Robin si è laureato ormai da tempo ed è alle prese con la tesi di dottorato. Un lavoro impegnativo, certo, ma la verità è che lui ha paura di lasciare l’Università, un mondo che ti protegge dalle delusioni della vita reale, ti dà un alibi, uno scopo nobile dietro il quale nascondere le tue insicurezze: “Io studio…”. E così vive nel passato, nel rimpianto. Sembra una scusa anche l’amore mai confessato a Kate, che ora sta con Ted, meno colto di lui, ma decisamente più pratico, più ottimista. Questo dolore non c’entra nulla con la paura di crescere, di affrontare il lavoro ed una relazione di coppia concreta. Le proprie frustrazioni Robin le traspone nei quaderni rossi che raccolgono i suoi racconti. Espediente, questo, che dà a Coe la possibilità di arricchire l’intreccio narrativo e descrivere in profondità il carattere del suo protagonista, le sue difficoltà di relazionarsi agli altri, il suo latente senso di solitudine.

Libro scorrevole. Affiorano le prime caratteristiche di Coe, come la tendenza ad utilizzare diversi "metodi letterari", a inframmezzare la narrazione con tecniche differenti e poi i finali...