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Gli anni

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Discussione: Woolf, Virginia - Gli anni

  1. #1
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    Predefinito Woolf, Virginia - Gli anni

    Il libro parla della storia della famiglia Pargiter attraverso una cinquantina di anni, dal 1880 agli anni '30. Un famiglia molto inglese, allargata, piena sorelle, di cugini, zii.
    La storia della famiglia nella narrazione procede a balzi, in quanto va avanti appunto per anni, così si ritrovano bambini cresciuti, zii invecchiate sposate ecc...
    Un po' faticoso, visto che i personaggi sono veramente tanti. Alcuni poi appaiono per un periodo brevissimo, e scompaiono per riapparire brevemente verso la fine. Non sono mai pienamente caratterizzati, molto letterali, abbastanza simili l'uno all'altro, i pensieri di uno si confondono con quelli di chiunque altro.
    Non sono riuscita entrare veramente nella storia, nè ad affezionarmi ai personaggi. Ho trovato le conversazioni e le considerazioni veramente troppo inglesi, abbastanza demodè.
    Insomma, mi è sembrato un libro "vecchio", che ha poco da dire. Spezzettato. Nè ho ben capito quale fosse l'idea di fondo della Woolf.
    Nota a favore: le descrizioni, stupende, magistrali.
    Ogni capitolo corrisponde ad un anno e si apre con una descrizione diversa legata alla stagione: quelle parti lì sono veramente delle perle.
    Nel complesso un libro che non mi è piaciuto e mi ha annoiato.
    Voto: 2/5

    Francesca
    Ultima modifica di Minerva6; 05-24-2012 alle 01:46 PM.

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  • #2
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    correggere cognome autrice, please...

  • #3
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    Predefinito

    Devo ammettere che questo è il primo romanzo della Woolf, scrittrice che amo profondamente e con cui sono sempre riuscita a entrare in empatia, che mi ha messo un po’ in difficoltà. Si tratta di un’opera molto “cerebrale”, la cui gestazione è stata parecchio complessa (nato con l’idea di analizzare “la vita sessuale delle donne”, il nucleo originario ha dato origine a due diverse opere, di cui una è appunto Gli anni, l’altra Le ghinee, che non è un romanzo ma un saggio)
    Ho amato i flussi di coscienza di Gita al faro o La signora Dalloway, sono stata sorpresa e conquistata dall’ironia e dalla freschezza di Orlando, mi ha colpito la lucidità di Una stanza tutta per sé e ho semplicemente adorato lo sperimentalismo de Le onde. Con Gli anni, lo ammetto, ho faticato. Perchè?
    La difficoltà di questo romanzo risiede nello stile, abbastanza ostico. Come suggerisce il titolo (quello definitivo, frutto di una scelta seguita a molteplici ripensamenti) la vicenda è suddivisa in capitoli ognuno dei quali fa capo a un anno, del quale vengono raccontati però solo uno o due giorni, brevissimi estratti dall’esistenza di personaggi differenti. La narrazione è quindi una mera giustapposizione di piccoli eventi, solo alcuni realmente significativi. Lo stile è frammentato, a volte farraginoso: non sono concesse spiegazioni ai fatti, “le trame si intrecciano senza unirsi in un unico disegno coerente, ricche soprattutto di vuoti informativi”, l’intero romanzo è un continuo susseguirsi di istanti. Si susseguono i personaggi, le ambientazioni, le prospettive sempre diverse.
    È indubbio che vi sia una notevole bellezza insita nei singoli passaggi, ma sembra mancare un disegno complessivo, una meta verso cui tutto converge. La verità è che lo scopo del romanzo è proprio raccontare una società in crisi, in evoluzione, in cerca di una nuova identità. A essere narrato infatti non è solo il lento declino dei Pargiter, famiglia alto borghese, ma il disfacimento dell’intera società patriarcale e patriottica che fino a quel momento aveva dominato incontrastata. In particolare, com’era nell’intento originario, è la figura della donna che viene analizzata in rapporto alle trasformazioni economiche, sociali, politiche. I personaggi più importanti sono tutti femminili (a eccezione del solo Nicholas, che entra in scena non prima di metà libro e non fa parte della famiglia) e sono tutti degli eccentrici: rappresentano cioè delle alternative alla società tradizionalmente intesa (nè Eleonor nè Sara sono sposate, ad esempio). E in effetti tutto il romanzo è attraversato da questa tensione “tra il momento presente e il progetto di un mondo futuro”, un “mondo nuovo” nel quale l’ottimista Eleonor non smette fino alle fine di sperare. Mi sono piaciuti molto, moltissimo, tutti i passaggi che hanno Eleanor per protagonista, in lei ho percepito quelle “vibrazioni” per cui ho sempre amato la Woolf.
    D’altra parte bisogna pure ammettere che man mano che la lettura prosegue, il senso di straniamento si riduce: le descrizioni si fanno meno frammentarie, i personaggi interagiscono tra loro e, scambiandosi opinioni, condividendo fra loro paure e speranze, costruiscono quella “storia” che fino quel momento l’autrice ci ha negato.
    Non posso dire che sia stata una lettura realmente piacevole, ma sicuramente lo “studio” di questo romanzo fatto a posteriori, attraverso la postfazione e alcune illuminate recensioni, mi hanno aiutato a comprenderlo ed apprezzarlo un po’ di più.

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