Barbero, Alessandro - Lepanto.

Frundsberg

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Credevo che questo meraviglioso volume fosse stato recensito già da altri. Mi sbagliavo, e ne sono quasi contento perché, a ben osservare, scrivere di questo magnifico connubio fra saggio e letteratura è un autentico privilegio.
L'ho letto durante le feste invernali e mi ha molto colpito.
Barbero descrive secondo un canone accademico britannico Lepanto, il "grande spartiacque".
Eppure non lo fa nella solita veste letteraria paludata tipica di molti storici italiani, anzi, prende spunto dalla nota impronta inglese del saggio romanzato per arrivare molto, molto lontano.
In Italia il termine "divulgare" acquisisce spesso, per molti, una valenza negativa o, almeno, di basso profilo.
Gli anglosassoni per quanto concerne le materie umanistiche concepiscono un livello di divulgazione molto diverso, per dire, da quello populista della Angela gang.
Per Lepanto Barbero sceglie intenzionalmente di descrivere gli episodi più importanti che "precedono il turbine": Cipro e Famagosta,l'impostazione del bipolarismo metaculturale, lo scontro della fede utilizzata al protocolonialismo.
Nonostante il prezzo piuttosto alto, Laterza non perdona,mi sento di consigliarlo caldamente.
Unica nota negativa: la fascetta della seconda edizione riportante una frase di Saviano che invita alla lettura.
Domanda: Saviano è diventato uno storico? Mah...
 
Barbero, Alessandro - Lepanto

A me piace lo storico Barbero, nonché il romanziere. Questo saggio è la cronaca degli anni 1570 -1571, fino alla battaglia di Lepanto. Beylerbey, cadì, pirati, schiave, sottigliezze, crudeltà, lo scorticamento del Bragadin è terribile. Il tutto raccontato con maestrìa. Sembra quasi di essere davanti ad una televisione.
Mi ha colpito la fermezza dei rinnegati cristiani catturati a Lepanto nel non volersi riconvertire al cristianesimo. Preferivano la morte e non una vita da nuovamente rinnegati.

Ottimo saggio. Ci fa capire come eravamo una nazione, senza bisogno di essere malamente uniti. Ah! I più fessi e codardi della Lega Santa, non erano i napoletani, non erano i veneziani, non erano gli spagnoli, non erano i maltesi, non erano i romani, non erano gli anconetani, ma guarda caso erano le due galere dei savoiardi. Toh! chi l'avrebbe mai immaginato.:)
 
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