“Man, you cannot be serious!”. Wimbledon, 1981: John McEnroe, il “supermoccioso” del tennis dell’epoca, apostrofa con queste parole il giudice di sedia di turno, colpevole di aver chiamato fuori una palla che, a sentire McEnroe, invece era dentro. Poi scaglia a terra la sua Wilson Pro Staff (fatta di legno, siamo ancora ben lontani dalle racchette in carbonio) e si porta a casa la prima di un’infinita serie di multe: a fine carriera ammonteranno a circa 80.000 dollari, una cifra che dice molto sulla difficoltà di gestire la rabbia di questo tennista. E’ lui stesso a parlarci di questo, e della sua vita intensa anche fuori dallo sport, nel libro “Non puoi dire sul serio” (di John McEnroe, con James Kaplan, Piemme, 18,50 euro). Numero uno al mondo per ben quattro anni di seguito (1981-1984) nel momento di maggior splendore che il tennis abbia mai vissuto, il mancino newyorchese McEnroe ha faticato a gestire il suo talento e la sua fama, rendendosi protagonista di episodi a volte divertenti, a volte poco edificanti. Come quel 5 novembre del 1989, contro Boris Becker nella semifinale del torneo Indoor di Parigi: il tennista tedesco tossiva spesso nei momenti di nervosismo e McEnroe, stizzito, gli fece il verso per buona parte dell’incontro, attirandosi i fischi e gli insulti del pubblico e finendo col perdere l’incontro. E perdere non solo non gli è mai piaciuto, ma ne ha sempre avuto il sacro terrore. Tutto ciò non gli ha impedito di vincere, e di vincere tanto nella sua carriera: 77 tornei di singolo, 77 di doppio, ancora oggi è suo il primato maschile di titoli conquistati. E pensare che il tennis non è stato mai la grande passione della sua vita: ha sempre preferito gli sport di squadra, come la pallacanestro, che lo facevano sentire meno “solo” nel campo da gioco. “Mi chiedono perché mi arrabbio tanto: la solitudine in campo è una delle ragioni principali. Sono solo, allo sbaraglio e lotto fino alla morte”, con quel fuoco interiore che lo accompagna ancora adesso, che, appesa la racchetta al chiodo per raggiunti limiti d’età, è diventato un bravo commentatore sportivo, è stato capitano della squadra americana di Coppa Davis ed è padre di sei figli. John McEnroe, fuori dal campo di tennis, gioca ancora a rete.