... partita speciale.

E’ una partita di calcio davvero speciale quella che si è svolta a Rizziconi (Reggio Calabria), il 13 Novembre scorso. Ce la racconta il giornalista calabrese Francesco Ceniti nel suo libro ‘La Nazionale contro le mafie. Rizziconi/Italia. Storia di una partita speciale.’(Ed. I Ricci Gruppo Abele). Gli azzurri di Prandelli si sono allenati in un campetto di calcio sorto su di un terreno confiscato alla ‘ndrangheta. Ma andiamo con ordine. Siamo in Calabria e sono gli anni Novanta: un terreno di 3mila mq viene confiscato alla criminalità locale e si decide di adibirlo a struttura sportiva per ragazzi. Peccato però che nessuno, amministrazioni locali comprese, s’azzardi ad utilizzare davvero questo spazio: troppa è la paura di ritorsioni mafiose. Passano gli anni e due tentativi di inaugurazione che finiscono in un niente di fatto. Fino all’arrivo di Don Ciotti, prete cadorino fondatore del Gruppo Abele, che si prodiga nelle carceri minorili, e di Libera, associazione che opera contro le mafie di tutta Italia. E’ lui il vero fuoriclasse di questa vicenda:da buon ex giocatore di calcio qual è sa bene che contro le mafie è vietato chiudersi in difesa, è necessario invece fare un buon pressing e puntare al gol. E lui, il gol, l’ha già fatto con la presenza della Nazionale a Rizziconi. Perché la Nazionale è la squadra di tutti: anche dei mafiosi, che non possono non considerare la presenza degli azzurri in un campo da calcio a loro confiscato come uno schiaffo in pieno volto. Coinvolgere gli azzurri si rivela facile per l’entusiasmo immediato di tutti: Pirlo, Balotelli, Pazzini, De Rossi, Gattuso… nel giro di pochi mesi l’evento è pronto. tutti E così, in una calda giornata di Novembre, i giocatori di Prandelli fanno il loro arrivo in Calabria. Si accantonano tutti i rischi e si arriva a Rizziconi, pronti a vivere una giornata storica, circondati da ingenti misure di sicurezza e dall’entusiasmo straripante del pubblico: 2000 persone, per la maggior parte ragazzi. Si dà il via a questo mini torneo, che ha il sapore di una partita giocata in cortile d’estate, fino all’arrivo del buio. Ma che è molto di più: è un messaggio forte, è, con le parole dello stesso Ciotti “dare un calcio alle mafie, insieme. Mettiamole in fuorigioco. Fuorigioco!”