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Discussione: 2° Poeticforum - Le poesie che amiamo

  1. #1
    Motherator
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    Predefinito 2° Poeticforum - Le poesie che amiamo

    Quante emozioni ci regalano le poesie...vogliamo condividerle insieme postando qui una poesia che amiamo. Quando ce ne sono un po' le commentiamo insieme liberamente.

    io propongo la prima poesia di Anna Achmatova


    Ultimo brindisi

    Bevo a una casa distrutta,
    alla mia vita sciagurata,
    a solitudini vissute in due
    e bevo anche a te:
    all'inganno di labbra che tradirono,
    al morto gelo dei tuoi occhi,
    ad un mondo crudele e rozzo,
    ad un Dio che non ci ha salvato.

  2. #2
    giovaneholden
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    Io propongo una poesia del premio Nobel Octavio Paz

    L’assetato

    Per trovarmi, Poesia,
    mi cercai in te:
    stella d’acqua che si sfalda,
    l’essere mio s’annegò.
    Per cercarti, Poesia,
    feci naufragio in me.

    Poi presi a cercarti, per
    fuggire da me:
    oh quel folto di riflessi
    in cui mi perdei!
    E quando feci ritorno
    quello che trovai fu

    lo stesso volto perduto
    nella stessa nudità,
    le stesse acque specchianti
    alle quali non berrò
    e alle sponde dello specchio
    me stesso morto di sete.

  3. #3
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    Predefinito Il piano infinito - Isabel Allende

    Adesso che ho superato già
    tanti dolori e posso
    leggere il mio destino come
    una mappa piena di errori,
    quando non sento nessuna compassione
    di me stesso e posso
    passare in rassegna
    la mia esistenza senza sentimentalismi,
    perché ho trovato una relativa pace,
    lamento solo la
    perdita dell'innocenza.
    Mi manca l'idealismo della gioventù,
    del tempo in cui esisteva ancora per me
    una chiara linea divisoria
    tra il bene e il male
    e credevo che fosse possibile agire
    sempre in accordo con
    principi amovibili.



    Ecco la mia proposta.

  4. #4
    Motherator
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    altre poesie da commentare insieme?

  5. #5
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    The Tyger - William Blake, traduzione di G.Ungaretti


    Tigre! Tigre! Divampante fulgore
    Nelle foreste della notte,
    Quale fu l’immortale mano o l’occhio
    Ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?

    In quali abissi o in quali cieli
    Accese il fuoco dei tuoi occhi?
    Sopra quali ali osa slanciarsi?
    E quale mano afferra il fuoco?
    Quali spalle, quale arte
    Poté torcerti i tendini del cuore?
    E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
    Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?

    Quale mazza e quale catena?
    Il tuo cervello fu in quale fornace?
    E quale incudine?
    Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?

    Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
    e il paradiso empivano di pianti?
    Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
    Chi l’Agnello creò, creò anche te?

    Tigre! Tigre! Divampante fulgore
    Nelle foreste della notte,
    Quale mano, quale immortale spia
    Osa formare la tua agghiacciante simmetria?

  6. #6
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    Predefinito Primo amore - Charles Bukowski

    un tempo
    quando avevo 16 anni
    c'era solo qualche scrittore
    a darmi speranza
    e conforto.

    a mio padre non piacevano
    i libri e
    a mia madre neppure
    (perchè non piacevano al babbo)
    specie i libri che prendevo io
    in biblioteca:
    D.H. Lawrence
    Dostoevskij
    Turgenev
    Gorkij
    A. Huxley
    Sinclair Lewis
    e altri.

    avevo la mia camera da letto
    ma alle 8 di sera
    bisognava filare tutti a nanna:
    "il mattino ha l'oro in bocca,"
    diceva mio padre.

    poi gridava:
    "LUCI SPENTE!".

    allora mettevo la lampada
    sotto le coperte
    e continuavo a leggere
    sotto la luce calda e nascosta:
    Ibsen
    Shakespeare
    Cechov
    Jeffers
    Thurber
    Conrad Aiken
    e altri.

    mi offrivano una opportunità e qualche speranza
    in un posto senza opportunità
    speranza,
    sentimento.

    me la guadagnavo.
    faceva caldo sotto le coperte.
    qualche volta fumavano le lenzuola
    allora spegnevo la lampada,
    la tenevo fuori per
    raffreddarla.

    senza quei libri
    non sono del tutto sicuro
    di cosa sarei diventato:
    delirante;
    parricida;
    idiota;
    buonannulla.

    quando mio padre gridava
    "LUCI SPENTE!"
    son sicuro che lo terrorizzava
    la parola ben tornita
    e immortalata
    una volta per tutte
    nelle pagine migliori
    della nostra più bella
    letteratura.

    ed essa era lì
    per me
    vicina a me
    sotto le coperte
    più donna di una donna
    più uomo di un uomo.

    era tutta per me
    e io
    la presi.

  7. #7

    Predefinito

    Gabriele D'Annunzio - La pioggia nel pineto

    Taci. Su le soglie
    del bosco non odo
    parole che dici
    umane; ma odo
    parole più nuove
    che parlano gocciole e foglie
    lontane.
    Ascolta. Piove
    dalle nuvole sparse.
    Piove su le tamerici
    salmastre ed arse,
    piove su i pini
    scagliosi ed irti,
    piove su i mirti
    divini,
    su le ginestre fulgenti
    di fiori accolti,
    su i ginepri folti
    di coccole aulenti,
    piove su i nostri volti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l'anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    t'illuse, che oggi m'illude,
    o Ermione.

    Odi? La pioggia cade
    su la solitaria
    verdura
    con un crepitío che dura
    e varia nell'aria
    secondo le fronde
    più rade, men rade.
    Ascolta. Risponde
    al pianto il canto
    delle cicale
    che il pianto australe
    non impaura,
    nè il ciel cinerino.
    E il pino
    ha un suono, e il mirto
    altro suono, e il ginepro
    altro ancóra, stromenti
    diversi
    sotto innumerevoli dita.
    E immersi
    noi siam nello spirto
    silvestre,
    d'arborea vita viventi;
    e il tuo volto ebro
    è molle di pioggia
    come una foglia,
    e le tue chiome
    auliscono come
    le chiare ginestre,
    o creatura terrestre
    che hai nome
    Ermione.

    Ascolta, ascolta. L'accordo
    delle aeree cicale
    a poco a poco
    più sordo
    si fa sotto il pianto
    che cresce;
    ma un canto vi si mesce
    più roco
    che di laggiù sale,
    dall'umida ombra remota.
    Più sordo e più fioco
    s'allenta, si spegne.
    Sola una nota
    ancor trema, si spegne,
    risorge, trema, si spegne.
    Non s'ode voce del mare.
    Or s'ode su tutta la fronda
    crosciare
    l'argentea pioggia
    che monda,
    il croscio che varia
    secondo la fronda
    più folta, men folta.
    Ascolta.
    La figlia dell'aria
    è muta; ma la figlia
    del limo lontana,
    la rana,
    canta nell'ombra più fonda,
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su le tue ciglia,
    Ermione.

    Piove su le tue ciglia nere
    sìche par tu pianga
    ma di piacere; non bianca
    ma quasi fatta virente,
    par da scorza tu esca.
    E tutta la vita è in noi fresca
    aulente,
    il cuor nel petto è come pesca
    intatta,
    tra le pàlpebre gli occhi
    son come polle tra l'erbe,
    i denti negli alvèoli
    con come mandorle acerbe.
    E andiam di fratta in fratta,
    or congiunti or disciolti
    (e il verde vigor rude
    ci allaccia i mallèoli
    c'intrica i ginocchi)
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su i nostri vólti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l'anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    m'illuse, che oggi t'illude,
    o Ermione.

  8. #8
    Motherator
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    se c'è qualche poesia da commentare tutti assieme che volete postare fate pure che lunedì si parte

  9. #9
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    Predefinito Ultimo brindisi - Anna Achmatova

    partiamo con i commenti alle poesie

    Iniziamo con la prima proposta da me

    Ultimo brindisi


    Bevo a una casa distrutta,
    alla mia vita sciagurata,
    a solitudini vissute in due
    e bevo anche a te:
    all'inganno di labbra che tradirono,
    al morto gelo dei tuoi occhi,
    ad un mondo crudele e rozzo,
    ad un Dio che non ci ha salvato.




    ho proposto questa poesia del grande poeta russo Anna Achmatova, lei non voleva essere chiamata poetessa, perchè è stata una grande cantrice del dolore, che l'ha lacerata negli affetti più profondi durante tutta la sua vita. Mi colpisce soprattutto il cipiglio con cui vengono scritti questi versi, il paradosso del brindare alla disgrazia, al dolore, che sono stati costanti nella sua vita. La certezza e la grandiosità con cui Anna vive il suo sentimento profondo di fronte all'essere amato, all'umanità, a Dio. C'è un orgoglio e una ribellione di fronte al destino che la affligge, che sembra di vederla erigersi su quelle macerie che lei oltrepassa con forza e dignità senza mai farsi abbattere.

  10. #10
    giovaneholden
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    Anna Achmatova,un esempio di come arte e vita si fondano completamente,non si capiscono questi versi tragici se non si conosce la drammatica biografia della poeta,dalla fucilazione del marito,all'incarcerazione del figlio,lei stessa fu riabilitata sul finire della sua esistenza. Una poesia dura come una corazza che permette con la sua disperazione di sopravvivere alle angherie della vita che ti strappano gli affetti più cari. Encomiabile.

  11. #11
    *MOD* Monkey Member
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    Premetto che non sono brava come voi a commentare poesie soprattutto se non conosco la storia dell'autore.
    In questo caso so poco della Achmatova,ma dai precedenti commenti mi viene da pensare che sia stata una donna forte che merita ancora oggi tutta la nostra ammirazione.
    Il brindisi al dolore,alla sofferenza e alle sciagure l'ho interpretato anche io come un voler affrontare a testa alta la vita,nonostante ciò che di triste le ha riservato.
    Stupenda la frase solitudini vissute in due,non so a cosa lei la riferisse,ma rende bene l'idea di come si possa lo stesso vivere insieme (in coppia) pur mantenendo la propria indipendenza di azione e di pensiero,dandosi amore e compagnia,ma restando "soli" in fondo all'animo.
    Sul Dio che non ci ha salvato poi ci sarebbe da dire tanto,troppo,quindi mi limito solo ad affermare ciò che penso: spesso si ha fede in un Dio e si ricorre ad esso soprattutto in momenti di pericolo,aspettandosi da Lui un aiuto che però non arriva perchè il Dio in questione forse non esiste oppure perchè la nostra fede è debole ed egoistica (spero di non essermi spinta su un terreno minato,ma è ciò che mi è venuto in mente leggendo la poesia).

  12. #12
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    Ci leggo tanta ma tanta ironia in quelle parole, che è davvero un'arma di difesa contro le avversità della vita. Forse un tantinello di cinismo, che secondo me è inevitabile quando la vita ti presenta così tante difficoltà. E' bellissima.

  13. #13

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    Anch'io non conosco Anna nè tantomeno conoscevo questa poesia. Dai commenti già postati deduco che sia stata una donna forte alla quale però la vita non ha donato molto e si è trovata con un destino avverso e crudele, che l'ha resa scettica (come da ultimo verso).
    Dal bere/brindare alle sciagure e alle bruttezze emerge però un senso di critica e di sarcasmo.

  14. #14
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    Un brindisi portato al parossismo, eppure profondamente ancorato alla realtà e al vissuto quotidiano della poetessa, quasi un inno o un ringraziamento a tutto ciò che l'ha piegata, sì, ma non l'ha spezzata, anzi, ha contribuito a renderla più forte.

  15. #15
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    Nemmeno io la conosco, è molto bella, tra le righe si legge una rabbia sprezzante nei confronti della vita, condita da un forte sarcasmo che permette alla "poeta" di risollevarsi nonostante tutto e di brindare alla propria esistenza come per prenderla in giro.
    Anche a me ha colpito l'espressione "solitudini vissute in due", come a voler sottolineare l'inutilità del vivere in coppia quando vi è incomunicabilità, o almeno io l'ho interpretata così. Molto forte quel "bevo anche a te" con ciò che segue.

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