E' cicloturismo estremo quello di Rob Lilwall. In un viaggio epico dalla Siberia alla nativa Inghilterra, questo giovane insegnante di geografia ha percorso quasi 60.000 km unicamente via terra (niente aerei, al massimo qualche passaggio via mare): 1138 giorni in sella alla sua bici, ribattezzata Alanis come la cantante Morissette. Il suo diario di viaggio è diventato un libro (“In bici dalla Siberia a casa” di Rob Lilwall, Ediciclo, collana Altre Terre, 19 euro) che ci porta in Siberia, appunto, e poi via in Giappone, Australia, India... fino a casa, a Londra. La malattia della bicicletta, come lui stesso la definisce, lo porta a confrontarsi con climi estremi e luoghi pericolosi, ma anche e soprattutto con se stesso e il suo desiderio di maturare, in un viaggio in solitaria che è anche una sorta di pellegrinaggio spirituale. La sua bici, 60 kg a pieno carico di cibo e di stretto indispensabile, muta compagna di viaggio, si dimostra lo strumento più versatile per questo suo lungo itinerario: 100 km al giorno insieme, l’ha potuta spingere su spiagge selvagge, se l’è messa in spalla per guadare fiumi in mezzo alla giungla, l’ha potuta trasportare su di una canoa. La scrittura di Lilwall, permeata di un sottile humour inglese, ci fa spesso sorridere: da subito scopriamo che non si è allenato affatto per preparare questo viaggio (qualche partitella a badminton dopo lavoro non fa molto testo in previsione di una simile impresa) e che ha tratto grande incoraggiamento da un poster a grandezza naturale del connazionale David Beckam che proclama un ben noto “nothing is impossibile”! Il nostro ciclista siberiano non fa mistero che viaggiare in solitaria gli è spesso pesato;non è stato semplice dover prendere decisioni importanti da solo, sentirsi fragile e vulnerabile a migliaia di km lontano da casa e dalle proprie sicurezze; persino le piccole gioie e soddisfazioni si sono dovute trasformare in mute celebrazioni. Ma ne è valsa la pena. Anche solamente per “la prima ora di bicicletta al mattino. Aria fresca, mente libera, senso di libertà e di destino“. Potere della due ruote. Non a caso, all’inizio di uno dei capitoli, contraddistinti da frasi celebri o semplicemente significative, troviamo questa, di Albert Einstein: “Pensai a quella formula mentre ero in sella a una bicicletta”.