Igor Malev ha una sola cosa in mente: la sua ex moglie Ewa. Anche se è un uomo ricco, affascinante e di innato carisma, lei lo ha lasciato per uno stilista di grande successo, una ferita, questa, da cui non è mai riuscito a riprendersi. Così decide di riconquistarla. Nella cornice del Festival di Cannes, circondato dal lusso e dagli eccessi della nuova aristocrazia, i vincitori definitivi nella gara edonistica della vita moderna, inizia una battaglia lunga ventiquattro ore. Perché Igor è un uomo di rara forza e fredda intelligenza, e quella che vuole non sarà una riconciliazione ordinaria, pacifica. Perché ha fatto a se stesso la promessa di distruggere tutto ciò che si interpone tra lui e la sua amata. E lui mantiene sempre la parola. Con Il vincitore è solo Paulo Coelho torna ai grandi temi di Undici minuti e lo Zahir offrendoci un romanzo avvincente e ricco di tensione, specchio del mondo in cui viviamo, dove la ricerca del lusso e del successo a tutti i costi spesso impedisce di ascoltare quello che ci sussurra il nostro cuore.

La trama c'è, un serial killer atipico, una persona di successo che per 24 ore si trasforma per "amore" in un killer seriale.
Troppe lungaggini, troppe ripetizioni, troppe introspezioni sui pensieri di alcuni personaggi non influenti come il poliziotto di Cannes, l'esperto criminologo, l'agente F.B.I., del tutto inutili e ininfluenti nella trama e come spesso succede con Coelho il romanzo lascia l'impressione che i pensieri e le considerazioni dei personaggi non vengano comunicati o raccontati ma imposti come verità assoluta.