Chi ha la fortuna di scovare da qualche parte questo libricino vincitore del Premio letterario “Il Pungitopo” e pubblicato dal Gruppo Calderini-Edagricole nel 2001, si troverà tra le mani una piccola chicca, opera prima dell’autrice che in seguito si è fatta ben notare anche attraverso l’editoria maggiore.
E’ una piccola storia d’altri tempi, di quella Italia del boom anni ’60, di riviera romagnola con i suoi personaggi felliniani, di Lambrette e ragazze yé-yé, di doncamilli e pepponi, del nascente ceto medio con i suoi piccoli sogni di ascesa sociale. Cose già riviste e risentite, se non fosse che questa volta la voce narrante e lo sguardo straniante è quello di una ragazzina di 10 anni che sogna di fare la scrittrice, ma una scrittrice alla Mary Alcott, tutta trine e mezzi guanti di lana; se ci si aggiunge un personaggio “fantasma”, uno zio defunto e le sue memorie di soldato che diventano l’alter ego letterario della protagonista, e una combriccola di ragazzini che vuole salvare la tata dalla zitellagine, il numero di fili narrativi si moltiplica, con un andirivieni tra passato e presente, vita vissuta e vita raccontata, scintillio della riviera e sudore di campagna… A ciò si aggiunge una scrittura briosa che rende questo romanzo di piacevole lettura e a tratti addirittura esilarante.