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copertina libro

La signorina Else

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Discussione: Schnitzler, Arthur - La signorina Else

  1. #16
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    Il monologo interiore della giovane,graziosa Else è il filo conduttore della storia. Chi è Else? È una giovane ragazza fragile,insicura,debole. La richiesta del signor Dorsday la sconvolge a tal punto da desiderare la morte. Mi è piaciuto questo libro,mi è sembrato incredibilmente reale. Non è facile rappresentare i pensieri interiori di un essere umano ma Schnitzler ci è riuscito completamente.

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  • #17
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    Commento con spoiler…forse


    La bellezza di questo libricino è inversamente proporzionale alla sua lunghezza. E per quanto possa sembrare strano la sua brevità è parte stessa della sua bellezza, infatti fosse stato più lungo Schnitzler avrebbe finito con l’essere ripetitivo e il libro avrebbe perso in incisività.
    La signorina Else è stato scritto due anni dopo l’Ulisse di Joyce e si vede subito quanto sia debitore “all’invenzione” joyciana del “flusso di coscienza”. Schnitzler non ci fa infatti guardare Else dall’esterno mentre passeggia nel giardino, si muove nella sua camera, si spoglia e si veste, ma ce la fa guardare direttamente da dentro la sua testa.
    Infatti a parte poche pagine all’inizio tutto il libro è un lungo, inarrestabile, snervante, ossessivo - e gli aggettivi potrebbero anche continuare - monologo interiore.
    Trama:
    Else è una bella ragazza di 19 anni, appartenente alla ricca borghesia austriaca in vacanza a San Martino di Castrozza. La sua vita si svolge apparentemente senza problemi, è stata educata infatti – come tutte le ragazze dell’epoca – per fare un buon matrimonio. Da lei non ci si aspetta che sappia fare alcun lavoro, dev’essere solo bella, elegante e raffinata nei salotti. Ma il padre di Else – noto avvocato – ha perso al gioco soldi non suoi e ha pochi giorni per restituire l’ingente somma di denaro e impedire uno scandalo. La madre – per lettera – chiede ad Else di intercedere per il padre presso un ricco amico di famiglia anche lui in vacanza a San Martino. Questi è disposto a dare la cifra a patto di…
    La condizione posta da von Dorsday è per Else umiliante e vergognosa. E proprio da quella proposta parte tutto il monologo. Cosa fare? Sacrificarsi per il bene della famiglia? Chiedere aiuto a qualcuno? Opporsi? Else man mano che il monologo procede si dibatte sempre più affannosamente tra queste diverse soluzioni. “Ascoltando” l’accavallarsi frenetico e febbrile dei suoi pensieri mi venivano in mente quegli animali incapaci di nuotare che gettati in una pozza d’acqua si dibattono disperatamente e più si dibattono più vanno a fondo.
    Ed è proprio quello che succede ad Else.
    Bellissimo, da leggere.

  • #18
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    Ho finito di scrivere il mio commento, lo posto domani, ma ne approfitto per dire che non mi ricordavo nel dettaglio ciò che aveva scritto Bouvard per cui non crediate che ho scopiazzato!!! (La verità è che su certe cose io e l'altra Ale siamo intercambiabili... )

  • #19
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    Predefinito Attenzione: spoiler notevoli (ma graduali e segnalati)!

    La signorina Else andrebbe letto nello stesso arco temporale in cui il racconto si svolge: non più di qualche ora. Solo così si può entrare in completa empatia con la protagonista, che in così poco tempo vive uno “sconvolgimento” tale da determinare conseguenze molto importanti nella sua vita.
    Questo perché il racconto altro non è che un lungo monologo interiore, intramezzato da pochi ma significativi interventi esterni – riconoscibili dall'uso del corsivo – e quindi per sua natura è un continuum, un crescendo inarrestabile che non consente interruzioni. La mia lettura purtroppo è durata alcuni giorni ma, se questo mi ha penalizzato un po', non mi ha impedito tuttavia di apprezzare lo straordinario valore di quest'opera.
    Innanzitutto una piccolissima considerazione storica: Arthur Schnitzler pubblica questo libriccino nel 1924, solo due anni dopo l'Ulisse di Joyce e un decennio dopo l'inizio degli studi freudiani (anzi, si può dire che sia stato più Schnitzler a “influenzare” Freud che non il contrario). Questo per dire la portata incredibilmente innovativa di questo linguaggio, che per quanto non approdi al rivoluzionario “flusso di coscienza” joyciano, in compenso include voci esterne, gesti, persino passaggi musicali che si aggiungono alla voce narrante, a sua volta espressa attraverso la duplice strada del pensiero e della parola.

    É difficile commentare La signorina Else senza incappare in qualche spoiler, per cui se qualche lettore interessato non volesse rovinarsi la sorpresa gli consiglierei di fermarsi qui. D'altra parte c'è da dire che la bellezza di questo racconto non risiede certamente nell'effetto sorpresa, anzi: gran parte della sua bellezza, secondo me, consiste proprio nell'intuire fin dall'inizio dove si andrà a parare, nel temere e sperare, nel seguire con apprensione i tentennamenti e le esagerazioni di chi, sentendosi fragile, vuole sfidare il mondo...
    È tipico di un adolescente oscillare fra l'indignazione e la provocazione, l'ironia e la disperazione. È tipico di un adolescente – magari in preda a una delusione d'amore (ma non è questo il caso di Else) – “giocare” con la morte o piuttosto con il suo concetto, visualizzarla, sedurla, salvo poi sentirsi talmente ancorati alla vita da allontanarne il pensiero un secondo dopo. Ma qui non abbiamo a che fare con una delusione d'amore: Else è esasperata dalla gravità di una situazione per lei insostenibile e penalizzata dalla superficialità di una società perbenista e ipocrita. La distanza fisica e psicologica della famiglia rende ancora più profondo il baratro della sua solitudine.
    Else è sola con se stessa, con i propri desideri e le proprie paure: gli uni e le altre si ingigantiscono fino a inghiottirla e così – nelle sue fantasticherie – la giovane spensierata diventa una “sgualdrina” e piuttosto che prostituirsi per un uomo solo, vaneggia di darsi al mondo, senza riserve. Da qui al dramma finale il passo è breve (attenzione, spoiler totale!): quello che vorrebbe essere un estremo atto di denuncia nei confronti della famiglia, del “ricattatore”, degli estranei, agli occhi di questi si trasforma in un atto di esibizionismo o semplicemente di follia, e ciò che fino a quel momento poteva essere solo il delirio di una ragazza sola e disperata si trasforma nell'unica via d'uscita possibile; non una scelta, ma una costrizione dalla quale la stessa Else, quando ormai è troppo tardi, vorrebbe liberarsi.
    Le ultimissime pagine mi hanno commosso fino alle lacrime... non tanto per la fine di Else (da un certo punto in poi avevo capito che sarebbe andata così, non poteva essere altrimenti...), quanto per quell'ultimo singulto di vita, quel tentativo estremo di aggrapparsi all'esistenza rivolgendo un muto appello al giovane Paul, un medico per giunta!, non cattivo, non ostile, ma del tutto incapace – come tutti gli altri – di comprendere il dramma che si svolge davanti ai suoi occhi.
    Chi più chi meno, i personaggi che circondano Else sono troppo presi da se stessi per vedere al di là del proprio naso, per scorgere qualcosa in più di una bella, “altera” ragazza di diciannove anni apparentemente senza alcun pensiero. Si può essere responsabili di una tragedia anche solo per disinteresse, per superficialità e, permettendo a noi lettori di entrare nella testa di Else, dentro i suoi pensieri, Schnitzler sembra volerci spronare ad andare oltre, ad approfittare dell'artificio letterario per percorrere una strada nella realtà difficilmente accessibile.
    Al di là di questo, resta chiaramente il valore “estetico” di questo scavare in profondità, trasformando in letteratura i meccanismi della psiche, gli impulsi, le reazioni, le azioni. Insomma, ciò che trasforma un semplice racconto in un piccolo capolavoro.
    Ultima modifica di ayuthaya; 03-08-2018 alle 11:06 PM.

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