Non è un drago in matematica, se lo dice da sola, ma il suo calcolo è, se non esatto, molto prossimo al vero: 200 mila tuffi. Tanti ne ha fatti Tania Cagnotto nella sua carriera. Figlia e nipote d'arte che più non si può (il padre, Giorgio Cagnotto, torinese, è stato il miglior tuffatore italiano di tutti i tempi insieme a Klaus Dibiasi ed è il suo allenatore; la madre, Carmen Casteiner, bolzanina, è stata campionessa italiana negli anni settanta; il nonno, Otto Casteiner, è stato il primo campione italiano dalla piattaforma, nel 1932) si appresta ad affrontare a 27 anni la sua quarta ed ultima, dice, Olimpiade. In questo libro scritto a quattro mani con il giornalista Stefano Bizzotto ("Che tuffo, la vita!", Lìmina Edizioni, 16 euro) la tuffatrice di punta della nazionale italiana ci racconta com'è arrivata ad essere una delle atlete numero uno al mondo e ci apre una finestra nel mondo di una disciplina sconosciuta a molti, ma che, grazie a Tania ed ai suoi successi, ha avuto negli ultimi anni una notevole visibilità. I genitori hanno cercato, da piccola, di tenerla lontana dalla piscina, ma senza successo: lo sci non l'appassionava, il tennis nemmeno. A lei piaceva l'acqua e allora via, a bordo vasca, a imitare gli atleti allenati da papà Giorgio. Il suo metro e sessanta d'altezza e la sua muscolatura flessuosa la rendono adattissima ai tuffi, in cui conta sì la forza, ma di più la leggerezza e l'elasticità. Quello che all'inizio sembra un gioco diventa presto un'attività a tempo pieno: la giovane Cagnotto si distingue subito e comincia a mietere successi nei circuiti giovanili europei e mondiali, tra il 1999 e il 2001, portando a casa medaglie importanti. Requisito fondamentale per diventare un buon tuffatore? "Il coraggio." E coraggio, Tania Cagnotto, ne ha da vendere. Perché ne è necessaria una buona dose per gettarsi dai 10 metri della piattaforma e fare il proprio ingresso in acqua a 60/70 chilometri orari; e per affrontare un'Olimpiade, la sua prima, ad Atene, a soli 15 anni; e trovarsi sola, a Houston, nel bel mezzo dell'uragano Rita (nel 2005, durante il suo anno di campionato americano NCAA). Insomma, Tania Cagnotto non è una che si dà per vinta. Lo ha dimostrato con i suoi successi mondiali, a partire dal bronzo di Montreal (2005), prima medaglia italiana femminile in questo circuito, fino ad arrivare all'altro bronzo di Shangai (2011), ottenuto dopo un brutto incidente in motorino, che non solo non l'ha fermata ma sembra averle rinnovato l'entusiasmo. C'è tutta la sua semplicità di ragazza in questa autobiografia: i fidanzati, prima due colleghi tuffatori e, finalmente, una persona “normale”, estranea alla piscina; i vezzi, come la pelle di daino rosa o viola, inseparabile accessorio a bordo vasca; le amiche di una vita, che l’accompagnano in giro per il mondo. Una vita affrontata come un tuffo: con eleganza, classe, senza chiasso. "Il più bel tuffo? Spero debba ancora riuscirmi." Ce lo auguriamo anche noi. E speriamo che sia un tuffo olimpico: a Londra 2012.