TRAMA:
È l'ultimo libro di Kate Millett, diario straziante e vitalissimo di una resistenza alla crudeltà immotivata e cieca delle istituzioni totali; in questo caso il manicomio. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1990, l'autrice qui è implacabile, incalzante, come sempre coerente con se stessa non ha perduto il piglio e la lucidità dei libri che la resero famosa negli anni settanta ("La politica del sesso", "In volo", "Sita"). Al contrario, in questo diario sembrano sommarsi i percorsi compiuti dalla studiosa femminista, la consapevolezza delle proprie molteplici appartenenze, l'orgogliosa riaffermazione della propria storia e la ricerca non preconcetta di radici, nazionali e affettive. "Questo è il resoconto di un viaggio in quello stato allucinatorio che è attribuito alla pazzia: la condizione sociale, l'esperienza del venire estromessi e rinchiusi...

In questa opera impegnativa la Millett, affrancata da una dipendenza non scelta, qui decise di abbandonare ogni altro impegno, e di mettere nero su bianco quel macigno che si portava dentro, di costringere chi legge a condividerne il peso. Duro e vero come la vita puo essere, da leggere..