Nel cruento Giappone dell’Ottocento, Emily Gibson, una missionaria americana, si trova a dover tradurre nella propria lingua la storia del clan Okumichi, avvolta in un alone di leggenda per il terribile dono che, a ogni generazione, tocca a un esponente della famiglia. Questa pesante eredità è la preveggenza, con visioni di battaglie sanguinose ed efferati delitti senza purtroppo la possibilità di evitarli. Lentamente, Emily dipana l’epopea della dinastia con l’aiuto di Genji, l’ultimo signore, conturbante e temibile. E ad aggravare il disagio della donna compare anche uno scrigno di pergamene che contengono messaggi indirizzati…proprio a lei. Eppure risalgono a cinque secoli prima e a scriverli è stata una donna misteriosa, la dama Shizuka, dotata di un tale potere profetico da venire considerata una strega. Ma perché l’antica signora si è messa in contatto con Emily? E come mai in quel momento? Mentre i piani temporali scivolano stridendo l’uno dentro l’altro, lo sguardo del narratore si allarga fino a gettare una nuova luce sulle vicende dei personaggi di Nube di passeri, restituendone le passioni travolgenti, i drammi e le paure in un superbo, potente affresco.

E’ il seguito di Nube di passeri, ma più che proseguire con la storia, ripercorre le vicende precedenti narrate nel primo libro. Si lascia poco spazio al presente, quasi interamente occupato da un solo personaggio, riducendo il resto ad un contorno pallido e superficiale. Due personaggi nuovi che vengono introdotti all’inizio del libro e che sembrano aver un ruolo importante finiranno in un nulla di fatto, e persino l’epilogo sarà solo accennato, dando la sensazione che si sia voluto finire il romanzo in tutta fretta, solo per finirlo, una cosa che mi ha lasciato basito. Manca anche l’introspezione e la forte caratterizzazione dei personaggi, punto di forza del primo libro. Mi ha deluso, mi aspettavo molto di più.