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L'amica americana

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Discussione: Oggero, Margherita - L'amica americana

  1. #1
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    Predefinito Oggero, Margherita - L'amica americana

    Un sogno improvvisamente a portata di mano fa nascere un'improbabile amicizia tra la professoressa Baudino e una ricca italiana rientrata a Torino dopo tanti anni trascorsi negli Stati Uniti. Ma un tragico evento separa le due donne e l'occhio della legge si posa sulla protagonista. Tra servizi segreti e figli rifiutati, la aiuta il poliziotto nonché grande "estimatore" Gaetano, rientrato da Roma senza essere riuscito a dimenticarla.

    Una trama avvincente, che tiene l'attenzione del lettore viva fino all'esito delle indagini. Nella successione cronologica dei romanzi, il libro migliore della Oggero. Il primo ancora sperimentale, ingenuo. Il secondo alquanto banalotto nella trama. Questo invece è ben studiato, ben elaborato. Pur trattandosi di una trama piuttosto complicata, risulta scorrevole da seguire. Peccato solo per quell'inciampo finale nella coincidenza delle foto: avrebbe potuto farne a meno, le indagini sarebbero arrivate a conclusione ugualmente. Stona con il rumore fastidioso del deus ex machina che specialmente in un giallo fa storcere il naso.

    La caratteristica però per me assolutamente insopportabile è la costanza di errori di ortografia ('sto, 'sta si scrivono con l'apostrofo e ché con l'accento quando significa perché, ma la grafia nel libro è SEMPRE sbagliata) e la sciatteria nell'uso di congiuntivi e condizionali, che in un'insegnante di lettere fanno come minimo cadere le braccia...
    Ultima modifica di mame; 04-08-2012 alle 07:18 PM.

  2. #2
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    Citazione Originariamente scritto da mame Vedi messaggio

    La caratteristica però per me assolutamente insopportabile è la costanza di errori di ortografia ('sto, 'sta si scrivono con l'apostrofo e ché con l'accento quando significa perché, ma la grafia nel libro è SEMPRE sbagliata) e la sciatteria nell'uso di congiuntivi e condizionali, che in un'insegnante di lettere fanno come minimo cadere le braccia...
    Anche a me l'unico romanzo dell'Oggero che ho letto non è piaciuto affatto, anche se per motivi diversi da quelli grammaticali, anche perché sull'uso dell'apostrofo su sto e sta ci sono delle incertezze come anche l'Accademia della Crusca sottolinea in questo intervento che riporto Accademia della Crusca

    Uso dell'apostrofo con la forma ridotta dell'aggettivo dimostrativo questo

    “La forma ridotta dell’aggettivo dimostrativo questo, per aferesi della prima sillaba, ha origini molto antiche e si è stabilmente diffusa in alcune espressioni temporali, costituendo un unico blocco lessicale col sostantivo seguente: stamane, stamattina, stasera, stanotte e stavolta. Di là da questi pochi casi, il tipo sto ha circolato solo nell’uso orale fino al secolo scorso, quando la mimèsi dell’oralità messa in atto dagli scrittori veristi (e non solo da loro) ha dato cittadinanza nella lingua scritta a forme sino ad allora emarginate.

    Dalla fine dell’Ottocento in poi non è difficile mettere insieme attestazioni letterarie, in scrittori di ogni parte d’Italia: uno dei più antichi esempi è offerto dal Verga («ste belle notizie» Vita dei campi). La recente diffusione del tipo sto nell’italiano scritto può spiegare le oscillazioni nella resa grafica: senza alcun segno diacritico oppure con l’apostrofo iniziale (che segnala l’avvenuta aferesi) per evitare confusioni con le voci del verbo stare. In genere, il contesto è più che sufficiente per far capire di quale sto si tratti ed è forse preferibile non contrassegnare in alcun modo l’aggettivo dimostrativo: Oltretutto l’apostrofo iniziale è un segno inusuale nella norma ortografica attuale, dal momento che ricorre solo nella riproduzione di dialettismi (romanesco ‘namo “andiamo”), di arcaismi (lo ‘ngegno) e, facoltativamente, in abbreviazioni di millesimi (il ‘400 o il 400). Un’occhiata ad alcuni autorevoli dizionari contemporanei conferma comunque l’incertezza normativa, e quindi la legittimità di usare indifferentemente l’una o l’altra forma. Registrano solo sto il DIR Dizionario italiano ragionato (D’Anna, 1988), Il Devoto-Oli (Le Monnier, 1990), il Vocabolario dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana (1986-1994); solo ‘sto il Palazzi-Folena (Loescher, 1992); entrambe le varianti, nell’ordine sto‘sto lo Zingarelli (Zanichelli, 1995).”

  3. #3
    The Fool on the Hill
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    Allora sono fortunata: gli editori per cui lavoro mi permettono di essere molto più talebana dell’Accademia della Crusca, che ultimamente sta molto stupidamente appoggiando grafie basate “sul contesto” che spazzano via quella meravigliosa caratteristica dell’italiano di poter identificare fin dove possibile inequivocabilmente le parole e il loro significato e lo assimilano a lingue che purtroppo per loro vivono di contesto perché sono graficamente molto più povere.
    Altri interessantissimi fuori tema su congiuntivi e condizionali da copiare dal sito dell’Accademia?...

  4. #4
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    questo è quel che si dice un giudizio di molto tranchant

  5. #5
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    Come lettura leggera e poco impegnata la Oggero non mi dispiace, questo non l'ho letto ancora.

    l'avete mozzata di brutto!

  6. #6
    The Fool on the Hill
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    Citazione Originariamente scritto da gamine2612 Vedi messaggio
    Come lettura leggera e poco impegnata la Oggero non mi dispiace, questo non l'ho letto ancora.
    Io ho seguito l'ordine di pubblicazione, anche perché, quando un autore utilizza sempre gli stessi personaggi, cominciando a caso si fa fatica a seguire il filo degli eventi personali, come è successo a me con la Cornwell. Nel caso della Oggero, questo libro è un salto di qualità rispetto ai precedenti.

  7. #7
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    Secondo libro della serie con protagonista la profia Camilla. Meno brillante del primo (la collega tatuata), secondo me. Con una profia depressa e sottotono, meno arguta e ironica.

  8. #8

    Predefinito ...non mi dispiace

    ....forse perché sono torinese. Ma se devo leggere un romanzo 'solo' perché è ambientato a Torino, preferisco Stefania Bertola, é più divertente

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