John Moore non è passato alla Storia, ma è un grande eroe. E’ poco più di un ragazzo quando, nell’estate del 1779, viene mandato a difendere, alla testa di un pugno di uomini, un avamposto britannico a est del Massachusetts, durante la guerra di indipendenza americana. Da quell’ultima fortezza, in cima a un boscoso impervio grumo di terra che domina la baia di Penobscot, la Corona inglese spera di organizzare la propria riscossa. Ma il governo del Massachusetts, deciso a “catturare, uccidere o distruggere gli invasori”, mette insieme una spedizione punitiva inviando un’imponente flotta contro il nemico.
La battaglia, che scriverà una delle pagine più drammatiche e significative di quella guerra fratricida, avrà però un esito sorprendente…Questa è la storia di quella battaglia. Ed è la storia dimenticata, o volutamente nascosta da qualcuno di John Moore: un uomo pronto a combattere per una causa superiore, pronto a morire per l’amore di una donna, pronto a cambiare le sorti di un combattimento armato soltanto del proprio cuore. E’ la storia di un eroe.

Ho preso questo libro a colpo sicuro, avendo già letto e apprezzato, dello stesso autore, parte della saga di Sharpe e la ricerca del Santo Graal,, invece sono rimasto deluso, più che altro per merito della seconda di copertina che, secondo me, è molto fuorviante. Leggendola mi aspettavo, oltre l’abilità narrativa dell’autore che non manca neppure stavolta, un romanzo storico avvincente, con una battaglia cruenta, Moore come protagonista, ed una storia d’amore che si intrecciava alla trama principale. Invece per tutto il romanzo ci si ritrova in costante attesa dell’evento clou, Moore compare come protagonista in soli due episodi piuttosto brevi, e l’amore è solo intuito in maniera molto marginale.
Certo, restano la fantasia e lo stile impeccabile dell’autore nel romanzare i fatti storici, ma sono le uniche cose che non mi fanno definire questo libro brutto, ma decisamente non all’altezza della saga di Sharpe.