TRAMA:
Maria Krause è un medico legale di Copenhagen con un carattere riservato e un passato oscuro: vent'anni prima è stata violentata, è rimasta incinta e ha abortito, ma la sua mente, stravolta dal trauma, si è inventata una figlia immaginaria. Per seguire la sua unica amica, Nkem, Maria decide di trasferirsi con lei a Odense, una cittadina di provincia dove ha sede un istituto di medicina legale e qui si troverà alle prese con l'omicidio di una diciannovenne che è stata strangolata e presenta strane macchie rosse sul collo. Quella ragazza le ricorda inspiegabilmente il frutto della violenza subita...

Questo è considerato il miglior thriller dell'anno secondo la Danish Crime Academy e i casi sono due, o era l'unico in gara o gli altri libri erano illeggibili...confesso che la copertina (e il prezzo) mi hanno fregata!
La trama sarà pure interessante, l'ambientazione e il freddo clima del nord accattivante, ma ciò non è stato sufficiente per invischiarmi nella storia. Lo stile poi è farraginoso e poco scorrevole. Il punto di forza di questo libro doveva essere la protagonista e il suo trauma passato, ma, per me, fino all'ultima pagina questa Maria Krause oltre che risultarmi antipatica, rimane pure un'incognita, un punto interrogativo, onestamente non ho capito il suo modo di fare e reagire alle situazioni, prima s'inventa di avere una figlia, poi fa di tutto per rievocare il brivido, cercando di avere un finto stupro e finisce col dare la caccia a un killer...mah! E questa sua caccia al psicopatico di turno l'ho trovata poco realistica, confusa e mal descritta, l'unico personaggio che ha suscitato il mio interesse era l'assasino e le sue deliranti pagine di diario, peccato per la sua uscita di scena.
In sintesi dieci euro buttati fuori dalla finestra...