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Herzog

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Discussione: Bellow, Saul - Herzog

  1. #1
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    Predefinito Bellow, Saul - Herzog

    Da Wikipedia: ambientato negli U.S.A. del dopoguerra, Herzog è un romanzo sulla crisi di mezza età di un ebreo, Moses E. Herzog, che ha appena divorziato per la seconda volta (un divorzio particolarmente difficile). Ha due figli, uno con la prima moglie e uno con la seconda, che stanno crescendo senza la sua presenza. La sua carriera di scrittore e di accademico è in una fase di stallo. Attualmente ha una relazione con una donna molto sensuale, Ramona, ma lui non vuole impegnarsi.
    Herzog passa il tempo scrivendo lettere che poi non invia. Le lettere sono indirizzate ad amici, familiari e personaggi famosi. I destinatari possono essere persone non più in vita, e spesso sono persone che Herzog non ha mai incontrato. L'unico elemento comune delle lettere è che Herzog esprime costantemente la sua delusione, o per i suoi fallimenti o per i fallimenti degli altri o per le parole dette dagli altri; altre volte Herzog chiede scusa per il modo in cui egli stesso ha deluso gli altri.

    Introspettivo: l'autore descrive in maniera quasi maniacale gli stati d'animo del protagonista, un intellettuale di grande livello, che tuttavia si scontra continuamente con la pragmaticità della società americana e con la forza dirompente dei propri sentimenti. Herzog è un uomo problematico, le relazioni con gli altri sono sempre complicate e ciò gli provoca grande sofferenza.
    Alla fine, comunque, Herzog comprende di non poter combattere la propria natura, ma di doverla assecondare cogliendone i lati positivi.
    Il messaggio fondamentale, secondo me, è: vivere a pieno la vita, qualsiasi cosa succeda.
    Un limite del libro, a mio avviso, sono le lunghe e complicatissime lettere mai spedite, che sono farcite di complicate nozioni filosofiche, sociologiche, psicologiche e quant'altro: alla lunga stancano.

  2. #2
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    Herzog è uno dei miei preferiti di quest'autore che con la sua grande carica umana ha saputo così bene descrivere i lati tragicomici di quell'essere abitante la terra chiamato UOMO. Come dici tu certe lettere che scrive e che mai spedirà, piene di grandi riflessioni, sono un poco pesanti...ma per la grandezza di questo libro...è un fatto trascurabilissimo e che si perdona volentieri.

    Di quest'autore in assoluto ho apprezzato "Il re della pioggia"...bellissimo.
    Ultima modifica di Ospite 01; 09-18-2011 alle 02:58 PM.

  3. #3
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    è difficile che mi faccia scoraggiare in una mia lettura, soprattutto se parto da "preconcetti" molto... positivi!!! però non so... è come se aspettassi sempre di "decollare" e il decollo non arrivasse mai... (NB di solito reggo benissimo anche romanzi apparentemente sottotono o del tutto privi di trama, il "decollo" di cui parlo riguarda il mio coinvolgimento, che di solito "pretendo" sempre molto alto!!!) Speriamo...
    Ultima modifica di ayuthaya; 03-22-2013 alle 01:29 PM.

  4. #4
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    Non trovo facile parlare di questo libro, per cui comincio col dire che ho impiegato diverso tempo per finirlo (tre settimane per 400 pagine)... All’inizio questo mi ha irritato un po’: sebbene non mi piaccia correre, ho bisogno di un dare un certo ritmo alla mia lettura per potermi sentire coinvolta (come il contrario: la velocità con cui leggo è di solito direttamente proporzionale al mio coinvolgimento)...
    Andando avanti, però, mi sono resa conto che questo è un tipo di libro che ha bisogno di tempo, concentrazione (alcuni pezzi sono veri piccoli saggi) e persino... “meditazione”. Di contro ha che non suscita un “piacere immediato”, sia perchè – sviluppandosi su un piano soprattutto cerebrale – richiede un certo impegno, sia perchè la prosa di Bellow sembra non offrire nulla di “accattivante”: una trama scarna che di fatto non decolla mai; numerosi riferimenti, filosofici, ideologici e politici che non scendono a compromessi con la cultura generale di un “lettore medio” (come io mi ritengo); nessuna facile presa sull’emotività o sulla possibilità di immedesimazione col protagonista...
    Detto così sembra che non mi sia piaciuto e che non lo consigli, ma chiaramente non è così.... anzi! Quello che credo è che sia un libro intenso, capace di far riflettere, ma a cui – proprio per questo – occorre saper dare il giusto peso, e “fiducia” fino alla fine.

    Herzog è un uomo fallito che si interroga sui mali della sua epoca e sul senso della propra (in)felicità. Alla disperata ricerca di questo senso, egli scrive continue lettere (apparentemente senza alcun filo logico e saltando da un interlocutore all’altro) nelle quali interroga e si interroga, denuncia, chiede perdono, e soprattutto riversa la propria irrefrenabile voglia di vivere e di capire, quell’energica determinazione che non è assolutamente in grado di applicare alla sua “vita vera”. Se dovessimo giudicare il protagonista dalle sue azioni, dai dialoghi con gli altri personaggi, lo considereremmo non solo inetto, ma persino un po’ “svitato”, del tutto incapace di affermare non solo il proprio valore, ma anche il proprio pensiero, la propria coscienza. Attraverso le lettere che egli scrive a se stesso (chi altri può essere, infatti, il vero destinatario delle sue missive?), invece, si rivela tutta un'altra personalità: un intellettuale di altissimo livello, disincantato e acuto osservatore del mondo che lo circonda.

    Molti passaggi tratti da queste lettere sono davvero profondi, ricchi di spunti interessanti e mai scontati (penso ad esempio all’irriducibile conflitto fra coscienza individuale e società di massa, uno dei temi più ricorrenti nelle riflessioni del protagonista) e – ripeto – a renderli ancora più “speciali” c’è la volontà di Herzog (alias Bellow) di non cercare alcuna facile seduzione letteraria, alcuna condiscendenza verso noi lettori.

    Credo che il miglior altro commento che possa fare sia riportare alcuni dei numerosissimi passaggi che ho sottolineato durante la lettura (mi limito a quelli più generali, caso mai più avanti ne posto alcuni su temi specifici):

    - Il problema dell’esperienza umana banale è il problema principale dei secoli moderni (...). La forza della virtù o delle capacità spirituali dell’uomo misurata sulla sua esistenza banale.

    - A dire la verità, non mi era mai andata così bene, scrisse. Ma mi mancava la forza di carattere per sopportare una tale gioia. E quello non era certo uno scherzo. Quando il petto di un uomo è come una gabbia da cui siano volati via tutti gli uccelli –egli è libero, leggero. E brama che i suoi avvoltoi tornino di nuovo a lui. Vuole le sue lotte di sempre, le sue fatiche senza nome, vuote, la sua ira, le sue afflizioni e i suoi peccati.

    - Ma la riluttanza a causare dolore accoppiata alla necessità di divorare... ne risulta un trucchetto tipicamente umano, che consiste nell’ammettere e nel negare il male al tempo stesso. Nell’avere una vita umana e anche disumana. Anzi, nell’avere tutto (...). Mordere, inghiottire. E allo stesso tempo aver compassione del proprio cibo. Avere sentimento. E allo stesso tempo comportarsi brutalmente.

    - Perchè devo essere un tipo così angosciato, palpitante... Ma lo sono. Lo sono, e ai cani vecchi non si può più insegnare. Io sono come sono, e continuerò a essere come sono. E perchè reprimersi? Il mio equilibrio nasce dall’instabilità. Non dall’organizzazione, o dal coraggio, come per altra gente. È duro, ma è così.

  5. #5
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    Raccogliendo informazioni sulla trama prima di intrapendere la lettura di questo libro mi ero fatta un’idea diversa.
    Pensavo che le famose e tanto citate lettere che il protagonista scrive in modo maniacale a personaggi di tutti i tipi, della sua vita, della politica e cultura del suo paese, vivi, morti ecc….
    fossero il punto cruciale attorno a cui girava tutta la storia.
    Invece le lettere sono il punto in cui spesso la storia si arena.
    Un po’ perché contengono riferimenti e citazioni di non facile comprensione per una persona con una cultura media come la mia.
    Un po’ perché appaiono spesse poco integrate nel flusso narrativo.
    Herzog è un intellettuale di mezza età che sta vivendo il fallimento del suo secondo matrimonio, che si rivela essere l’ultimo di una serie di continui fallimenti.
    Infatti tutto il libro, comprese le famose lettere, è una celebrazione compiaciuta dell’insuccesso di tutta la sua vita, in cui si crogiola felice, alternando momenti di depressione e vittimismo a momenti di ironia e guizzi di orgoglio. Nel suo rimuginare continuo Herzog cerca le radici della sua incapacità di essere uomo fino in fondo al di fuori di se stesso, nella sua infanzia, nella sua famiglia, incolpando il contesto culturale in cui è cresciuto, il primo matrimonio, il secondo.
    Con finta umiltà riconosce la sua mancanza di impegno per adeguarsi a quello che pensa sia il ruolo a cui la società vorrebbe destinarlo; ma in questo suo finto esame di coscienza mostra anche una grande indulgenza che sfocia spesso in ironia pungente e malevola. Infatti le persone che lo circondano e con cui si rapporta attraverso i suoi occhi appaiono dei falliti come lui.
    Per molti aspetti mi ha fatto venire in mente la figura letteraria dell’ “inetto”; ma è un inetto che sornione considera inetti gli altri. Così inetto è l’amico che gli ha rubato la moglie, inetta è la moglie, che più volte mette in ridicolo, inetta è la moglie dell’amico che nega la fine del proprio matrimonio, inetto è l’avvocato che cura i suoi interessi, inetto è suo padre, inetti gli amici. Scialbi sono i suoi fratelli. Inetti molti degli intellettuali a cui scrive alcune delle sue lettere.
    Pur magnificando la capacità di vivere e riuscire di ognuna di queste persone, in realtà trova sempre il modo di metterli in ridicolo e farli scendere ad un gradino sotto di lui.
    Un libro quindi interessante per i meccanismi psicologici che sottintende e che disvela con puntualità e precisione. Forse eccessivo, proprio perché ogni aspetto è visitato e rivisitato più volte in ognuna delle sfaccettature possibili e alla fine viene anche voglia di prendere questo Herzog e dargli una bella scrollata urlando: abbiamo capito.
    Ma forse anche il fastidio e la noia che viene da provare nascono dal veder rispecchiare così precisi i meccanismi con cui noi stessi ci difendiamo e cerchiamo scuse per le cose che non ci piacciono in noi. E anche nel veder rispecchiare la noia e la ridondanza stessa dei nostri pensieri, che spesso si arrotolano oziosamente su loro stessi senza trovare una vera via di uscita.

  6. #6
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    ottima recensione. davvero. complimenti!

  7. #7
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    grazie, ayuthaya
    ho trovato molto interessante e "ispirante" anche la tua recensione.
    Non è stato facile per me scrivere le mie impressioni su questo libro, infatti l'ho finito più di un mese fa.
    Ho dovuto proprio farlo scendere nel profondo e andare a ripensarci e dico la verità, anche le vostre recensioni mi hanno aiutato in questo ripensamento, come delle luci che illuminano là dove era buio.
    In fondo è questa la bellezza del condividere le proprie letture con altri appassionati come noi.

  8. #8

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    Anche io, come Francesa, leggendo trama e recensioni avrei pensato che tutte queste lettere fossero il fulcro, anche narrativo, di questo romanzo. Eppure, a me è sembrato che fossero solo un accompagnamento, qualcosa su cui ogni tanto, durante la lettura, si scivolasse. E, devo dire, a me non hanno infastidito molto. Certo sono impegnative, richiedono forse un'attenzione superiore a quella che solitamente si utilizza per seguire "solo" lo scorrere della trama di un romanzo, ma a me è sembrato come se queste lettere nascessero quasi fossero delle semplici (semplici per modo di dire, ovviamente ) riflessioni del protagonista. In effetti, devo dire che forse a me questi brevissimi saggi (perché, sì, alcuni secondo me li si potrebbe considerare saggi) sono risultati meno d'impiccio perché molti degli autori e delle tematiche affrontate io le studio, e dunque mi è sembrato di trovarmi a leggere un testo di quelli che solitamente mi trovo a dover studiare inframezzato da parti narrative ad alleggerirlo.
    Anche io ho impiegato comunque diverso tempo a terminarlo, non tanto perché non mi sia piaciuto, ma proprio perché comunque l'impegno e l'attenzione richiesta erano tanti, e non l'ho trovato un romanzo "da abbuffata", in cui immergersi e da divorare in pochi giorni, ma piuttosto qualcosa da gustare piano, per avere modo di assaporare ogni cosa.
    Herzog mi ha suscitato tanta tenerezza, con i suoi modi spesso ingenui, nonostante la facciata dell'intellettuale. E al tempo stesso, a volte è arrivato quasi ad irritarmi, come se facesse apposta a mostrarsi così ingenuo, come se in realtà quella fosse una maschera che lui ha deciso di indossare, assumendosi tutte le conseguenze, quasi volesse incorrere in nuovi fallimenti. E, non so, in questo forse ho rivisto alcuni tratti del mio carattere, e credo che questo mi abbia fatto riflettere molto più delle numerosissime lettere ad intellettuali.
    Mi ha colpito tanto anche la parabola della stabilità mentale di quest'uomo, che inizialmente mi si è presentato solo come una persona verosimilmente provata da una batosta sentimentale, per poi mostrare sempre più i segni di un cedimento interiore: e, paradossalmente, mi è apparso quasi più lucido nei momenti finali, nei suoi gesti impulsivi e nelle sue meditazioni più astratte (astratte nel senso di "più slegate dalla realtà", meno saldamente legate a ciò che le suscita).
    Non so, ho terminato questo libro solo qualche ora fa, e credo di averlo ancora troppo vivido e "vivo" addosso per un commento sensato, ma credo mi abbia dato tanto, e ho sentito la necessità di scrivere qualche cosa subito.
    Magari, trascorso qualche giorno di meditazione, riuscirò a parlarne un po' meglio ( aiuto, già ho scritto un papiro così, non voglio pensare a quello che scriverei dopo una riflessione ).

  9. #9

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    Ho appena finito di leggere questo libro che in effetti necessita di tempo per essere compreso e apprezzato. inizialmente l'ho trovato noioso, anche se amo questo tipo di letteratura( dialoghi interni del protagonista). a mio parere merita .

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