Un biglietto lasciato sul tavolo, una storia d’amore che si chiude e un nonno che muore dopo essere rimasto imprigionato per tutta la vita nell’ossessione della campagna di Russia. Sulla soglia di un’estate in cui di colpo tutto sembra mancare, Pietro decide di andare a vedere il Don con i suoi occhi, per attraversare la linea del fronte e cercare la sua tregua sulle tracce di una guerra altrui”

Mi ha incuriosito il riferimento alla campagna di Russia di cui non sapevo assolutamente nulla anche se in quei territori sono morti molti nostri connazionali e molti russi.
Il romanzo è particolare: scritto in maniera eccellente, a mio parere, a volte però si perde nelle descrizioni troppo dettagliate di alcuni oggetti, piuttosto che di alcuni pensieri e per chi è interessato alla trama non è cosa da poco dover leggere due pagine di descrizioni prima di affrontare l’episodio successivo…
La storia vive due momenti paralleli: una storia d’amore conclusa e una storia di affetti familiari sospesi in cui la campagna di Russia ha una responsabilità determinante.
Il protagonista intraprende questo viaggio in Russia per capire il senso di quanto è successo in guerra, ma lo scrittore non entra nella “questione guerra”, si perde nei pensieri del protagonista e lascia il lettore ad aspettare, a sua volta, il perché della guerra.
Questo romanzo per me ha avuto il merito di avermi posto delle domande: perché siamo entrati in guerra contro la Russia e abbiamo subito così tante perdite umane? Cosa hanno dovuto fare i nostri soldati per sopravvivere e tornare a casa? Come hanno vissuto i russi questa invasione?
Il libro non affronta tutto questo, ma lo sfiora soltanto.

Non so che dire, speravo che qualcuno lo avesse letto e mi dicesse un suo parere, ma vedo che non è stato ancora recensito, quindi l’ho fatto io.