Difficile immaginarsi che una storia che inizia con due pallottole nella mano destra possa essere una bella storia. E invece lo è. Ed è la lunga storia di Alessandro "Sandro" Gamba, giocatore di basket negli anni 50, gli anni in cui questo sport in Italia si chiamava solo pallacanestro. Dieci volte campione d'Italia, Gamba è stato capitano della nazionale ai Giochi olimpici di Roma 1960; nel 1965 diventa allenatore, e guida squadre come l'Olimpia Milano (10 scudetti in 13 anni), il Varese, il Torino e la Virtus Bologna. Insieme al giornalista Vanni Spinella ci racconta la sua vita nel libro "Il mio basket" (Baldini&Castoldi, Le Boe, 16,50 euro), uscito da poco per festeggiare i suoi ottant'anni. Quindi, dicevamo: capita di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. E’ il 25 aprile 1945, Milano, sparatoria tra fascisti e partigiani. Gamba è un ragazzino di 13 anni e sta giocando a calcio sotto casa, con i suoi amici. La sfortuna fa sì che si becchi due pallottole nella mano destra; la fortuna invece fa sì che un medico illuminato gli suggerisca di dedicarsi alla pallacanestro per riabilitare la sua povera mano, destinata all'amputazione. Mai scelta fu più azzeccata: Gamba diventa prima un bravo giocatore, ambidestro come pochi; poi sarà un ottimo allenatore, tanto che, nel 2006, entrerà di diritto nella Hall of Fame di basket americana, il maggior tributo cui un tecnico possa aspirare. Ma questo libro non è solo la biografia di una vita e una carriera sportiva. È anche una raccolta di aneddoti a volte buffi, a volte divertenti, spesso sorprendenti. Come quando ci racconta chi inventò il gesto, ora più che consueto, dell’indice puntato in segno di ringraziamento, a canestro fatto, verso il compagno che ha fornito l’assist: Dean Smith, ex giocatore e uno dei più famosi coach statunitensi. O come quando, dopo le Olimpiadi di Roma del 1960, la Nasa lo contattò perché risultava essere un candidato perfetto per diventare astronauta. Oppure quando, nel 1966, per festeggiare Milano sul tetto d'Europa con il calcio (l'Inter) e con il basket (l’Olimpia), si organizzò un evento molto speciale: due partite, una di calcio e una di pallacanestro. Inter vs Olimpia e Olimpia vs Inter: la prima finisce 17 a 3; la seconda "moltissimo a poco", per usare le stesse parole di Gamba. La vita di questo grande uomo di sport da sempre ha avuto a che fare con il mondo del basket a stelle e strisce: fu il primo ad andare negli Stati Uniti, negli anni sessanta, a studiare the American way di fare pallacanestro, a scoprire talenti da portare in Italia (come Doug Moe, che nella stagione 1965/66 segnò ben 674 punti con la maglia del nostro Petrarca Padova), a studiare le primissime basi di psicologia dello sport, ad analizzare altri sport come il baseball, il nuoto, l’atletica, per trarre nuovi spunti ed innovare il suo sport. Ad importare le calze tubolari che da noi ancora non esistevano. Erano decisamente altri tempi; quelli in cui i nostri giocatori indossavano le scarpe Superga per giocare. Sembrano passati anni luce. Quella luce che Sandro Gamba ha ancora, brillante, negli occhi.