Talenti compiuti e incompiuti nelle testimonianze dei più noti allenatori.

“Difficile adeguare la testa ai piedi”. Questo è il messaggio che il giornalista Bartolomeo Ruggiero ci trasmette dalle pagine del suo nuovo libro “Teste e Palloni” (Talenti compiuti e incompiuti nelle testimonianze dei grandi allenatori - Mauro Pagliai Editore, coll. Passaparola, 10 euro). E fa parlare chi di teste e palloni, appunto, se ne intende. Una galleria di allenatori noti, che nella loro vita da tecnici hanno visto giocatori di ogni tipo: dal grande campione che si realizza al massimo, a talenti che invece si fermano molto prima, o che non partono nemmeno. Colpa o merito di chi? O di cosa? Ogni storia è a sé. E ogni allenatore ha le sue strategie e i propri aneddoti da narrare. Fa sorridere pensare, per esempio, al serioso Dino Zoff che si trova a gestire un “talento matto” come Paul Gascoigne, capace di presentarsi completamente nudo: “mi hanno detto che mi cercava e mi sono precipitato, non ho fatto in tempo a vestirmi”; a Mazzone che per ogni ritardo agli allenamenti faceva pagare un obolo, destinato poi a fare beneficenza; a Mondonico che si fa espellere per saltare l’incontro successivo e poter andare ad un concerto dei Rolling Stones; a Tomas Brolin che, nel Parma di Scala, arrivava spesso in ritardo agli allenamenti perché preferiva giocare a golf… Le distrazioni fuori campo non giovano al campione e nemmeno alla squadra, e il classico “genio e sregolatezza” sembra essere una regola. Peccato allora per potenziali fuoriclasse come Maurizio Schillaci, cugino d’arte di Totò, che Zeman descrive come molto più talentuoso del celebre cugino ma che “si perdeva in altre cose fuori dal campo”; o per Simone Inzaghi, fratello del più famoso Pippo, afflitto da un’indolenza tale da non permettergli di arrivare alle vette del successo. La lista delle “occasioni mancate” è lunga, c’è posto anche per quelli che Zaccheroni definisce due “bidoni”: Ivan de la Peña e Gaizka Mendieta che, probabilmente al posto giusto ma al momento sbagliato, non hanno lasciato praticamente traccia dietro di sé. La conclusione di questa interessante panoramica, dove trovano spazio veri campioni come Zola, Baresi, Baggio, la fa, saggiamente, Carolina Morace: “il fuoriclasse è colui che ha colpi di genio; il campione è quello in grado di migliorare la squadra e la prestazione dei singoli”.