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Discussione: Cos'è finito negli anni 60'?

  1. #1
    ParallelMind
    Guest

    Predefinito Cos'è finito negli anni 60'?

    Io purtroppo non li ho mai vissuti quegli anni,ma guardando video,leggendo articoli,ascoltando canzoni si ha quasi la sensazione che nel vivere collettivo comune qualcosa sia cambiato. L'omicidio dei Kennedy,la morte di artisti e leader carismatici,la fine di un epoca col concerto sull'isola di Wight.
    La gente partecipava ad un qualche tipo di cambiamento sociale? o almeno si illudeva di riuscirci,forse quelli che sono crollati sono soltanto i sogni o anche qualcos'altro?



    Magari sono un pò ot ma non sapevo in che sezione aprirla
    Ultima modifica di ParallelMind; 06-26-2011 alle 07:59 PM.

  2. #2
    Motherator
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    mi piace questa discussione, perchè essendo io nata nel 1960 quegli anni li ho respirati tutti e parlare di cosa è cambiato in 50 anni è come parlare della mia vita aspetto di riflettere e di dire la mia

  3. #3
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    Formidabili quegli anni!!! Come Elisa li ho vissuti tutti...è stato un periodo di rottura tra due generazioni,quella prima della guerra e quella del dopoguerra,una rivolta contro l'autoritarismo,sia nel pubblico che nel privato,una presa di coscienza delle donne,operai,studenti,intellettuali per la prima volta insieme,da qui sono scaturite le leggi sull'aborto,sul divorzio,lo statuto dei lavoratori e una scuola più democratica,Il mondo della musica poi ha subito una scossa enorme,prima c'era la musica leggera,cioè le canzonette poco impegnate o il "bel canto",sono nati i gruppi,le band,sulla scia della protesta ed i cantautori,autori impegnati che mettevano il vissuto in musica.Nella moda, i jeans sono passati da capo esclusivamente da lavoro a indumento solidale,tra uomo e donna nell'abbigliamento si tendeva ad eliminare le differenze,c'era un vestire unisex,i ragazzi si facevano crescere i capelli...e questo,in tutto il mondo.



  4. #4
    ParallelMind
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    grazie Sally
    quello che volevo capire però ineffetti era se è stata una semplice tendenza,passeggiera oppure qualcosa che ha forgiato gli animi di quegli anni
    e oggi se possiamo realmente trovare analogie in qualche contesto culturale moderno

  5. #5
    Motherator
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    io credo che in quegli anni ci sia stato un esponenziale fenomeno aggregativo, i giovani e le donne e i gruppi minoritari, per la prima volta si sono sentiti persone con pieni diritti e si sono uniti per far sentire la loro voce che prima era soffocata da gruppi di potere determinati dai soldi, dal ruolo politico, religioso e sociale.
    Adesso forse lo stesso fenomeno si può estendere ai popoli.

  6. #6
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    Citazione Originariamente scritto da ParallelMind Vedi messaggio
    grazie Sally
    quello che volevo capire però ineffetti era se è stata una semplice tendenza,passeggiera oppure qualcosa che ha forgiato gli animi di quegli anni
    e oggi se possiamo realmente trovare analogie in qualche contesto culturale moderno
    Penso che sia stata una cosa che ha forgiato gli animi di quegli anni,personalmente oggi non vedo niente di simile....ripensandoci, quello che sta accadendo nel Nord Africa,mi sembra un cambiamento epocale.

  7. #7
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    Io sono un po' più pratico e forse meno filosofico, ma non considero tanto formidabili quegli anni. Primo perché i sogni non hanno portato nulla alle generazione successive come la mia, secondo perché a forza di sentire musica ci si è dimenticato di lavorare e quindi non si è costruito nulla - almeno in Italia - terzo perché il forte uso di sostante stupefacenti che facevano tanto "moda" in quegli anni, hanno solo contribuito a fare innalzare il livello di criminalità in paesi dove la debolezza sociale era evidente come in Italia.
    Non sono affatto contento degli anni '60, l'unica cosa buona penso sia il furgone della Volkswagen e nulla di più.......

  8. #8
    ParallelMind
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    Citazione Originariamente scritto da ulysse Vedi messaggio
    Io sono un po' più pratico e forse meno filosofico, ma non considero tanto formidabili quegli anni. Primo perché i sogni non hanno portato nulla alle generazione successive come la mia, secondo perché a forza di sentire musica ci si è dimenticato di lavorare e quindi non si è costruito nulla - almeno in Italia - terzo perché il forte uso di sostante stupefacenti che facevano tanto "moda" in quegli anni, hanno solo contribuito a fare innalzare il livello di criminalità in paesi dove la debolezza sociale era evidente come in Italia.
    Non sono affatto contento degli anni '60, l'unica cosa buona penso sia il furgone della Volkswagen e nulla di più.......
    Invece è proprio questa forma di pensiero dominante che ci sta collettivamente fregando.
    Perchè le persone sono fatti di anima,cuore,mente,emozioni e tanto altro..e la società si basa su tutt'altro: soldi,potere,sesso.
    e di questo passo non ci resteranno molti altri "affari" da fare perchè andrà tutto in malora
    Una spinta generazionale positiva non si può prevedere gli effetti che ha.. magari la politica economica fortunata dell'america degli anni 70 e 80 è stata possibile solo grazie al periodo hippy
    La società è come una pianta che ha bisogno di sole,calore e acqua pulita per mantenersi in salute..Sono argomenti molto complessi secondo me,per fare un analisi bisogna fare un quadro più grande

  9. #9
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    Caratteristico dei primi anni '60 fu il cosiddetto "boom" economico. Dopo anni di ristrettezze, finalmente poteva dirsi concluso il lungo periodo del "dopoguerra". Non fu certo il raggiungimento del benessere per tutti, ma sicuramente ci furono maggiore agiatezza e prosperità. La produzione seriale delle fabbriche che lavoravano a pieno ritmo, l'introduzione e l'espansione del sistema delle vendite rateali, permisero l'acquisto di beni che fino ad allora erano riservati alle classi più abbienti. Questo rinnovato e più diffuso benessere produsse una certa idea di progresso, secondo cui esso sarebbe stato continuo, esponenziale ed al servizio dell'emancipazione delle classi più indigenti. Questo clima contribuì ad un certo allentamento delle tensioni sociali, mai sopite, e che erano violentemente esplose duranti i fatti del Luglio del '60, che ebbero caratteristiche ideologiche e politiche più che di rivendicazioni sindacali o salariali. Insomma, si respirava un'aria di fiducia incondizionata nel futuro che non poteva essere che migliore del presente. Ma già nel '64 si era in piena "congiuntura economica", ed il sogno era infranto. In realtà le condizioni economiche medie degli italiani continuarono a crescere, ma in maniera meno lineare e veloce, e soprattutto venne a mancare per sempre l'idea di un progresso sempre "buono", indiscriminato, egualitario. La perdita dell'utopia riacuì le tensioni, e la morte dello studente Paolo Rossi durante gli scontri all'Università di Roma dell'Aprile del '66, segnò, simbolicamente, la fine anticipata dei "mitici" anni '60. Solo qualche anno più tardi, l'uccisione di uno studente per motivi politici, non avrebbe fatto quasi più notizia, ma, nel '66 non era ancora così: fu la perdita dell'innocenza e della spensieratezza adolescenziali, almeno, così, la vissi io, studente ginnasiale. Da lì a poco le tensioni crebbero, queste sì, in maniera esponenziale, e sarebbero sfociate nelle dure lotte del '68 e degli anni successivi ,e il decennio si concludeva il 12 dicembre del '69 con la strage di piazza Fontana e la truce inaugurazione della "strategia della tensione", mentre scheggie impazzite di movimenti politici saranno protagoniste degli "anni di piombo" che lasceranno una lunga scia di sangue durante tutto il decennio successivo.

  10. #10

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    Nel 1968, a Praga, è finito il regime comunista.
    Jan Palach è morto.
    Eppure i dragunov dei padroni sparavano contro ali troppo forti per essere fermate, troppo alte per essere arrestate.
    Grazie agli slavi era finito qualcosa che nel 1956 i budapestini non erano riusciti a fermare.
    E' vero, la Storia dice che i padroni con la stella rossa trionfarono.
    Ma le colombe avevano cominciato a respirare.
    E non avrebbero più smesso.

  11. #11
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    a mio parere gli anni 60 sono stati inizio e fine di molte cose. Prima di tutto l'apertura di numerose facoltà universitarie ai figli della gente comune: molte facoltà fino ad allora erano appannaggio solo di alcune classi sociali privilegiate (allora si definivano borghesi). E' stato il decennio del concilio vaticano secondo voluto da Giovannii XXIII, il cui significato di apertura della chiesa ai cambiamenti, che avvenivano all'interno della società, si è andato lentamente perdendo con gli ultimi due papati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. E' stata l'epoca di messa in crisi della società patriarcale e l'inizio della presa d'atto di una coscienza femminile. Le droghe erano ben lontane dall'industria mafiosa, che porterà, solo un decennio dopo, al consumo di massa dell'eroina e che in 20 anni determinerà la distruzione di un'intera generazione di giovani. Gli anni 60 sono stati gli anni di una profonda riformulazione della società (Marcuse, Adorno, Sartre, De Beauvoir) sicuramente ingenua, perchè non ha tenuto conto del profondo impatto che lo sviluppo economico avrebbe avuto nella coscienza della gente da li a qualche anno, con la successiva omologazione del pensiero e dell'etica sociale da parte del consumismo di massa e della ricerca edonistica (usando un termine caro a Pasolini) del benessere economico, tralasciando i valori di una diversa cultura che si è potuta esprimere solo in forma embrionale.

  12. #12
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    Comunque ribadisco l'enorme differenza di sensibilità e di clima, che si avvertì fin da allora, tra la prima e la seconda parte del decennio, come se si trattasse di due epoche distanti. Dalla confessione esistenziale venata di malinconia e noia di "Mi sono innamorato di te perchè non avevo niente da fare" (1962) di Luigi Tenco a "Contessa" (1968) di Paolo Pietrangeli il passo non è nè breve e nè contiguo. Dalla freschezza e spensieratezza delle prime canzoni dei Beatles alle lisergiche visioni musicali dei Pink Floyd sembrano passati alcuni lustri, non solo qualche anno. La commedia all'italiana in b&n, da "Rogopag" a "Io la conoscevo bene" sembra roba di un altro mondo confrontata con le esercitazioni intellettuali di films come "Teorema" (1968) o "Porcile" (1969) di Pier Paolo Pasolini. E, per tornare alla domanda iniziale "Cos'è finito negli anni 60'?" direi la velocità dei cambiamenti. Ve li immaginate spostamenti umorali così drastici di sensibilità e stile di vita tra i primi e gli ultimi anni del decennio appena trascorso?

  13. #13
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    Citazione Originariamente scritto da ulysse Vedi messaggio
    Io sono un po' più pratico e forse meno filosofico, ma non considero tanto formidabili quegli anni. Primo perché i sogni non hanno portato nulla alle generazione successive come la mia, secondo perché a forza di sentire musica ci si è dimenticato di lavorare e quindi non si è costruito nulla - almeno in Italia - terzo perché il forte uso di sostante stupefacenti che facevano tanto "moda" in quegli anni, hanno solo contribuito a fare innalzare il livello di criminalità in paesi dove la debolezza sociale era evidente come in Italia.
    Non sono affatto contento degli anni '60, l'unica cosa buona penso sia il furgone della Volkswagen e nulla di più.......
    Però, non si sa perchè, libri, films, trasmissioni di vario genere continuano a rievocare quegli anni...io non sono in grado di formulare un giudizio "spassionato", perchè, per ragioni anagrafiche ed anche per vicende personali, a quegli anni (solo i primi anni '60 però!) sono troppo legato, ma , sta di fatto che si continua a parlare ed a scrivere di essi. E da subito, ed in tutto il mondo. Basta pensare che "American Graffiti" di George Lucas è uscito nel '73 (ma l'idea del film è del '71) e rievoca con delicatezza e tanta nostalgia le vicende di un gruppo di amici della provincia americana nell'estate del '62. Ne parla come un mondo lontano ed ormai perduto per sempre, ed erano passati solo dieci anni dalle vicende narrate ma, come ho già scritto, il mondo correva in fretta allora! Oggi è la tecnologia a correre, ma le idee, gli stili di vita, le mentalità rimangono al palo! Ve lo immaginate rievocare con profondo languore come appartenente ad altra epoca una storia ambientata nel 2001?

  14. #14
    ParallelMind
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    Citazione Originariamente scritto da jancarlo Vedi messaggio
    Però, non si sa perchè, libri, films, trasmissioni di vario genere continuano a rievocare quegli anni...io non sono in grado di formulare un giudizio "spassionato", perchè, per ragioni anagrafiche ed anche per vicende personali, a quegli anni (solo i primi anni '60 però!) sono troppo legato, ma , sta di fatto che si continua a parlare ed a scrivere di essi. E da subito, ed in tutto il mondo. Basta pensare che "American Graffiti" di George Lucas è uscito nel '73 (ma l'idea del film è del '71) e rievoca con delicatezza e tanta nostalgia le vicende di un gruppo di amici della provincia americana nell'estate del '62. Ne parla come un mondo lontano ed ormai perduto per sempre, ed erano passati solo dieci anni dalle vicende narrate ma, come ho già scritto, il mondo correva in fretta allora! Oggi è la tecnologia a correre, ma le idee, gli stili di vita, le mentalità rimangono al palo! Ve lo immaginate rievocare con profondo languore come appartenente ad altra epoca una storia ambientata nel 2001?
    Adoro quel film! un pò come adoro "Stand by me- ricordi di un estate" ambientato sempre in quegli anni
    sono entrambe pellicole che mostrano la bellezza della semplicità di queli anni magici in america,vissuta attraverso gli occhi di un gruppo di teenagers

  15. #15
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    Citazione Originariamente scritto da jancarlo Vedi messaggio
    Però, non si sa perchè, libri, films, trasmissioni di vario genere continuano a rievocare quegli anni...io non sono in grado di formulare un giudizio "spassionato", perchè, per ragioni anagrafiche ed anche per vicende personali, a quegli anni (solo i primi anni '60 però!) sono troppo legato, ma , sta di fatto che si continua a parlare ed a scrivere di essi. E da subito, ed in tutto il mondo. Basta pensare che "American Graffiti" di George Lucas è uscito nel '73 (ma l'idea del film è del '71) e rievoca con delicatezza e tanta nostalgia le vicende di un gruppo di amici della provincia americana nell'estate del '62. Ne parla come un mondo lontano ed ormai perduto per sempre, ed erano passati solo dieci anni dalle vicende narrate ma, come ho già scritto, il mondo correva in fretta allora! Oggi è la tecnologia a correre, ma le idee, gli stili di vita, le mentalità rimangono al palo! Ve lo immaginate rievocare con profondo languore come appartenente ad altra epoca una storia ambientata nel 2001?
    E' molto semplice Jancarlo il perché. Perché siamo un popolo che guarda indietro invece di guardare avanti. Siamo culturalmente sempre dei nostalgici e mai degli avventurieri, ogni uomo, ogni sognatore, ogni avventuriero che si è palesato nella nostra società è stato ucciso, sia fisicamente che moralmente. Parlare del passato, genera più emozioni controllabili, mentre guardare al futuro genera solo entusiamo coinvolgente che non si può gestire e controllare. E' molto più facile fare retrospettive che non visioni futuristiche. Primo perché il passato si conosce e si può manovrare al meglio, secondo perché il futuro ha sempre spaventato. Il salto nel buio che nessuno vuol fare. Per questo esistono i coraggiosi. e come ben sai la parola coraggio ha nella sua radice la parola "core". Ed al cuore non si comanda e non si comanderà mai.

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