«C'erano una volta due bambine che videro, o credettero di vedere, una Cosa in una foresta».


Ho comprato questo libro quasi per forza, non riuscendo a trovare un titolo capace di incuriosirmi. Quel giorno dovevo uscire dalla libreria con qualcosa di bello e alla fine scelsi questo. Pensavo di trovarci storie di misteri e di orrori: mi sbagliavo e non lo rimpiango affatto.

Uscito in Inghilterra nel 2003 con il titolo originale Little Black Book of Stories, questo libro comprende cinque racconti di esistenze confinate in una sorta di "carcere del sopravvivere", dove una realtà grigia e dimessa nasconde dietro i suoi sipari creature e situazioni di inaspettata soprannaturalità.

Non storie del brivido, quindi, - come il titolo in italiano farebbe presagire - ma storie di ordinaria irrealtà, tratteggiate in nero, fatto salvo qualche sporadico sprazzo di luce, con uno stile sorprendente, asciutto e disincantato, ma al tempo stesso veicolo di un messaggio poetico di buona forza.


Una donna di pietra è il racconto che ho preferito su tutti: la lenta e disturbante cristallizzazione di un corpo vivo che diventa una composizione dei più diversi minerali.

Non tutto scorre agevolmente, gli spunti sono trattati in maniera discontinua, ma nel complesso si tratta di un'opera singolare, fatta di materia cupa e suggestiva, che merita di essere scoperta.