Questo libro è considerato il capolavoro di Gao Xingjian, unico premio nobel cinese nella storia, da anni residente in Francia.
Nel romanzo si intrecciano racconti di vita vissuta (soprattutto relativi ad un lungo viaggio per le zone rurali di montagna della Cina) e storie immaginarie.
La montagna dell'anima è il luogo immaginario cercato dal protagonista immaginario.
I personaggi sono i pronomi personali "io", "tu", "lei", "lui".
Così l'autore descrive la peculiare strategia narrativa: "il primo livello di struttura del libro è la prima persona, "io", e la seconda persona, "tu". Il primo, "io", viaggia nel mondo reale, mentre il secondo, "tu", derivato dal primo, si aggira nell'immaginario. Successivamente dal "tu" deriva una "lei", e poi ancora la trasformazione della "lei" conduce all'alienazione dell'"io" che porta alla comparsa del "lui".
L'autore denuncia la decadenza della cultura cinese e l'oppressione politica che caratterizza il paese.
Il libro, ancora oggi, è proibito in Cina.

Ho trovato il romanzo abbastanza impegnativo e, per i miei gusti, un po' troppo lungo, anche perché l'autore si dilunga spesso nella descrizione di riti, leggende, paesaggi, monumenti.
Sicuramente originale ed accattivante la strategia narrativa utilizzata e da apprezzare il valore di denuncia che assume il testo.
Bellissimo il capitolo 72, dove "lui" dibatte con un critico sulla nozione di romanzo.