Volete saperne di più sullo scandalo scommesse che ha coinvolto il mondo del calcio e che, anche in questi giorni, è sulle prime pagine di tutti i giornali? Bene, questo allora è il libro che fa per voi. "Pallone criminale" (Ponte alle Grazie, 14 euro) è il risultato di un'inchiesta di due giornalisti, Simone Di Meo e Gianluca Ferraris, che di criminalità organizzata e Scommessopoli se ne intendono bene: entrambi hanno seguito dall'inizio le indagini relative alle infiltrazioni delle mafie nel mondo dell'azzardo e in quello del calcio in particolare. Fra le loro pagine troviamo tutti gli ingredienti che farebbero il successo di una fiction televisiva: le mafie, di ogni specie, anche quelle che vengono da lontano, dall'Asia in particolare; il riciclaggio di denaro sporco, motore di tutto insieme al desiderio di potere e di affermazione sociale; calciatori che si vendono per la brama di soldi facili; ultras coinvolti; orribili morti sospette... Peccato che davvero non sia una fiction. Peccato che sia una cruda, reale fotografia, del nostro calcio di oggi. I quattro capitoli in cui è suddiviso questo libro ci offrono una panoramica a 360 gradi del problema. Si parte con il calcioscommesse. Alle spalle di circa 70 partite in odore di combine, fra le quali troviamo anche Padova-Atalanta del 26 marzo 2011, c'è una complessa rete organizzativa che ha radici all'estero ma rami ben sviluppati nel nostro paese. Le indagini parlano di 120 indagati, molti dei quali calciatori, sui quali si concentra, ovviamente, l'attenzione dei media: l'autorete di Andrea Masiello (fra i titoli dei quotidiani anche in questi giorni) in Bari-Lecce del 15 maggio 2011, ne è un chiaro esempio e infatti spopola su Youtube. Si prosegue con i legami pericolosi, con le mafie di tutt'Italia. Che amano il calcio e lo usano per rafforzare il loro potere e prestigio. Niente di meglio quindi che mostrarsi in pubblico con un inconsapevole Mario Balotelli, in un improvvisato "criminal tour" nel quartiere Scampia di Napoli. Da qui a voler mettere le mani sui club, il passo è breve. I motivi? Di nuovo la ricerca della popolarità e di nuovo l'uso del mondo del calcio come una sorta di "lavatrice", per ripulire il denaro sporco delle cosche. Il quadro si completa con tutto ciò che è l'indotto del calcio: il merchandising, i rapporti con gli ultras, i vivai, gli stadi, la tratta dei baby calciatori africani. Alla fine di questo libro, non stupisce più niente. Nemmeno leggere di Rino Foschi, direttore sportivo del Palermo, che riceve a casa un pacco con una testa d'agnello mozzata: pensiero di Natale di Cosa Nostra, che, siamo nel 2007, tentava di mettere le mani sul più importante club siciliano. Sembra una scena tratta dal film "Il Padrino". E invece è la triste realtà del pallone, malato, italiano. Che tristezza.