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copertina libro

Benito Cereno

Mostra risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Melville, Herman - Benito Cereno

  1. #1

    Predefinito Melville, Herman - Benito Cereno

    In talune occasioni sono i libri a venirci incontro, promettendosi a noi e facendo bella mostra di sè nelle vetrine come sapienti adescatrici... in altre occasioni arrivano a casa complici un amico o un parente ma occasionalmente un libro viene trascinato da un altro libro, e questo è il caso di cui sto per narrarvi.
    Leggendo in stazione un libretto di Carl Schmidt, Ex Captivate Salus, ho notato che tutte le sue riflessioni amare e profonde hanno come scaturigine un romanzetto di Melville, il Benito Cereno.
    E' la storia di un navigatore americano che corre in aiuto di una nave in avaria... presto scoprirà elementi e fatti inquietanti, come la presenza costante del misterioso Babo accanto al lugubre capitano Cereno e al comportamento inspiegabile del resto dell'equipaggio.
    Non è possibile svelare quale legame unisce le riflessioni da "vinto" di Schmidt con la trama del romanzo perchè richiederebbe di svelare la trama... posso solo anticipare che è un romanzo sulla crudeltà e amarezza della vita umana. Letto "in tensione" con Ex captivate Salus ci apre spiragli di verità e consapevolezza.

    Voto: 8/10
    Ultima modifica di Dallolio; 08-13-2011 alle 10:15 PM.

  2. #2
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    In un nebbioso e plumbeo mattino del 1799 il peschereccio da foche americano comandato dal capitano Amasa Delano getta l’ancora nel porto dell’isola di Santa Maria, al largo del Cile, per scoprirvi uno strano e malandato veliero spagnolo alla deriva, con a bordo un equipaggio lacero e affamato, decimato nel numero e nelle forze da una sciagurata sequenza di tempeste, epidemie e prolungate bonacce. Salito a bordo con una generosa scorta di provviste, il capitan Delano avverte da subito che qualcosa di lugubre e inquietante sta accadendo a bordo: la nave, in origine adibita al trasporto di schiavi neri e facoltosi passeggeri ispanici, è ora interamente affidata ad una strana ciurma di neri impegnati in incomprensibili e inconcludenti operazioni, mentre i pochi marinai spagnoli sopravvissuti allo scorbuto e alla sete si aggirano impotenti tra le sartie. Ma la più stupefacente di tutte è la diade costituita dal capitano, Benito Cereno, un giovane nobiluomo spagnolo fiaccato nel corpo e nello spirito dalle traversie e dalla perdita di tanti compagni, e da Babo, il suo servitore nero, devoto a tal punto da essere inseparabile da lui e da scrutare ansiosamente ogni mutamento d’espressione del suo padrone, debole e capriccioso, capace di passare in un attimo dall’abbattimento alla più ostile protervia, soprattutto nei confronti del suo soccorritore, il capitano americano. Delano infatti, nella giornata che trascorre a bordo e che costituisce il nucleo temporale del breve romanzo, si adopera con tutto il suo buon senso per ricondurre la nave all’ancora e rifornirla del necessario. Eppure, in un crescendo di tensione costituito da una progressione di segni e indizi oscuri, il suo animo compie una continua altalena tra il sospetto e il senso di un’oscura minaccia e il suo naturale buon cuore e innata fiducia negli esseri umani. Finché, al momento del commiato, il velo che avvolge la verità si squarcia, le maschere vengono calate rivelando una realtà in cui domina l’orrore, la follia, ma anche una lucida e terribile determinazione che hanno trasformato le navigazione della “San Dominique” in un’epica da incubo.
    Il romanzo, pubblicato nel 1857, fu accolto con ostilità: troppi nervi scoperti esso toccava, e da nessuna delle prospettive allora ritenute giuste o accettabili. Al centro c’è la discussione sulla schiavitù: Melville dimostra l’atrocità di ogni deprivazione della libertà, ma anche come il mito dell’uguaglianza si infranga su differenze e reciproche ostilità che hanno radici troppo profonde, e troppo strutturali alla stessa cultura americana, perché possano essere rimosse in maniera indolore.
    Ma il romanzo si può leggere anche in una prospettiva più universale, filosofica, alla luce di una visione del mondo che costituisce l’ossessione di Melville: la consapevolezza dell’esistenza e dell’ineluttabilità del Male anche dietro il volto più bonario della natura (come in “Moby Dick”); la convinzione che la possibilità di decifrare il mondo sia continuamente sviata dall’apparenza, dietro cui la verità si dissimula senza poter essere afferrata; la convinzione dell’inutilità di ogni tensione, anche eroica (come quella del capitano Achab), e del conforto solo momentaneo che la solidarietà umana può fornire (come per Ismael). Alla fine quel che rimane a coloro a cui, come Benito Cereno, tale consapevolezza è piombata addosso come un’ombra nera è ciò che recita il monito iscritto sotto la macabra polena della San Dominique: “seguid vuestro jefe”, seguite il vostro capo, recitate fino in fondo la vostra parte.

  3. #3
    Ananke
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    Benito Cereno è un racconto marinaresco sulla schiavitù, ma è anche altro... un racconto dai tratti oscuri e inquietanti. Devo ammettere che non mi ha entusiasmato, forse per la scrittura troppo "ampollosa", forse per la mancanza di azione diretta, o per il finale vecchio stile (alla Poe) con i documenti del tribunale a svelarci come sono andate le cose. Certo che le ultime pagine di riflessioni sono molto belle, ma il resto del libro non va oltre la sufficienza.
    Voto: 3

  4. #4
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    Spero tanto di riuscire a finirlo, mi sta pesando parecchio ...

  5. #5
    Ananke
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    Citazione Originariamente scritto da Spilla Vedi messaggio
    Spero tanto di riuscire a finirlo, mi sta pesando parecchio ...
    Ma se sono solo 100 pagine ?

  6. #6
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    Citazione Originariamente scritto da bonadext Vedi messaggio
    Ma se sono solo 100 pagine ?
    Ecco. Ma il problema è che non riesco a leggerne più di 5 al giorno

  7. #7
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    Sicuramente è un libro che porta uno o più messaggi. Che può essere interpretato secondo più chiavi di lettura. Che costituisce una pietra miliare nella letteratura dell'Ottocento. Sicuramente.
    Ma io l'ho trovato di una pesantezza mostruosa. Il pathos e l'aspetto macabro sono stati temperati dalla noia solenne che mi ha accompagnato quasi ad ogni pagina.

    Credo di avere battuto un record: ho impiegato ben 34 giorni per leggere 111 pagine

  8. #8
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    A me è piaciuto questo breve romanzo. Mi è piaciuta l'atmosfera inquietante che suggeriva anche ad un ottimista come il capitano Delano che qualcosa di brutto stava succedendo, i personaggi inquietanti di Bobo e Artufal e lo stesso Cereno così difficile da comprendere.
    Ho trovato noioso solamente il finale che spiega come erano andate le cose grazie alla lettura di stralci di documenti...

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