Delfina è una ragazza in coma a seguito di un incidente, chiusa in quello stato che i medici definiscono minimal responsive.
Attorno a lei i personaggi che fanno parte della sua esistenza: la madre, donna ingombrante e perfezionista; un padre lontano, mite e un po' egoista; un fidanzato inconsistente che nasconde una colpa terribile; la fisioterapista; le amiche.
Una girandola di amici e parenti che si affolla sul guscio apparentemente vuoto della protagonista e, nel bene e nel male, porta avanti la sua vita. Eppure ognuno di loro è prima di tutto a se stesso che parla, mettendo a nudo le meschinerie e le paure che stanno a fondamento di ogni relazione, in una rappresentazione della normalità che sconfina pericolosamente con il suo opposto, quella sottile e banale follia del quotidiano in cui è immersa la nostra vita.
Fuori Delfina, un succedersi di storie e di colpi di scena.
Dentro, l'inquieto vaneggiare di Delfina in attesa del risveglio.
Ma se fosse proprio lei a non voler aprire gli occhi?


Un racconto che mi ha colpito molto perché, pur trattando un argomento difficile, non cade nella banalità in cui si potrebbe facilmente cadere. Scorrendo le pagine di questo libro, dal formato piccolo e pratico, da portare comodamente dappertutto, ma di grande spessore umano, si viene ingoiati sempre più dalla storia in cui l’argomento principale, alla fine, passa in secondo piano per mettere a nudo l’egoismo e la pochezza di chi vi gravita attorno. Più che “l'inquieto vaneggiare di Delfina in attesa del risveglio” come anticipato dalla sinossi, ci si ritrova nell’inquieto vaneggiare della vita o, ancor meglio, come intitola giustamente l’autrice… della “Nuda Vita”.
Bello.