Divagazioni sull'arte di correre.

Fabrizio Pistoni è uno a cui piace far fatica. Classe 1963, d'Ivrea, nella sua vita sportiva ha fatto di tutto, e tutto di estremo: discesa di canoa fluviale, rafting, triathlon, sci alpinismo; ha anche partecipato ad un'edizione del Camel Trophy, nel 1998. Poi, per conciliare gli impegni di lavoro e familiari (è sposato ed ha due bimbi) ha pensato bene di dedicarsi alla corsa lunga. Lunga, non poteva essere altrimenti per uno come lui. Questo suo libro ("Elogio del limite. Sogna in grande e osa fallire. Divagazioni sull'arte di correre", Ediciclo editore, 14,50 euro) è il diario di una delle sue imprese: la partecipazione, nel 2010, al Tor des Géants, una gara di endurance fra le montagne della Valle d'Aosta, le sue montagne. Questo Giro dei Giganti (tale è la traduzione dal dialetto valdostano) è un anello di 330 km e 24.000 metri di dislivello che è necessario concludere in un massimo di 150 ore. Una prova di forza per i 500 atleti che ogni anno, in settembre, tentano di portarla a termine. Una prova che non premia chi arriva primo, secondo o terzo: premia chi arriva, chi la finisce. E Pistu, così lo chiamano gli amici, è arrivato al traguardo: ventesimo. Bella la cronaca di questa sua gara che, oltre ad essere un'estenuante prova fisica, è anche una sorta di viaggio dentro se stesso. "Sono solo un matto fra tanti" è il suo pensiero iniziale. Matto perché, in fondo in fondo, non riesce a trovare un evidente perché a questo suo mettersi alla prova: è il succedersi delle sensazioni che lo accompagnano durante tutta la gara che racchiude questo perché. E noi che leggiamo non riusciamo a fare a meno di camminare, correre, arrancare a volte, fermarci a tirare il fiato insieme a lui. E viviamo nella sua testa, con i suoi pensieri che spaziano dalla natura che lo circonda alla famiglia che lo aspetta a casa, dal ricordo di un vecchio amico che non c'è più al piacere di conoscere nuove persone, compagni di cammino, anche solo per pochi minuti. Lo seguiamo di giorno, fra una mucca solitaria che si mangia le bandierine che delimitano i sentieri di gara; siamo con lui la notte, quando l'oscurità e a volte la pioggia lo riempiono dei pensieri più cupi. Non c'è quasi mai spazio per le lamentazioni e lo scoramento: Pistoni ci conduce, con una scrittura leggera e sempre pervasa di sana ironia, verso l'idea della corsa come mezzo per arrivare alla felicità. Una felicità magari piccola, fatta di tanti momenti duri e altri di esaltazione pura. Ce lo dice così: "perché ho la sensazione di essere l'uomo più felice della Terra, mentre nei fatti sono solo uno che corre in montagna?". Con lui, a contendersi i chilometri e i saliscendi, personaggi buffi e ben delineati, comprimari che non fatichiamo ad immaginare: la "divina" RFMF (Ragazza Francese Molto Forte), con cui condividerà qualche pasto e molta competizione; Marito Silente e Moglie Loquace, la strana coppia con cui si troverà a fare qualche chilometro notturno; Piccolo Satana, l'ultimo concorrente superato prima dell'arrivo... Questo di Pistoni è un bel libro godibile anche da chi non ha mai messo le scarpe da corsa. Anzi: fa venire voglia di metterle ed uscire a farsi una corsetta. Se questa è la chiave per un piccolo assaggio di felicità, vale la pena di provare.