Per comprendere al meglio i " Racconti di fantasmi " di James bisogna risalire ad un aneddoto che riguarda suo padre. Una sera il padre si trovava dopo un buon pasto a fissare le fiamme del camino, la sua mente vagava ed improvvisamente fu colto da una profonda sensazione di paura e tremore. Fu colto da un'orribile sensazione di panico, era come convinto di una qualche presenza letale. Questo episodio segnò profondamente la vita del padre di James negli anni successivi portandolo a soffrire di allucinazioni.
Queste stesse sensazioni di disagio, questo senso di oppressione interiore è quello che caratterizza i racconti di James. Sono fantasmi che subentrano nei momenti in cui i protagonisti sono colti dai loro sensi di colpa come ne " L'inquilino fantasma ", " Sir Edmund Orme " e " Owen Wingrave " o forme di fantasmi interiori più profondi che simboleggiano l'insicurezza del vivere e degli affetti come ne " L'altare dei morti " ( a mio parere il più bello della raccolta ) , "La belva nella giungla " e " L'angolo prediletto ".
Anche in quei racconti dove i fantasmi compaiono in " carne e ossa " l'obiettivo di James non è tanto spaventare alla classica maniera dello scrittore di soprannaturale, ma a crearci angoscia interiore pagina dopo pagina lasciandoci poi alla fine con le inquietudini della nostra vita e del mondo in cui viviamo.