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Una storia di amore e di tenebra

Mostra risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Oz, Amos - Una storia di amore e di tenebra

  1. #1
    Mathematician Member
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    Predefinito Oz, Amos - Una storia di amore e di tenebra

    Ho cominciato da poco questo romanzo di Amos Oz, il primo che leggo di questo autore. Vi riporto una breve recensione (non mia):

    Amore e tenebra sono due delle forze che agiscono in questo libro,un'autobiografia in forma di romanzo, un'opera letteraria che comprende leorigini della famiglia di Oz, la storia della sua infanzia e giovinezza aGerusalemme e poi nel kibbutz di Hulda, l'esistenza tragica dei suoi genitori,e una descrizione epica della Gerusalemme di quegli anni, di Tel Aviv che ne èil contrasto, della vita in kibbutz, negli anni trenta, quaranta e cinquanta.La narrazione si muove avanti e indietro nel tempo, ricostruendo in 120 annidi storia familiare una saga che vede protagonisti quattro generazioni disognatori, uomini d'affari falliti e poeti egocentrici, riformatori del mondo,impenitenti donnaioli e pecore nere.

    Visto che le prime 80 pagine le ho trovate un po' "ostiche" ma che ovunque io legga trovo solo pareri iper positivi per questo romanzo-biografia, vorrei sapere anche un parere di coloro che frequentano il forum!

  2. #2
    *MOD* Monkey Member
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    Ero convinta che ci fosse già questo romanzo qui nella piccola biblioteca .
    L'ho letto quando è uscito,quindi,credo,almeno 6 anni fa.Non ricordo come sia stato l'approccio con le prime pagine,ma ricordo che quando lo finii ne restai favorevolmente colpita.
    Le storie di famiglia mi sono sempre piaciute,in più qui c'è anche quella della nascita dello stato d'Israele.
    Una lettura coinvolgente ed emozionante che è allo stesso tempo un romanzo autobiografico e una narrazione socio-politica.
    E' stato il primo libro che ho letto di quest'autore,il secondo è stato Non dire notte,ma ho intenzione di approfondire la sua conoscenza appena mi riuscirà di farlo.
    Come i suoi colleghi,Yehoshua e Grossman,anche Oz,è favorevole a risolvere il conflitto arabo-israeliano e a far ritornare la Pace tra i due popoli.

  3. #3
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    Io l'ho lasciato momentaneamente a neanche un centinaio di pagine dall'inizio... vabbè che l'ho iniziato in un momento in cui ero parecchio stressata e facevo un po' di fatica a stare dietro a una struttura narrativa di qst tipo... sono sicura che con lo stato d'animo giusto mi piacerà molto.
    una curiosità: andando avanti il "ritmo" cambia o ha lo stesso andamento (descrittivo, minuzioso) che ha nelle prime pagine?
    e dire che difficilmente trovo un libro ostico...

  4. #4
    Mathematician Member
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    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    Io l'ho lasciato momentaneamente a neanche un centinaio di pagine dall'inizio... vabbè che l'ho iniziato in un momento in cui ero parecchio stressata e facevo un po' di fatica a stare dietro a una struttura narrativa di qst tipo... sono sicura che con lo stato d'animo giusto mi piacerà molto.
    una curiosità: andando avanti il "ritmo" cambia o ha lo stesso andamento (descrittivo, minuzioso) che ha nelle prime pagine?
    e dire che difficilmente trovo un libro ostico...
    Diciamo che (sono quasi a pagina 200, circa un terzo del libro) lo stile continua ad essere più o meno lo stesso, però ci si comincia ad interessare alle vicende della famiglia di Amos Oz, si comincia ad entrare in quel modo di narrare molto particolare e le pagine cominciano a scorrere un po' più rapide... Tra qualche giorno ti dico come va ;-)

  5. #5
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    Libro denso, ogni pagina ha un alto peso specifico spesso a scapito della scorrevolezza. Non è certo una lettura leggera ma non c'è dubbio che giunti al termine si percepisce la grandezza di questo romanzo/biografia/saga. Leggendo alcuni passi sembra di rivivere le avventure (e disavventure) dell'autore, di partecipare al suo dolore immenso (preferisco non approfondire il tema specifico per non rovinare la lettura a nessuno), un dolore elaborato per la prima volta in forma scritta. Mi sento in difficoltà a dare un giudizio complessivo a questo libro e lo consiglierei solo conoscendo molto bene la persona interessata.

  6. #6
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    L'ho appena iniziato...
    in effetti la densità delle pagine mi spaventa un po'... ma poi ci sono frasi come questa...

    Vigeva da noi una legge ferrea, quella di non comprare nulla da fuori, nulla d’importazione: per quanto possibile si attingeva alla produzione interna. Ma quando si andava al negozio del signor Auster, all’angolo fra via Ovadia e via Amos, bisognava comunque scegliere fra il formaggio del kibbutz, prodotto dalla Tenuva - la centrale del latte - e quello arabo: il formaggio arabo del villaggio vicino, Lifta, era da considerarsi un prodotto d’importazione o locale? Questione complessa. A dire il vero, il formaggio arabo era appena appena più conveniente. Ma a comprare il formaggio arabo un poco si tradiva il sionismo: da qualche parte, in un kibbutz o una cooperativa agricola, nella valle di Iezreel o fra le alture di Galilea, c’era una pioniera dalla vita dura, che forse con una lacrima negli occhi aveva incartato per noi quel formaggio ebraico - allora come avremmo potuto voltarle la schiena comprando formaggio straniero? La mano non sarebbe tremata? D’altro canto, a mettere al bando il prodotto dei nostri vicini arabi non avremmo fatto che acuire ed eternare l’odio fra i due popoli. E il sangue che ancora si sarebbe versato, purtroppo, sarebbe rimasto sulla nostra coscienza.


  7. #7
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    Finito!
    che dire, un libro denso. Una vita intera raccontata in modo frammentario, con molte influenze dall'esterno, ricordi falsati dal passare del tempo, intromissioni storiche, riflessioni personali..
    Si racconta la storia di un bambino (devo dire in modo molto lucido, seppur siano passati 50 anni...) di una famiglia (e qui la maestria dell'autore sta nello svelare a poco a poco, nel dare informazioni per gradi e nel calcare la mano sulle ossessioni dei personaggi, magari anche ingigantite dal tempo) e di un popolo (un popolo maledetto, perseguitato, ma pieno di contraddizioni, sensi di colpa e rivendicazioni):

    Dentro il nostro minuscolo alloggio s'infiltrava continuamente la metà sfortunata del genere umano: i bambini affamati in India, per colpa dei quali dovevo finire sempre tutto quel che mi mettevano nel piatto. Gli immigrati clandestini, sopravvissuti all'inferno hitleriano e come se ciò non bastasse cacciati dagli inglese nei campi di baracche a Cipro. Gli orfani che ancora vagavano vestiti di stracci fra le foreste innevate dell'Europa distrutta. Papà restava sino alle due di notte a lavorare alla sua scrivania, cavandosi gli occhi sotto la luce anemica dei suoi venticinque watt, perchè non era giusto usare una lampadina più potente: i pionieri in kibbutz su in Galilea, le notte sotto le tende, componevano poemi e trattati filosofici sotto al fioco lume di una candela che tremolava al vento, poteva forse ignorarli? Fate come Rothschild, una luminaria da quaranta watt? Che cosa avrebbero detto i vicini, vedendo un'illuminazione da galà? E così, trovava logico cavarsi gli occhi per non offendere gli altri. [...] E a dire la verità a volte invidiavo un poco quei bambini affamati in India, che nessuno mai costringeva a finire quel che c'era nel piatto.


    Se non ti restano più lacrime per piangere, non piangere. Ridi [nonna Schlomit]

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