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Metello

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Discussione: Pratolini, Vasco - Metello

  1. #1
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    Predefinito Pratolini, Vasco - Metello

    Firenze, l875. Metello Salani nasce nel rione popolare di San Niccolò e, anche se si trasferisce quasi subito a vivere in campagna con gli zii, non dimentica la sua città d'origine. Lì è morto suo padre, annegato in Arno. Lì riconosce le sue radici. E lì fa ritorno non appena gli riesce, a soli quindici anni, in cerca di lavoro e fortuna. Sotto l'ala protettrice di Betto, il vecchio anarchico che gli farà da padre, Metello inizia a lavorare come muratore nei cantieri edili e si avvia a un apprendistato non solo nel mestiere, ma anche nella vita: muove i primi passi nel movimento sindacale, incontra Ersilia, si innamora, conosce il carcere e la lotta politica, sperimenta la tentazione e il tradimento. Dall'infanzia alla maturità, l'esistenza di Metello personaggio tra i più carismatici e poetici di Pratolini - si snoda attraverso le tappe principali della storia di un'Italia agli albori: una nazione ritratta all'indomani dell'Unità, travagliata da duri conflitti di classe, ancora - e sempre - in cerca di se stessa.


    L'ho letto al liceo e ricordo che mi era sembrato un libro molto contemporaneo (era un periodo particolare in cui ero molto interessata alle lotte operaie..).

  2. #2

    Predefinito

    Bellissimo!! L'ho letto qualche anno fa e mi ha fatto molto riflettere su quanti sacrifici il popolo era disposto a fare pur di ottenere qualche diritto in più!

  3. #3
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    Predefinito Dal miniGdL - contiene spoiler

    Dopo un inizio, a mio parere, un po’ ripetitivo e non particolarmente brillante, il libro decolla nella seconda parte, trasmettendoci un perfetto ritratto della società operaia dell’800 e dei primi anni del ‘900, la sofferenza dei primi scioperi, il dilemma: faccio il crumiro e torno a lavorare o lascio la mia famiglia senza mangiare ancora … per quanto tempo? Tutto ciò viene efficacemente comunicato al lettore, che si sente partecipe di un importante momento storico e anch’egli quasi combattuto tra le due possibilità: inevitabile chiedersi cosa sarebbe più giusto fare, cosa avremmo fatto in quella situazione e, per me, altrettanto inevitabile non riuscire a trovare una risposta. Ciò di cui sono certa è la giustezza del principio di partenza, ho ammirato la determinazione e il coraggio di Metello e compagni nel portare avanti la ribellione, nell’inconsapevole aprire la strada alle generazioni successive, sancendo con il loro comportamento il concetto forse semplice, ma affatto scontato che ognuno ha il diritto o il dovere di lottare per i propri diritti e di ribellarsi alle ingiustizie perpetrate da chi ha più potere. Certo, oggi impressiona vedere con quanta facilità un “ribelle” poteva essere severamente punito, spesso con il carcere.
    Ho trovato soddisfacente la caratterizzazione di alcuni personaggi, come il Tedesco o la moglie di Metello, Ersilia, una donna intelligente e all’avanguardia rispetto al tempo in cui vive; una donna che, pur soffrendo profondamente per il tradimento del marito, di fronte al timore che lo sciopero degeneri o che la situazione della sua famiglia si faccia dura, riesce a superare il suo dolore e ad anteporre la storia collettiva a quella individuale. Meno soddisfacente, come abbiamo già detto, quella di Metello, “usato” come capo della rivolta ma lasciato un po’ “scolorire” rispetto ai compagni.
    Ho trovato molto belle le lettere che lui ed Ersilia si scrivono mentre lui è in carcere, soprattutto alla luce della differenza di maturità e di profondità rispetto a quelle che si scrivevano quando lui fu arrestato la prima volta, quando le scrisse “Quando esco ti sposo”. In conclusione direi che è un libro da leggere, soprattutto per la sua significatività storico-sociale. Leggerò i successivi, anche se non subito.

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