Ho appena finito di leggere “L’ultima Brigantessa” La vera storia di “Ciccilla” dell’autore Rocco Giuseppe Greco. Un libro che tratta una vicenda di brigantaggio in Calabria, ambientata nel difficile periodo del risorgimento italiano.
Quella di Rocco Giuseppe Greco è un’esposizione gradevole, resa tale da una scrittura piacevole e priva di noiose giravolte sintattiche. Bella la scelta di narrare con la voce di lei in prima persona e raccontare i fatti dal punto di vista della brigantessa stessa, rendendo alla protagonista anche questa legittima peculiarità, mi è piaciuto molto.
L’autore non divaga perdendosi nel racconto, ma mantiene una linea retta su ciò che ha da raccontare, forse anche troppo.
È la storia di Maria Oliverio detta “Ciccilla”, una donna forte di un amore appassionato per il proprio uomo: il brigante Pietro Monaco detto “Brutta Cera”. Un amore sbocciato durante l’infanzia, in un sabato di settembre del lontano 1850, cresciuto nel sapore dolce di pochi confetti stretti in una mano, e mantenuto con la stessa dolcezza nel tempo. Un amore al di sopra di tutto: della povertà, della solitudine e anche dell’adulterio. La lotta di una donna, trascinata dall’amore per il proprio uomo, in tempi completamente lontani dal proprio tempo, difficili anche da descrivere. Ciccilla, precorritrice di un’affermazione femminile in un momento complicato della storia, anche per un uomo, è trascinata dall’impeto di un carattere deciso e dal grande amore per il suo Pietro. Un amore in cui non esistono limiti né confini, neppure quello di uccidere. Unica donna brigantessa e unica prigioniera delle “Fenestrelle”, duro carcere piemontese, della quale il Greco ha ricondotto a noi un difficile pezzo di storia. Io ho trovato qualche piccola incongruenza, ma devo fare i complimenti all’autore che ha scelto di romanzare i fatti e ha dato voce a una donna coraggiosa, a tratti fantastica, che nel finale presenta la sua parte mai mostrata e fa chiudere il libro con gli occhi lucidi.