Si tratta di dodici brevi racconti che si collocano nel mondo perduto dell’ebraismo askenazita di matrice chassidica, un mondo per il quale Agnon rivela allo stesso tempo una profonda nostalgia, legata alla realtà della sua infanzia, ed una presa di distanza dovuta alla sua natura di uomo moderno e incline al dubbio.
Agnon mescola personaggi immaginari a luoghi reali e conferisce loro una dimensione di natura spirituale, un impasto da cui ricava storie che non sono semplici narrazioni dal sapore fiabesco ma messaggi edificanti, come nei racconti mistici dei maestri chassidici.

Ho provato a leggerlo, ma mi mancano le basi minime della cultura ebraica.