Eroe è il termine che ricorre più frequentemente in questo libro del giornalista Luca Pisapia (“Gigi Riva ultimo hombre vertical”, ed. Lìmina, 16 euro), il quale ci narra del mitico numero undici del Cagliari, bomber da record in Nazionale, come parlasse di un semidio, le cui gesta siano degne di essere cantate, esaltate, rese immortali. E’ un’epopea che racchiude in sè la storia di un’Italia, quella degli anni sessanta e settanta, in grande trasformazione, che comincia ad essere quella che è oggi: una Repubblica fondata sul pallone. E Gigi Riva, l’introverso lungagnone lombardo dal sinistro formidabile e dai goal da cineteca, ne diventa il leader (calcistico) nazionale. Malinconico, di poche parole, raramente sorridente, Riva approda a Cagliari nel 1964 e da lì non se ne andrà più: il Cagliari diventa la sua squadra, la Sardegna la sua terra d’adozione. Nel 1970 conduce i suoi, da vero capo e guerriero, a vincere il primo e per ora unico, storico scudetto. I suoi goal in Nazionale si contano fino a 35: superato Meazza, il record è ancora suo. Dell’eroe, Riva ha senz’altro il ‘tragico’ destino: un’infanzia dura, di lutti familiari, che lo tempra e gli forgia quel suo carattere chiuso e schivo; i tanti brutti infortuni, che a lungo andare ne minano il fisico e lo penalizzano pesantemente per le assenze forzate dal campo di gioco; il suo finale di carriera, amaro, una vera e propria eclissi. Giornalisti come Giorgio Tosatti, Gianni Mura e Gianni Brera diventano vero e proprio coro greco che canta le imprese dell’eroe nazionale. Brera, in particolare, con le sue parole ispirate, fa vivere l’eroe, lo fa rifulgere, e lo ribattezza perfino: Rombo di Tuono sarà il nome che passerà alla storia. Sono gli anni degli Spaghetti Western e diviene facile paragonare il nostro protagonista a quelli dei film che spopolano nei cinema italiani: di volta in volta, nell’immaginazione di Pisapia, Riva diventa il cavaliere solitario dei film di Leone o pistolero dagli occhi di ghiaccio, come Eastwood. “Cos’è il goal? Il goal è quello che fa passare bene la settimana”, ci dice, con le solite poche parole quest’agonista tutto d’un pezzo, integro e inflessibile: forse, davvero, l’ultimo hombre vertical del calcio italiano.