A Trieste in Via Ungaretti c'è un vecchio stabile che è un microcosmo etnico, un vecchio triestino burbero e apparentemente xenofobo che chiama tutti gli extracomunitari "negri", una famiglia indiana, una bosniaca, una albanese e una cinese. Ognuna con le sue abitudini legate non solo da coabitazione ma anche dal rapporto che le quattro donne hanno fra loro perchè seguono le lezioni di italiano di Laura, combattiva e impegnata femminista che le stimola ad integrarsi senza però perdere la loro appartenenza.
La storia avrebbe ottime intenzioni ma ha il limite di una scrittura un po' troppo semplice, la scrittrice indiana scrive in italiano, e anche i contenuti spesso sono scontati. Lettura svelta, interessante perchè fa parte di quella letteratura dell'integrazione che vede un notevole sforzo da parte degli scrittori non di lingua madre italiana di esprimersi letterariamente nella nostra lingua. L'autrice poi l'ho conosciuta al Festival della letteratura a Mantova ed è questo stato il motivo che mi ha spinto a leggere questo suo libro perchè l'intervento che aveva fatto era brillante e divertente.