Kolkata, India. Kanai, un interprete che conosce 6 lingue, dongiovanni incallito, segue con lo sguardo una donna che lo incuriosisce. Poi la ritrova sul suo stesso treno e i due si scambiano alcune parole. Piya, questo è il nome della donna, è di origine indiana ma è cresciuta negli Stati Uniti ed è una cetologa in partenza per una spedizione di ricerca sui delfini che popolano alcuni fiumi indiani.
Giunta alla sua fermata, Piya scende dal treno e i due si separano per poi rincontrarsi a circa metà del libro. I capitoli seguenti alternano il racconto di ciò che succede a l'uno e all'altra.

Almeno per tutta la prima parte del libro, quest'alternanza di capitoli mi ha rallentato molto la lettura ed è stata anche abbastanza noiosa, soprattutto la parte in cui si parla di Kanai. La parte su Piya mi è piaciuta invece moltissimo dall'inizio alla fine, anche perché l'argomento trattato, la ricerca sui delfini, è di mio grandissimo interesse.
Tutta la seconda parte invece diventa sempre più bella ed interessante, per poi concludersi con un gran finale, molto denso e toccante.

In generale, lo stile dell'autore, che pure conoscevo perché non è il suo primo libro che leggo, mi dispiace dire che non mi piace molto, lo avevo apprezzato di più nel libro precedente (magari è una questione di traduzione, chissà..).
Però la storia contiene diversi elementi di realtà, tutta la parte sui cetacei, per cui l'autore si è ampiamente documentato consultando un'illustre biologa marina americana, e anche molta parte della descrizione del "Paese delle maree", che è il Sundarban, ovvero un grande arcipelago che si estende fra l'Oceano Indiano e le pianure del Bengala, che è un posto di gran fascino, ricco di antiche leggende, e con una grande e dolorosa storia alle spalle.