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Tempo di uccidere

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Discussione: Flaiano, Ennio - Tempo di uccidere

  1. #1
    Sud e magia
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    Predefinito Flaiano, Ennio - Tempo di uccidere

    Lo ammetto il titolo ha influenzato la mia scelta. La citazione colta dall'Ecclesiaste non ha trovato resistenza in me. Ho aspettato pagina dopo pagina che decollasse, mi son ritrovato a pagina 312 ancora in attesa. Eppure l'episodio di Mariam, la descrizione della ragazza, il modo in cui... promettevano molto.
    Primo premio Strega della storia, avrà il suo perché, ma io non l'ho capito.

  2. #2
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    Predefinito

    A onor di cronaca anche io l'avevo letto tempo fa e devo dire che pur nella sua complessità mi era piaciuto per quell'aria allucinata che si riscontra in tutto il romanzo. Che è la storia di un soldato italiano durante la guerra di Etiopia che ha una relazione con una donna indigena, che finirà per uccidere. Da lì prenderanno l'avvio molte vicissitudini ed un percorso personale ma anche simbolico di quello che è stato il colonialismo. Pochi sono i libri che parlano di quel periodo e forse la difficoltà della lettura è proprio la mancanza di riferimenti, perchè in questo racconto non ci sono speranze, tutto viene messo a nudo implacabilmente.

  3. #3
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    Predefinito

    Un libro bellissimo.

    Durante un congedo mentre percorre un sentiero nella boscaglia incontra una bella etiope che si sta lavando nuda in uno stagno; la attrae a sé e vinta la sua resistenza la sottomette al suo desiderio di un rapporto sessuale. Dopo l’abuso i due si coricano in una spelonca, durante la notte il tenente, credendo di venire attaccato da un animale spara un colpo di rivoltella che però viene deviato da un masso e colpisce la donna. L’evento casuale lo getta nello sconforto: non sa come agire in quel momento, teme il giudizio altrui, ma al contempo vorrebbe soccorrere la donna; allora fa cessare la sua agonia colpendola a morte. Da qui inizia il dramma psicologico del protagonista, ossessionato dalla paura di essere scoperto e impegnato a sminuire la propria responsabilità e il proprio senso di colpa.

    Quasi surreale la vicenda, ma non è la vicenda la protagonista.
    Nemmeno l'Africa è protagonista, malgrado ci si aspetti che lo sia sempre in un romanzo ambientato in Africa.
    O meglio: c'è tanta Africa, ma quella che non ti aspetti, quella vista e vissuta con gli occhi di un soldato italiano che vorrebbe essere altrove.
    Un'Africa senza senso, dove domina luce bianca e piatta, stanchezza ed indolenza, sia nella foresta che nella città. E la prosa di Flaiano, che potrebbe sembrare priva di pathos ed anch'essa piatta, è in realtà perfetta per trasmettere lo stato d'animo del protagonista.
    Le prime pagine poi sono davvero una rivelazione, che ti proietta in pochissimo tempo nella vera essenza del libro e dell'Africa che descrive.

    Poi diventa un romanzo di introspezione.
    Protagonista di una vicenda allucinante, vittima delle sue paure e delle sue angosce, il tenente italiano attraversa mille stati d'animo: dall'indolenza alla paura, dalla razionalità all'istinto primordiale, dalla speranza alla rassegnazione.

    Tra le mie letture, uno dei più bei libri italiani del dopoguerra.

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