In un piccolo paese della Sicilia arriva un libraio. Ometto buffo, strano, che apre le porte della sua libreria a tutti per la lettura di brani tratti da opere varie. Ma il paese gli è ostile. L'arte non paga e il libraio non ha più soldi neanche per mangiare. Nessuno entra nella sua libreria. Tranne un ragazzino, Nicolino, che nascosto tra le pile di libri lo ascolta recitare per una platea vuota. Finché un brutto giorno nella libreria...

Il resto lo scoprirete leggendo. La metafora della parola come veicolo di espressione, non soltanto delle semplici cose, ma soprattutto delle emozioni. Perdere la parola significa perdere la capacità di esprimere il pensiero.

A me questo libro non è piaciuto moltissimo. L'ho trovato troppo fiabesco per i miei gusti. Ma potrebbe piacere molto a chi ama lo stile Vecchioni.