Il Cioran che a ventidue anni scrive, nella sua madrelingua «superbamente scomposta», Al culmine della disperazione è solo in apparenza diverso dal Cioran lucido e implacabile della maturità, che tesse il suo pensiero sul rigoroso ordito del francese. Tormentato dall’insonnia – il «disastro per eccellenza», il «nulla senza tregua» –, si getta a scrivere forsennatamente per ingannare le interminabili notti di veglia, che senza questa «esplosione salutare» lo spingerebbero al suicidio. Notturno Don Chisciotte, affronta i giganteschi mulini a vento dell’essere universale e dell’esistenza umana menando fendenti che annientano il comune e borghese sentire con un sarcasmo ignaro del correttivo dell’ironia. In questo libro concepito come una «sfida al mondo», tutto è negazione della misura, violazione del limite, sprofondamento nel paradosso.

Il libro risulta molto filosofico, riflessivo, assolutamente devastante. Non è sbagliato il pensiero di Cioran, ma il suo approccio alla vita veramente negativo.
A parer mio l'unico difetto è il maschilismo dell'autore, che traspare in più pagine.