(da IBS) Il libro di Sciascia è stato scritto "a caldo" nel 1978. Mentre, in una gara di codardia, i politici italiani, nonché i giornalisti, si affannavano a dichiarare che le lettere di Moro dalla prigionia erano opera di un pazzo o comunque prive di valore perché risultanti da una costrizione, Sciascia si azzardò a "leggerle".

Tutti conosciamo, almeno a grandi linee, il "caso Moro", e con questo saggio Sciascia non pretende di aggiungere nulla di nuovo a tutto ciò che era stato detto e scritto in quei giorni. Eppure lo fa. Nonostante abbia scritto l'opera a " caldo", senza ulteriori notizie, senza nuove indagini, pone l'accento sulle "zone d'ombra" che gli sembra di scovare, studiando soprattutto le lettere di Moro.
Anche io pensavo di saperne abbastanza sul caso Moro e invece ho divorato questo saggio, incuriosita sempre più dalla prosa di quello che è uno dei miei autori preferiti.
Consiglio il libro a chi ama la storia del nostro paese e vuole andare oltre i manuali ufficiali e forse così, come scrive nelle ultime righe Sciascia, citando Jeorge Luis Borges: “Il lettore, inquieto, rivede i capitoli sospetti e scopre un’altra soluzione, la vera”.