.
    Sebbene non si possa nemmeno negare qualche dato in essi contenuto...
    Omero sembra essere stato un poeta epico vissuto nei secoli VIII- VII a.C., le ipotesi sulla sua nascita lo vedono trovare i natali qua e là (); Smirne o Chio, o a Colofone, Eritre, o a Numa eolica.
    La più credibile sembra essere Chio perché sede di una gilda rapsodica di Omeridi.
    Si diceva fosse cieco e che, inabile alla vita militare, andasse narrando e integrando a memoria i suoi racconti. Cieco come "il cieco di Chio" dell' Inno ad Apollo

    Altre notizie e l'introduzione dell'opera omerica la lascio alla sua proponitrice, Dory.

    "Poh!" disse Giove, "incolperà l'uom dunque
    Sempre gli dèi? Quando a se stesso i mali
    Fabbrica, de' suoi mali a noi dà carco,
    E la stoltezza sua chiama destino.
    Così, non tratto dal destino, Egisto
    Disposó d'Agamennone la donna,
    E lui, da Troia ritornato, spense;
    Benché conscio dell'ultima ruina
    Che l'Argicida esplorator Mercurio,
    Da noi mandato, prediceagli: "Astienti
    Dal sangue dell'Atride, ed il suo letto
    Guàrdati di salir; ché alta vendetta
    Ne farà Oreste, come il volto adorni
    Della prima lanuggine e lo sguardo
    Verso il retaggio de' suoi padri volga".
    Ma questi di Mercurio utili avvisi
    Colui nell'alma non accolse: quindi
    Pagò il fio d'ogni colpa in un sol punto
    "

  2. #2
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    Predefinito Testo on line

    In attesa che la pesciolina ci illumini con il suo intervento, inserisco il link del testo dell'Odissea, per coloro che non l'abbiano ancora letta.

    Testo: --> Odissea, Omero

  3. #3
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    Predefinito

    Grazie Luisa

    Introdurre l'Odissea è un compito assai arduo data la sua notorietà, per cui permettetemi di farmi aiutare da un amico () illustre che ha scritto sull'Odissea le pagine più belle che io abbia mai letto, Italo Calvino.
    Il suo saggio comincia con una domanda:
    Quante Odissee contiene l'Odissea?
    L'Odissea è il racconto di un racconto, quello del lungo viaggio di ritorno di Ulisse alla sua Itaca, che vari personaggi si trovano chi a narrare chi ad ascoltare, passandosi, per così dire, la palla, da una vicenda all'altra.
    "All'inizio del poema Telemaco parte alla ricerca di questo racconto presso i veterani della guerra di Troia, Nestore e Menelao, che non sanno nulla di Ulisse, ma Menelao racconta di aver catturato il "vecchio del mare", Proteo, che conosce passato e futuro, e che comincia a raccontare le vicende di Ulisse. A quel punto Omero si sostituisce a Proteo e continua il racconto da quando Ulisse arriva all'isola dei Feaci, dove ascolta un aedo raccontare la sua storia. Ulisse si sostituisce all'aedo nel racconto fino a quando giunge all'Ade dove incontra Tiresia, che gli racconta il seguito del suo racconto. Poi Ulisse incontra le Sirene, anch'esse cantano, cantano l'Odissea (dice sempre Calvino).
    "Questo ritorno-racconto è qualcosa che c'è già, prima d'essere compiuto: preesiste alla propria attuazione. [...] Il ritorno va individuato e pensato e ricordato: il pericolo è che possa essere scordato prima che sia avvenuto." Molte volte, lungo il suo cammino, Ulisse deve affrontare il pericolo di dimenticare, nella terra dei Lotofagi, da Circe, con le Sirene, "Ulisse non deve dimenticare la strada che deve percorrere, la forma del suo destino: insomma, non deve dimenticare l'Odissea. [...] Ciò che Ulisse salva dal Loto, dalle droghe di Circe, dal canto delle Sirene, non è solo il passato o il futuro. La memoria conta veramente - per gli individui, le collettività, le civiltà - solo se tiene insieme l'impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di fare senza dimenticare quel che si voleva fare, di diventare senza smettere di essere, di essere senza smettere di diventare".
    Il saggio di Calvino va avanti con tutta una serie di ulteriori interessantissime considerazioni sulla figura di Ulisse, sul mito e sulla fiaba, per concludersi con un'altra domanda:
    Non è forse l'Odissea il mito d'ogni viaggio?
    E infatti è ciò che è diventato nel tempo per tutti, ogni viaggio, piccolo o grande che sia, è sempre Odissea... e il fascino del grande racconto dell'uomo che deve affrontare mille pericoli per giungere alla sua mèta senza perdere se stesso, è giunto fino a noi, e noi, per fortuna, non lo abbiamo dimenticato...

  4. #4
    Reef Member
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    Predefinito

    Le post-produzioni (passatemi il termine ) sull'Odissea sono davvero moltissime, spero, con tutti quelli che saranno interessati, di riuscire a raccoglierne qui un bel po', perché credo che ne valga davvero la pena.
    Inzio con il riportare la poesia di Saba, che adoro

    Nella mia giovinezza ho navigato
    lungo le coste dalmate. Isolotti
    a fior d'onda emergevano, ove raro
    un uccello sostava intento a prede,
    coperti d'alghe, scivolosi, al sole
    belli come smeraldi. Quando l'alta
    marea e la notte li annullava, vele
    sottovento sbandavano più al largo,
    per fuggirne l'insidia. Oggi il mio regno
    è quella terra di nessuno. Il porto
    accende ad altri suoi lumi; me al largo
    sospinge ancora il non domato spirito,
    e della vita il doloroso amore.


    E la canzone di Guccini, Odysseus, che ho scoperto in realtà di recente.

    http://www.youtube.com/watch?v=A-NiIjhL_Uc

    Bisogna che lo affermi fortemente che, certo, non appartenevo al mare
    anche se i Dei d’Olimpo e umana gente mi sospinsero un giorno a navigare
    e se guardavo l’isola petrosa, ulivi e armenti sopra a ogni collina
    c’era il mio cuore al sommo d’ogni cosa, c’era l’anima mia che è contadina,
    un’isola d’aratro e di frumento senza le vele, senza pescatori,
    il sudore e la terra erano argento, il vino e l’olio erano i miei ori....

    Ma se tu guardi un monte che hai di faccia senti che ti sospinge a un altro monte,
    un’isola col mare che l’abbraccia ti chiama a un’altra isola di fronte
    e diedi un volto a quelle mie chimere, le navi costruii di forma ardita,
    concavi navi dalle vele nere e nel mare cambiò quella mia vita...
    E il mare trascurato mi travolse, seppi che il mio futuro era sul mare
    con un dubbio però che non si sciolse, senza futuro era il mio navigare...

    Ma nel futuro trame di passato si uniscono a brandelli di presente,
    ti esalta l’acqua e al gusto del salato brucia la mente
    e ad ogni viaggio reinventarsi un mito a ogni incontro ridisegnare il mondo
    e perdersi nel gusto del proibito sempre più in fondo...

    E andare in giorni bianchi come arsura, soffio di vento e forza delle braccia,
    mano al timone, sguardo nella prua, schiuma che lascia effimera una traccia,
    andare nella notte che ti avvolge scrutando delle stelle il tremolare
    in alto l’Orsa è un segno che ti volge diritta verso il nord della Polare.
    E andare come spinto dal destino verso una guerra, verso l’avventura
    e tornare contro ogni vaticino contro gli Dei e contro la paura.

    E andare verso isole incantate, verso altri amori, verso forze arcane,
    compagni persi e navi naufragate per mesi, anni, o soltanto settimane...
    La memoria confonde e dà l’oblio, chi era Nausicaa, e dove le sirene?
    Circe e Calypso perse nel brusio di voci che non so legare assieme,
    mi sfuggono il timone, vela, remo, la frattura fra inizio ed il finire,
    l’urlo dell’accecato Polifemo ed il mio navigare per fuggire...

    E fuggendo si muore e la mia morte sento vicina quando tutto tace
    sul mare, e maldico la mia sorte, non provo pace,
    forse perché sono rimasto solo, ma allora non tremava la mia mano
    e i remi mutai in ali al folle volo oltre l’umano...

    La via del mare segna false rotte, ingannevole in mare ogni tracciato,
    solo leggende perse nella notte perenne di chi un giorno mi ha cantato
    donandomi però un’eterna vita racchiusa in versi, in ritmi, in una rima,
    dandomi ancora la gioia infinita di entrare in porti sconosciuti prima...

  5. #5
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    Predefinito Omero e Samosata

    (...)Ma pare che spesso un mutamento in bene sia principio di maggiori mali: due soli giorni navigammo con buon tempo, al comparire del terzo dalla parte che spuntava il sole a un tratto vediamo un grandissimo numero di fiere diverse e di balene, e una più grande di tutte lunga ben millecinquecento stadi venire a noi con la bocca spalancata, con larghissimo rimescolamento di mare innanzi a sé, e fra molta schiuma, mostrandoci denti più lunghi dei priapi di Siria, acuti come spiedi, e bianchi come quelli d'elefante. Al vederla: Siamo perduti, dicemmo tutti quanti, e abbracciati insieme aspettavamo; ed eccola avvicinarsi, e tirando a sé il fiato c'inghiottì con tutta la nave; ma non ebbe tempo di stritolarci, ché fra gl'intervalli dei denti la nave sdrucciolò giu.(...)

    Primo testo che richiama l’Odissea è la parodia scritta da Luciano di Samosata (120 d.C.- 180 d.C. Atene) dal titolo Di una storia vera.

    L'autore di questo fu un uomo di modeste origini, che intraprese la carriera di scultore ,ma dati i pessimi risultati finì per decidere di abbandonalrla.
    Successivamente frequenta a Smirne la scuola greca di grammatica e retorica dei sofisti dell’epoca. Si dedica all’avvocatura ed alle conferenze itineranti per divenire in seguito, maestro di retorica, professando le sue idee in giro per il mondo.

    Per il testo integrale dell'opera cliccate sul titolo qui di seguito--> Di una stroria vera

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